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28 Agosto 2026

Vaccino antitumorale a mRNA: i dati promettenti di Moderna e Merck

Moderna e Merck hanno annunciato risultati promettenti per il loro vaccino antitumorale a mRNA. Scopri come questa tecnologia sta cambiando la lotta contro il cancro.

Vaccino antitumorale a mRNA: i dati promettenti di Moderna e Merck

La lotta contro il cancro ha compiuto un passo da gigante grazie alla tecnologia dell’mRNA. Moderna e Merck hanno annunciato risultati promettenti per il loro vaccino antitumorale personalizzato, che utilizza la stessa tecnologia dei vaccini contro il COVID-19. Questo avanzamento potrebbe rivoluzionare la terapia contro il cancro, offrendo nuove speranze ai pazienti.

Il vaccino, chiamato intismeran autogene è stato sviluppato per trattare il melanoma e ha dimostrato di ridurre il rischio di recidiva e diffusione del tumore. Ma come funziona esattamente e quali sono le implicazioni per il futuro della medicina?

Come funziona il vaccino a mRNA contro il cancro

Il vaccino antitumorale a mRNA è un esempio di terapia personalizzata che sfrutta le mutazioni uniche del tumore di ogni paziente. Il processo inizia con una biopsia del tumore, da cui viene estratto il DNA. Questo DNA viene poi sequenziato e confrontato con quello delle cellule sane del paziente per identificare le mutazioni specifiche del tumore.

Un algoritmo di machine learning seleziona fino a 34 neoantigeni che sono proteine anomale prodotte dalle mutazioni del tumore. Questi neoantigeni vengono poi codificati in una molecola di mRNA sintetico, che viene incapsulata in nanoparticelle lipidiche. Il preparato viene iniettato per via intramuscolare, e le cellule del paziente leggono l’mRNA per produrre i frammenti proteici corrispondenti ai neoantigeni. Questi frammenti vengono poi esposti al sistema immunitario, che genera linfociti T citotossici specifici per quel tumore.

La combinazione con pembrolizumab

Il vaccino non viene somministrato da solo, ma in combinazione con pembrolizumab un inibitore del checkpoint immunitario PD-1 già approvato per il trattamento del melanoma. Pembrolizumab blocca il segnale PD-1 con cui le cellule tumorali disattivano i linfociti T, permettendo al sistema immunitario di attaccare le cellule tumorali.

La combinazione di questi due farmaci ha dimostrato di essere più efficace di ciascun farmaco somministrato da solo. In uno studio clinico di fase 3, il vaccino ha ridotto il rischio di recidiva e diffusione del melanoma, offrendo nuove speranze ai pazienti.

I risultati dello studio clinico

Lo studio clinico di fase 3, chiamato INTerpath-001 ha coinvolto pazienti con melanoma cutaneo in stadio IIB-IV completamente asportato chirurgicamente. I risultati hanno dimostrato che il vaccino ha centrato sia l’endpoint primario di sopravvivenza libera da recidiva (RFS) sia l’endpoint secondario chiave di sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS).

Dopo un anno e mezzo, il 78,6% dei pazienti che avevano ricevuto il vaccino insieme a pembrolizumab era ancora libero da recidiva, rispetto al 62,2% dei pazienti che avevano ricevuto solo pembrolizumab. Questi risultati sono stati presentati al congresso ASCO del 2026 e hanno suscitato grande entusiasmo nella comunità scientifica.

Le implicazioni per il futuro della medicina

I risultati promettenti del vaccino antitumorale a mRNA aprono nuove possibilità per il trattamento di altri tipi di cancro. Moderna e Merck stanno già conducendo studi per valutare l’efficacia della strategia contro tumori del polmone, del rene e della vescica.

Questa tecnologia rappresenta un passo avanti significativo nella lotta contro il cancro, offrendo una terapia personalizzata che sfrutta le mutazioni uniche del tumore di ogni paziente. Tuttavia, ci sono ancora molte domande aperte e ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere appieno il potenziale di questa terapia.

Un altro aspetto interessante è l’uso di integratori alimentari a base di lievito per rafforzare le difese immunitarie. Ricercatori del Trinity College Dublin e dell’University College Dublin hanno scoperto che un integratore alimentare a base di lievito può rafforzare alcune difese immunitarie coinvolte nel contrasto ai tumori. Questo approccio potrebbe essere un complemento utile alle terapie oncologiche tradizionali.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.