Il Salone del Gusto è tornato nel 2026 con la sua edizione più ambiziosa: per la prima volta la manifestazione affronta il cuore di una grande città, Torino, e al contempo mette in luce la straordinaria biodiversità di regioni particolari, tra cui la Puglia. L’evento, organizzato da Slow Food insieme a Comune e Regione Piemonte, celebra i 40 anni del movimento e si pone sotto il claim “Biodiversity – Be Diversity”, invitando visitatori, produttori e studiosi a esplorare la ricchezza naturale, culturale ed economica del cibo.
Puglia protagonista a Terra Madre Salone del Gusto
Nel padiglione pugliese è stato allestito il Giardino della Biodiversità della Puglia un vero e proprio vivaio che raccoglie più di 150 varietà rappresentative dell’agricoltura regionale. Ogni specie è stata illustrata da un esperto che ha spiegato le sue caratteristiche botaniche, gli usi tradizionali e il valore culturale, sottolineando l’importanza della conservazione del patrimonio agricolo. Tra le piante più amate spiccano il Pomodorino di Manduria il Fiaschetto di Torre Guaceto il Giallorosso di Crispiano e il Pomodoro Regina di Torre Canne tutti Presìdi Slow Food.
Laboratori gastronomici e show cooking pugliesi
Il percorso “Percorsi biodiversi” ha offerto una serie di laboratori interattivi: dalla panificazione con frise, taralli e altri cereali tipici, alla degustazione di oli extravergine provenienti da olivi secolari tutelati da Slow Food. Sono stati presentati anche prodotti di norcineria, caseifici artigianali e birre locali. Gli show cooking hanno portato in tavola le icone della cucina pugliese – orecchiette, capocollo, bombette – accompagnate da Presìdi come la Mandorla di Toritto, il Pallone di Gravina e i Piselli Nani di Zollino, il tutto sapientemente abbinato a vini selezionati da Paolo Lauriola.
Torino accoglie la prima edizione urbana di Terra Madre
L’arrivo della manifestazione al centro di Torino ha trasformato vie storiche e piazze in un vero mercato del gusto. Il percorso consigliato dal sito ufficiale ha fatto percorrere i visitatori per più di 7 chilometri, superando i 10.000 passi e consumando circa 390 calorie – la stessa energia spesa per una fetta di pizza pugliese servita in piazza Castello. Gli spazi più affollati sono stati Via Roma e Piazza San Carlo, dove i stand dei produttori regionali si sono alternati a esposizioni di artigianato internazionale, da Taiwan a Afghanistan.
Criticità dell’allestimento torinese
Il contrasto più segnalato è stato quello tra l’architettura barocca del centro e le strutture da fiera tipiche di un evento di dimensioni nazionali: gazebo e tendoni hanno spesso ricordato un mercatino circostante più che un palcoscenico culturale. In alcune zone, come il parco Sambuy, la segnaletica era quasi assente, rendendo difficile orientarsi. Tuttavia, aree come Piazza Castello hanno offerto valore aggiunto grazie a performance folkloristiche, come il “Bal do sabre”, e a incontri “No Borders” su tematiche legate a fermentazioni e aceti.
Biodiversity – Be Diversity: il filo conduttore dell’edizione 2026
Oltre alle esposizioni regionali, il programma torinese ha abbracciato la dimensione più ampia della biodiversità includendo conferenze, attività educative nelle scuole e i cosiddetti “Stati generali della Cooperazione internazionale”. L’obiettivo è stato quello di evidenziare come la diversità agricola, gastronomica e sociale possa diventare strumento per politiche alimentari più sostenibili. I Presìdi Slow Food hanno avuto una presenza costante, ricordando che la tutela di varietà autoctone è fondamentale per la resilienza dei sistemi alimentari.
Il messaggio che emerge è chiaro: buono, pulito e giusto non è solo uno slogan, ma una sfida condivisa da regioni, città e consumatori.



