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5 Novembre 2026

L’addio di Tinto Brass: l’icona italiana del cinema erotico ci ha lasciati

Alla sua scomparsa, il cinema perde una voce audace che ha sfidato censura e convenzioni, lasciando un segno indelebile nella storia del film italiano.

L’addio di Tinto Brass: l’icona italiana del cinema erotico ci ha lasciati

Il 4 novembre 2026 il panorama cinematografico italiano ha ricevuto una notizia inaspettata: Tinto Brass, figura emblematica del cinema erotico, è venuto a mancare a Roma all’età di novantatré anni. La notizia è stata comunicata dalla moglie, Caterina Varzi, e dai figli Bonifacio e Beatrice, i quali hanno chiesto discrezione per la cerimonia funebre.

Brass, nato Giovanni Brass a Milano il 26 marzo 1933 ma cresciuto a Venezia, aveva costruito una reputazione di regista irriverente capace di tradurre il desiderio in immagini capaci di provocare e incantare allo stesso tempo. La sua scomparsa segna la fine di una lunga carriera che ha attraversato più di sei decenni, influenzando registi, sceneggiatori e persino la percezione pubblica dell’erotismo sullo schermo.

Addio a Tinto Brass: i fatti della sua scomparsa

Il decesso è avvenuto nella sua abitazione romana intorno alle 10:30, dopo una breve malattia. I familiari hanno confermato che il regista aveva sempre goduto di buona salute, nonostante gli anni trascorsi tra set di ripresa e lunghe giornate di montaggio. La sua morte è stata accolta con numerosi omaggi da parte di attori, produttori e critici che hanno sottolineato la sua capacità di rompere i tabù senza mai cadere nella volgarità fine a se stessa.

Il percorso formativo e i primi passi al cinema

Giovanni Brass si laureò in giurisprudenza all’Università di Ferrara, ma la sua vera vocazione si manifestò subito dopo il trasferimento a Parigi. Lavorò come archivista alla Cinémathèque Française, dove entrò in contatto con la Nouvelle Vague e imparò l’importanza del montaggio come strumento narrativo. Al ritorno in Italia, collaborò con maestri come Roberto Rossellini, Joris Ivens e Alberto Cavalcanti, facendo da assistente e montatore, esperienza che gli fornì una solida base per la futura regia.

Dalle sperimentazioni degli anni ’60-’70 alle opere più controverse

Il debutto alla regia avvenne nel 1963 con In capo al mondo, presentato alla Mostra di Venezia e poi rinominato Chi lavora è perduto a seguito di un intervento della censura. Negli anni successivi Brass sperimentò generi diversi: dalla satira fantascientifica di Il disco volante (1964) al western Yankee (1966), fino al thriller Col cuore in gola (1967), dove il contributo del fumettista Guido Crepax anticipò un linguaggio visivo più audace.

Il salto verso l’erotismo con La chiave (1983)

Il vero punto di svolta si verificò nel 1983 con La chiave, ispirata al romanzo di Junichiro Tanizaki e interpretata da Stefania Sandrelli. Il film unì cultura e sensualità, aprendo la strada a una serie di produzioni che avrebbero consolidato Brass come il maestro del cinema erotico. Tra le opere più celebri si annoverano Miranda (1985), Paprika (1991), Monella (1998) e Senso ’45 (2002), tutti titoli in cui la donna era al centro del desiderio, spesso usando il corpo come metafora di potere e libertà.

Eredità e controversie nel panorama cinematografico attuale

Il contributo di Brass rimane oggetto di dibattito: da un lato, i suoi film hanno mostrato come l’erotismo possa essere strumento di critica sociale, collegando sesso, potere e denaro; dall’altro, le rappresentazioni della donna hanno suscitato accuse di sessismo e maschilismo. Nel contesto cinematografico del 2026, dove la sovraesposizione del corpo è ormai comune, il suo approccio provocatorio appare ancora più difficile da replicare senza incorrere in polemiche. Tuttavia, la sua capacità di mescolare narrazione e estetica erotica ha lasciato un modello per registi che vogliono esplorare i limiti della libertà d’espressione.

La scomparsa di Tinto Brass chiude un capitolo unico della storia del cinema italiano, ma la sua influenza continuerà a risuonare nei dibattiti su censura, arte e desiderio, ricordandoci che la provocazione può essere, quando ben dosata, una forma di arte autentica.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.