All’inizio di ottobre i mercati azionari hanno subito una forte pressione a causa dell’impennata dei rendimenti obbligazionari. I Treasury statunitensi e i Gilt britannici hanno toccato livelli non visti da decenni, spingendo gli spread verso l’Italia oltre i 118 punti base. Questo contesto ha provocato una discesa generalizzata degli indici sia in Europa che negli Stati Uniti, alimentata da timori inflazionistici e da una crisi energetica ancora irrisolta.
Rendimenti record e conseguenze sui principali indici europei
Il FTSE MIB ha chiuso la giornata con una contrazione dell’1,9%, indossando quasi una “maglia nera” dopo che le principali banche italiane hanno subito pesanti perdite: Mediolanum, Mediobanca, UniCredit, Banco BPM e Intesa Sanpaolo hanno tutte registrato cali tra il 3,5% e il 3,8%. L’onda di vendite ha colpito anche assicurazioni, automotive, telecomunicazioni e utility, mentre solo alcuni titoli come Fincantieri (+3%) e Tenaris (+0,7%) sono riusciti a mantenere un leggero rialzo grazie a specifiche notizie settoriali.
Le banche in prima linea
Le minorazioni delle banche sono state il risultato di una combinazione di fattori: l’aumento dei costi di finanziamento, la pressione su margini già compressi e la mancanza di segnali di rilassamento della politica monetaria. Alcune realtà più piccole, come BFF e Banco Desio, hanno subito ribassi ancora più marcati, rispettivamente -11% e -7,2%.
Wall Street reagisce con un lieve rialzo grazie ai dati sull’occupazione
Negli Stati Uniti i futures sui tassi hanno indicato un’80% di probabilità che la Federal Reserve mantenga i tassi invariati nella prossima riunione, dopo un rapporto sull’occupazione di settembre sorprendentemente debole: solo 29.000 nuovi posti, con un tasso di disoccupazione salito al 4,2%. Questa notizia ha ridotto temporaneamente i rendimenti dei Treasury a 10 e 30 anni, sebbene siano rimasti vicini ai massimi dal 2002.
Il risultato è stato un leggero rialzo di mercato: il Dow Jones è aumentato dello 0,04%, l’S&P 500 dello 0,25% e il Nasdaq ha guadagnato l’1,15%, raggiungendo un nuovo record storico. Il boom è stato alimentato soprattutto dalle azioni tecnologiche, con Nvidia in crescita dell’1,7% e AMD +0,5% dopo l’annuncio dell’acquisizione di World Labs, azienda di intelligenza artificiale.
Il ruolo dell’intelligenza artificiale
Oltre a Nvidia e AMD, anche Meta Platforms ha registrato un +1,4% grazie all’estensione del suo servizio AI “Muse” al segmento enterprise, mentre società come CrowdStrike e Palo Alto Networks hanno toccato nuovi massimi. Al contrario, Alphabet è rimasta in zona rossa nonostante la presentazione di Gemini 4, un modello AI con miglioramenti in sicurezza e programmazione.
Il prezzo del petrolio e il contesto energetico
Il mercato dell’energia ha mostrato una contrazione: il WTI è sceso del 3,07% a circa 90 USD al barile, contribuendo a contenere le pressioni inflazionistiche. Tuttavia, la persistenza delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente impedisce una completa normalizzazione del mercato energetico, lasciando gli investitori cauti.



