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27 Giugno 2026

Osservabilità nelle reti: come l’automazione complica la visibilità

L'aumento dell'uso di AI e dell'automazione ha generato una crescita esponenziale di telemetria: 1 in 6 aziende nel Regno Unito usa AI, ma la maggiore quantità di dati non si traduce automaticamente in migliore comprensione operativa. Questo articolo esplora il fenomeno, le citazioni di esperti e le conseguenze su team, compliance e resilienza.

Osservabilità nelle reti: come l'automazione complica la visibilità

Nel Regno Unito 1 in 6 aziende utilizza l’Intelligenza artificiale in qualche forma, una diffusione che ha amplificato la quantità di dati di monitoraggio a disposizione dei team operativi. L’adozione di automazione di reteintent-based networkingzero-touch provisioning e AIOps ha trasformato molti processi: riduce interventi manuali, accelera risposte e permette sistemi di autoremediazione. Tuttavia, questa stessa trasformazione ha creato un paradosso: più segnali non significano automaticamente maggiore comprensione.

Aumento della telemetria e perdita di contesto in ambienti complessi

La crescita dei dati osservabili si manifesta in metriche, log, flow data, trace e test sintetici distribuiti su molteplici piattaforme. Come sintetizza Ken Herron di VCONify“Telemetry volume has exploded across SD-WAN, hybrid cloud, edge infrastructure, SaaS platforms and security tooling.” Questo incremento ha superato la capacità delle organizzazioni di correlare il contesto operativo: «Most enterprises do not have an observability shortage anymore – they have a context correlation problem.»

Dal dato alla comprensione: il problema della correlazione

Molti strumenti trattano l’ingestione come un obiettivo primario anziché puntare su rilevazione e significato. Herman Errico di Vanta lo chiarisce con una frase netta: “Visibility without governance is just expensive noise.” L’effetto pratico è che team e dashboard spesso espongono narrative sovrapposte e contraddittorie, complicando l’analisi delle cause radice e dilatando i tempi di risoluzione.

Come l’automazione trasforma le decisioni e erode conoscenza operativa

Le tecnologie che spostano il controllo verso livelli di astrazione centralizzati—come SDN e sistemi a livello di intento—possono ridurre i tempi di inattività ma anche creare opacità. Jacob Strauss di ChaseLabs evidenzia un limite delle tecniche basate sulla correlazione: “The result is correlation without meaning. Engineers are left seeing what changed but not always why the system chose that specific corrective path.” In ambienti distribuiti, anche lievi differenze temporali tra fonti dati possono distorcere interpretazioni e generare risultati fuorvianti.

Conseguenze per team e conformità

L’impatto operativo riguarda sia la produttività che la resilienza: tempi di analisi più lunghi, frequenti soluzioni temporanee e ripetizione degli stessi guasti. In settori regolamentati ciò si traduce in rischi di non conformità e possibili sanzioni. Sul fronte umano, l’automazione che esegue rimedi automatici senza lasciare tracce comprensibili erode l’intuizione di rete e le competenze diagnostiche, come osserva Herman Errico: “If your automation can’t explain what it did and why, it should not be trusted with high-impact decisions”.

La mancanza di esposizione ai guasti reali privi di intervento umano riduce le opportunità formative per ingegneri junior e dequalifica il ruolo dei senior che si basano sempre più su output di piattaforme. Questo fenomeno è sintetizzato nella frase di Dray Agha di Huntress«As an industry, we have successfully solved the data collection problem but worsened the context problem. We’ve created a context deficit.»

Strumenti frammentati, pipeline disconnesse e il costo della complessità

La proliferazione di dashboard e l’impiego di vendor diversi generano viste incoerenti del medesimo ambiente. Errori di comunicazione e riconciliazione tra team consumano i primi minuti cruciali di qualsiasi incident bridge call,: la prima parte dell’intervento è spesso dedicata a conciliare percezioni divergenti invece che diagnosticare. Questo aumenta il rischio che un malfunzionamento rimanga nascosto in un altro strato dell’infrastruttura o sia il risultato di un aggiornamento automatico non tracciato.

Per mitigare questa osservabilità a debito è importante ridurre la frammentazione delle pipeline telemetriche e costruire dependency graph unificati che offrano una versione coerente dello stato del sistema. Inoltre, la valutazione periodica delle indicazioni AI rispetto al ground truth evita l’assunzione acritica di insight che possono essere basati su dati incompleti o scorretti.

Infine, la governance dell’osservabilità non è solo tecnologica ma organizzativa: ogni alert dovrebbe avere un proprietario chiaro, ogni dashboard deve rispondere a una domanda concreta e gli interventi automatici dovrebbero lasciare tracce spiegabili per consentire revisione e apprendimento umano. Questi accorgimenti aiutano a trasformare la grande quantità di telemetria in contesto utile e a limitare i rischi legati a decisioni automatizzate non spiegabili.

Autore

Emanuele Galli

Emanuele Galli, partenopeo, ricorda un incontro a Capodichino con volontari sanitari che lo spinse a spiegare procedure complesse in modo semplice. In redazione adotta tono creativo e diretto, porta reportage clinici e un quaderno con disegni esplicativi per pazienti.