Salta al contenuto
2 Luglio 2026

Server privati e pirateria: il dibattito su AB 1921 e la posizione dell’ESA

L'Entertainment Software Association ha etichettato i server privati come pirateria, influenzando il destino di AB 1921 in California. Scopri perché questa definizione è controversa e cosa significa per i giochi online.

Server privati e pirateria: il dibattito su AB 1921 e la posizione dell'ESA

In un dibattito acceso in California, l’Entertainment Software Association (ESA) ha definito i server privati come una forma di pirateria una posizione che ha avuto un impatto significativo sul destino della proposta di legge AB 1921. Conosciuta anche come Protect Our Games Act questa legge mirava a garantire che i giochi dipendenti dai server non sparissero improvvisamente quando i publisher decidono di chiuderli.

La proposta prevedeva un preavviso di 60 giorni e obbligava gli editori a offrire una delle tre soluzioni: una versione ancora giocabile, una patch oppure un rimborso. La legge era stata approvata dall’Assembly con 43 voti favorevoli e 16 contrari, ma si è arenata al Senato statale per un solo voto, con quattro membri della commissione astenuti.

La posizione dell’ESA e la controversia sui server privati

Durante l’audizione, il deputato Chris Ward ha citato i server gestiti dalla community come una possibile soluzione per mantenere vivi i giochi dopo la fine del supporto ufficiale. Tuttavia, la risposta dell’ESA è stata netta: secondo l’associazione, quei server non sarebbero affiliati agli editori e non garantirebbero gli stessi standard di sicurezza e moderazione.

Il punto tecnico, però, è più complesso di quanto suggerisca l’etichetta di pirateria. Minecraft tramite Mojang mette a disposizione un file Java dedicato per creare server privati e documenta pubblicamente la procedura. Anche Valve distribuisce strumenti come SteamCMD e server dedicati per molti giochi, permettendo agli utenti di ospitare partite su hardware proprio o su VPS.

La distinzione tra strumenti ufficiali e pirateria

Chiamare pirateria ogni server privato cancella la differenza tra strumenti ufficiali, conservazione dei giochi e vere violazioni del copyright. Questa distinzione diventa centrale se si guarda al mercato PC: titoli come PalworldValheimARK: Survival Ascended e Counter-Strike 2 includono o supportano strumenti ufficiali per server dedicati.

Nel caso di Minecraft lo stesso ecosistema che continua ad allargarsi con progetti paralleli, come l’arrivo di Minecraft Dungeons 2 anche su Switch 2 mostra quanto la gestione della community resti parte integrante della longevità del franchise.

I report Notorious Markets e la posizione dell’U.S. Trade Representative

L’ESA ha richiamato anche i report Notorious Markets dello U.S. Trade Representative nei quali alcuni server privati erano stati indicati come hub di violazione del copyright. Quei casi, però, riguardavano server non ufficiali di World of Warcraft come Warmane e Firestorm usati per aggirare l’abbonamento di Blizzard.

Il nodo resta quindi la differenza tra reverse engineering non autorizzato e distribuzione di strumenti ufficiali. Mojang non può violare la propria proprietà intellettuale rilasciando un server ufficiale, mentre Blizzard non ha mai pubblicato un’infrastruttura equivalente per World of Warcraft. La formulazione di AB 1921 non obbligava i publisher ad aprire codice o backend proprietari: tra le opzioni c’era proprio il rilascio di strumenti ufficiali.

La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio sulla proprietà digitale, già toccato in California da AB 2426, che impone maggiore chiarezza quando un acquisto digitale è in realtà una licenza. Per i giochi sempre online, il conflitto è ormai evidente: il publisher vuole conservare controllo e responsabilità sull’infrastruttura, mentre i giocatori chiedono che un prodotto pagato non diventi inutilizzabile appena i server vengono spenti.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.