Un ampio studio longitudinal ha seguito 3.093 adulti negli Stati Uniti per quattordici anni, raccogliendo dati su passi giornalieri mediante dispositivi Fitbit e su pressione arteriosa. L’obiettivo era capire se il semplice atto di camminare potesse influenzare attenzione, memoria e capacità decisionali. I partecipanti, di età compresa tra 18 e 93 anni (media circa 58 anni), hanno inoltre fornito campioni per valutare la pressione sistolica e diastolica.
Passi giornalieri e risultati cognitivi
Il team di ricerca ha suddiviso il campione in tre gruppi in base al numero medio di passi: circa 5.100, 8.900 e 14.200 al giorno. Gli individui appartenenti ai gruppi più attivi hanno registrato punteggi superiori nei test di cognizione soprattutto per quanto riguarda la capacità di mantenere l’attenzione sostenuta, di filtrare le distrazioni e di preferire ricompense differite rispetto a quelle immediate. Dopo aver corretto per età, istruzione, reddito e altre variabili, le differenze sono rimaste statisticamente significative, seppur di modesta entità.
Dettagli sui test cognitivi
Le prove includono: un compito di vigilanza continuativa, una prova di controllo delle interferenze, una valutazione delle preferenze di ricompensa a breve vs. lungo termine, e un test di riconoscimento delle emozioni facciali. Solo l’ultima di queste non ha mostrato variazioni rilevanti tra i tre gruppi di attività.
Pressione sanguigna e legami con le prestazioni mentali
Parallelamente ai dati sul movimento, è stata analizzata la pressione sanguigna. Un valore più alto di pressione sistolica è risultato associato a una leggera riduzione delle performance nel compito di scelta delle ricompense, mentre la pressione diastolica non ha mostrato correlazioni significative. Gli autori stimano che la pressione sistolica possa spiegare circa il 5 % della relazione tra passi e scelte di ricompensa, ma sottolineano che questo non implica causalità.
Le possibili cause di questo legame includono un miglior metabolismo del glucosio, una riduzione dell’infiammazione e una maggiore plasticità cerebrale, ipotesi che il presente studio non ha potuto verificare direttamente.
Limiti dello studio e spunti per future ricerche
È importante ricordare che l’indagine è di tipo osservazionale: i dati cognitivi sono stati raccolti una sola volta, perciò non è possibile affermare se le capacità mentali siano migliorate o peggiorate nel tempo. Inoltre, fattori come fumo, obesità o differenze culturali non sono stati inclusi nell’analisi, e il campione era prevalentemente composto da persone bianche, donne e con almeno una certa istruzione, limitando la generalizzabilità dei risultati. Gli autori suggeriscono che future ondate del progetto “All of Us” potrebbero consentire valutazioni cognitive ripetute per verificare l’effetto a lungo termine dell’attività fisica sulla mente.



