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30 Agosto 2026

Settore energetico italiano a rischio: l’appello dei petrolieri al governo

I petrolieri italiani lanciano un allarme: nuove tasse sul settore potrebbero compromettere gli investimenti e aumentare la dipendenza dalle importazioni di prodotti raffinati.

Settore energetico italiano a rischio: l'appello dei petrolieri al governo

Il settore petrolifero italiano è in allarme. In una lettera inviata alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Ambiente e della sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, l’Unem, l’associazione che rappresenta le principali imprese italiane del settore, ha messo in guardia contro i rischi di ulteriori prelievi fiscali.

Secondo l’Unem, nuove tasse sul comparto petrolifero, come quelle sugli extraprofitti potrebbero drenare la capacità di investimento e disincentivare le operazioni in Europa. Questo, in un contesto in cui i grandi gruppi internazionali stanno già valutando di destinare nuovi investimenti in aree del mondo più competitive.

La crisi energetica e la capacità di raffinazione

L’Unem sostiene che la criticità dei mercati energetici non è dovuta a una carenza di greggio, ma a un insufficiente livello di capacità di raffinazione in Europa. Secondo l’associazione, la politica energetica degli ultimi dieci anni ha privilegiato la decarbonizzazione a scapito della sicurezza degli approvvigionamenti, contribuendo alla chiusura di impianti di raffinazione e aumentando la dipendenza dalle importazioni di prodotti finiti.

La raffinazione italiana ha già subito l’aumento dell’Irap introdotto con il decreto 21 del 20 febbraio 2026. Nonostante ciò, i prezzi industriali nei primi sette mesi dell’anno sono risultati inferiori alla media europea. Il settore ha contribuito con circa un miliardo di euro in meno rispetto alla media europea, ma i margini di raffinazione nell’area mediterranea sono stati ridotti, con un margine lordo medio di 4,6 dollari al barile da gennaio 2026 a luglio 2026.

Le conseguenze di nuove tasse

Secondo Gianni Murano, presidente dell’Unem, il settore ha bisogno di un quadro regolatorio stabile e prevedibile. Gli investimenti nella conversione industriale richiedono orizzonti temporali lunghi e non possono convivere con misure che aumentano l’incertezza o penalizzano la capacità di investimento delle imprese.

Murano spiega che la raffinazione è un settore ciclico, che passa da periodi di margini negativi a periodi di margini positivi. Intervenire nei periodi positivi potrebbe spingere gli operatori internazionali a investire altrove, in un momento in cui ci sarebbe bisogno di investimenti per trasformare le raffinerie e accompagnare la transizione energetica.

Il dibattito politico

Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha criticato la tassazione degli extraprofitti, definendola una storia di fallimenti. Tajani sostiene che tali tasse distorcono gli investimenti e rischiano di accelerare la deindustrializzazione dell’Europa.

Tajani ha espresso il suo sostegno a un metodo di dialogo e accordo con le compagnie petrolifere, come quello che ha permesso di coprire le spese fino al 5 settembre 2026. Secondo Tajani, il concetto di extraprofitto è vago e non può essere deciso da burocrati. Egli ritiene che le tasse sui profitti esistenti siano sufficienti e che nuove tasse potrebbero danneggiare le aziende italiane e ripercuotersi sui cittadini.

Forza Italia propone di estendere l’aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro, ridurre le tasse sulle tredicesime e introdurre una flat tax premiale per chi produce di più. Tajani sostiene che ridurre le tasse può aumentare i consumi, la produzione e le entrate dello Stato, seguendo una visione liberale dell’economia.

Autore

Edoardo Vitali

Edoardo Vitali ha coordinato la copertura della ristrutturazione del mercato ittico di Palermo, sostenendo la linea editoriale sulla trasparenza fiscale. Capo redattore economia, porta in redazione un tratto pragmatico e un dettaglio personale: conserva ancora taccuini degli incontri in Sala delle Lapidi.