Il settore petrolifero italiano è in allarme. In una lettera inviata alla premier Giorgia Meloni e al ministro dell’Ambiente e della sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, l’Unem, l’associazione che rappresenta le principali imprese italiane del settore, ha messo in guardia contro i rischi di ulteriori prelievi fiscali.
Secondo l’Unem, nuove tasse sul comparto petrolifero, come quelle sugli extraprofitti potrebbero drenare la capacità di investimento e disincentivare le operazioni in Europa. Questo, in un contesto in cui i grandi gruppi internazionali stanno già valutando di destinare nuovi investimenti in aree del mondo più competitive.
La crisi energetica e la capacità di raffinazione
L’Unem sostiene che la criticità dei mercati energetici non è dovuta a una carenza di greggio, ma a un insufficiente livello di capacità di raffinazione in Europa. Secondo l’associazione, la politica energetica degli ultimi dieci anni ha privilegiato la decarbonizzazione a scapito della sicurezza degli approvvigionamenti, contribuendo alla chiusura di impianti di raffinazione e aumentando la dipendenza dalle importazioni di prodotti finiti.
La raffinazione italiana ha già subito l’aumento dell’Irap introdotto con il decreto 21 del 20 febbraio 2026. Nonostante ciò, i prezzi industriali nei primi sette mesi dell’anno sono risultati inferiori alla media europea. Il settore ha contribuito con circa un miliardo di euro in meno rispetto alla media europea, ma i margini di raffinazione nell’area mediterranea sono stati ridotti, con un margine lordo medio di 4,6 dollari al barile da gennaio 2026 a luglio 2026.
Le conseguenze di nuove tasse
Secondo Gianni Murano, presidente dell’Unem, il settore ha bisogno di un quadro regolatorio stabile e prevedibile. Gli investimenti nella conversione industriale richiedono orizzonti temporali lunghi e non possono convivere con misure che aumentano l’incertezza o penalizzano la capacità di investimento delle imprese.
Murano spiega che la raffinazione è un settore ciclico, che passa da periodi di margini negativi a periodi di margini positivi. Intervenire nei periodi positivi potrebbe spingere gli operatori internazionali a investire altrove, in un momento in cui ci sarebbe bisogno di investimenti per trasformare le raffinerie e accompagnare la transizione energetica.
Il dibattito politico
Il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha criticato la tassazione degli extraprofitti, definendola una storia di fallimenti. Tajani sostiene che tali tasse distorcono gli investimenti e rischiano di accelerare la deindustrializzazione dell’Europa.
Tajani ha espresso il suo sostegno a un metodo di dialogo e accordo con le compagnie petrolifere, come quello che ha permesso di coprire le spese fino al 5 settembre 2026. Secondo Tajani, il concetto di extraprofitto è vago e non può essere deciso da burocrati. Egli ritiene che le tasse sui profitti esistenti siano sufficienti e che nuove tasse potrebbero danneggiare le aziende italiane e ripercuotersi sui cittadini.
Forza Italia propone di estendere l’aliquota Irpef del 33% fino a 60mila euro, ridurre le tasse sulle tredicesime e introdurre una flat tax premiale per chi produce di più. Tajani sostiene che ridurre le tasse può aumentare i consumi, la produzione e le entrate dello Stato, seguendo una visione liberale dell’economia.



