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Memorializzazione Instagram di Noah Donohoe bloccò l’accesso della madre

La famiglia nega di aver richiesto la memorializzazione; la madre di Noah Donohoe è rimasta esclusa dall'account e il caso solleva questioni sulle procedure di Meta

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L’inchiesta sul decesso del giovane Noah Donohoe ha messo in luce un aspetto poco considerato delle procedure dei social network: la memorializzazione di un profilo può rendere inaccessibili dati cruciali per i familiari e per le indagini. Secondo le evidenze emerse in aula, l’account Instagram del ragazzo è stato trasformato in profilo memoriale il giorno successivo al ritrovamento del corpo, impedendo alla madre di consultare messaggi e contenuti privati.

Il collegamento tra la richiesta di memorializzazione e una email familiare è stato ottenuto tramite documenti forniti da Meta al tribunale. La famiglia interessata ha però negato qualsiasi coinvolgimento, mentre la corte ha dovuto adottare procedure per recuperare le informazioni necessarie all’inchiesta. Questo episodio ha riaperto il dibattito sulle garanzie offerte dalle piattaforme quando si agisce a nome di persone decedute.

Come è avvenuta la richiesta e chi compare nei documenti

I registri presentati in aula mostrano che il modulo per chiedere la memorializzazione riportava il nome di un membro di una famiglia e un indirizzo email condiviso, descritto come legato a una tartaruga domestica. Quel form, datato 28 giugno 2026, includeva anche un collegamento a un articolo della BBC come prova del decesso. La trasformazione in profilo memoriale ha reso l’account del ragazzo inattivo, facendo diventare il suo contenuto non accessibile a chi cercava di recuperarne elementi utili alle indagini.

Testimonianze a tutela dell’anonimato

Tre persone identificate solo come M1, M2 e M3 hanno deposto dietro uno schermo per motivi di riservatezza. M1, allora studente di un liceo frequentato anche da Noah, ha dichiarato di non conoscere il ragazzo e di non avere idea di come il suo nome sia finito sul modulo inviato a Meta.

La sorella M2 ha detto di aver chiesto di seguire l’account per restare aggiornata sulla vicenda e ha ricordato episodi di hacking degli account Instagram nel 2026, indicando che furti di accesso erano all’epoca diffusi.

Dettagli tecnici e anomalie nell’email

Inoltre, la posta elettronica indicata nei documenti presentati da Meta conteneva anomalie: un numero errato e un suffisso scritto come “.con” invece di “.com”, elemento che ha sollevato dubbi su eventuali verifiche effettuate dalla piattaforma prima di procedere alla memorializzazione. L’apparente facilità della procedura, che richiede solo nome, email e una fonte giornalistica, è stata messa sotto accusa per i possibili effetti collaterali su indagini in corso.

Impatto sulla famiglia e sulle indagini

La conseguenza immediata per la madre, Fiona Donohoe, è stata quella di essere di fatto esclusa dall’account del figlio: dopo l’evento, ha potuto vedere soltanto la parte pubblica del profilo e non i messaggi privati che avrebbero potuto contenere indizi.

I legali dell’inchiesta hanno dovuto rivolgersi al tribunale per ottenere da Meta il materiale necessario, con un conseguente rallentamento nell’acquisizione di informazioni utili al coroner.

Richieste di cambiamento delle policy e questioni etiche

Di fronte a questo caso, esperti investigativi e operatori legali hanno chiesto controlli più stringenti sulle richieste di memorializzazione. L’ex detective capo Clive Driscoll ha esortato Meta a introdurre procedure più rigorose per verificare l’identità e la legittimazione di chi chiede la chiusura di un profilo, specialmente quando la decisione può interferire con un’indagine ufficiale o contrastare la volontà dei familiari.

La posizione di Meta e le implicazioni pratiche

Instagram giustifica la funzione come uno strumento per tutelare la privacy delle persone decedute, creando spazi dedicati alla memoria.

Tuttavia, i resoconti giudiziari indicano che la piattaforma consente la memorializzazione anche per account di minori senza il consenso dei parenti, sollevando interrogativi su come bilanciare rispetto, sicurezza e necessità probatorie.

Verso procedure più chiare?

Le parti in causa hanno sottolineato la necessità di procedure trasparenti e di canali di verifica più efficaci: dall’autenticazione della richiesta alla conferma con familiari identificati, fino a meccanismi di emergenza che permettano alle autorità giudiziarie di accedere ai dati conservati. La vicenda Donohoe rimane aperta e l’inchiesta proseguirà, mentre il dibattito sulle responsabilità delle piattaforme continua tra istanze di sicurezza e diritti delle famiglie.

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Scritto da Staff

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