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4 Settembre 2026

Plastic Overshoot Day 2026: quando la plastica supera la capacità di gestione

Il 6 settembre 2026 segna il giorno in cui la produzione di plastica supera la capacità di gestione sicura. Scopri i dati e le soluzioni proposte.

Plastic Overshoot Day 2026: quando la plastica supera la capacità di gestione

Il 6 settembre 2026 è una data che dovrebbe far riflettere l’intera umanità. In questo giorno, infatti, la quantità di rifiuti plastici prodotti a livello globale supera la capacità dei sistemi di gestione di raccoglierla e trattarla in modo sicuro. Questo fenomeno, noto come Plastic Overshoot Day rappresenta un campanello d’allarme per l’ambiente e la salute umana.

Negli ultimi anni, la data del Plastic Overshoot Day si è spostata leggermente verso la fine dell’anno, indicando un miglioramento nella gestione dei rifiuti. Tuttavia, questo progresso è vanificato dall’aumento della produzione di plastica e dei rifiuti generati. Secondo i dati, negli ultimi cinque anni la quantità di rifiuti di plastica gestiti in modo inadeguato è aumentata di oltre tre milioni di tonnellate.

I dati allarmanti del 2026

Nel 2026, circa un terzo (31,6%) della plastica prodotta e consumata nel mondo verrà gestito in modo improprio. Questo significa che circa 72 milioni di tonnellate di rifiuti plastici andranno a contaminare suolo, fiumi, laghi, mari e atmosfera. Dodici Paesi, tra cui Cina, Russia, India, Brasile e Messico, sono responsabili del 60% dei rifiuti plastici mal gestiti a livello globale.

L’Italia si colloca in una posizione intermedia: il Plastic Overshoot Day nazionale cade il 5 novembre, meglio della media mondiale, ma ancora lontano dalle migliori performance europee, come quelle di Svizzera, Francia e Spagna. Con circa 61 chilogrammi di rifiuti plastici prodotti pro capite ogni anno, l’Italia rientra nella categoria degli overloaders ovvero dei Paesi che generano elevati volumi di rifiuti plastici.

L’impatto sulla salute umana

L’inquinamento da plastica non rappresenta soltanto una minaccia per gli ecosistemi, ma solleva crescenti preoccupazioni anche per la salute umana. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha documentato la presenza di micro e nanoplastiche in numerosi organi e tessuti umani, tra cui cervello, placenta, sistema cardiovascolare e apparato riproduttivo.

Un esempio dell’attenzione crescente verso questi rischi è rappresentato dai PFAS sostanze per- e polifluoroalchiliche utilizzate in numerosi prodotti e applicazioni industriali. Dal 12 agosto 2026, è in vigore il divieto di immettere sul mercato dell’Unione Europea imballaggi alimentari contenenti PFAS al di sopra dei nuovi limiti di sicurezza stabiliti dal Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio.

Le soluzioni proposte

Per affrontare questa emergenza, è necessario un cambiamento profondo nelle strategie e nei modelli produttivi. Giorgio Bagordo, Plastic Senior Expert del Wwf Italia, sottolinea l’importanza di ridurre la produzione di plastica vergine, eliminare progressivamente le sostanze chimiche più pericolose, progettare prodotti per essere riutilizzati e realmente riciclati e rafforzare la responsabilità dei produttori lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti.

In questo contesto, il Wwf rinnova l’appello ai governi affinché riprendano il percorso negoziale verso un Trattato globale sulla plastica capace di affrontare l’intero ciclo di vita della plastica e di incidere sulle cause strutturali dell’inquinamento. La prossima riunione informale dei capi delegazione per un trattato globale si terrà a Bangkok, in Thailandia, dal 27 al 30 settembre 2026.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.