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15 Settembre 2026

Greenwashing: nuove regole europee per le dichiarazioni ambientali dal 2026

Dal 27 settembre 2026, le aziende dovranno dimostrare le loro affermazioni ambientali. Scopri come cambieranno le regole e cosa rischiano.

Greenwashing: nuove regole europee per le dichiarazioni ambientali dal 2026

Dal 27 settembre 2026, le aziende dovranno dimostrare le loro affermazioni ambientali. Non sarà più sufficiente promettere sostenibilità, ma sarà necessario fornire prove concrete. Questo cambiamento è il risultato di una stretta normativa europea che mira a combattere il greenwashing e a garantire trasparenza ai consumatori.

Il fenomeno del greenwashing ha visto un aumento significativo negli ultimi anni, con molte aziende che utilizzano termini come sostenibileecologico e circolare senza fornire prove concrete. Questo ha portato a una serie di sanzioni da parte delle autorità di controllo, come l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in Italia e la DGCCRF in Francia.

Le sanzioni per le affermazioni ingannevoli

Un esempio emblematico è quello di un colosso del fast fashion sanzionato per un milione di euro in Italia per pubblicità ingannevole. L’azienda aveva promosso articoli come sostenibili senza fornire informazioni sull’approvvigionamento dei materiali, sulla riciclabilità effettiva, sull’inquinamento idrico e sulle emissioni generate da produzione, trasporto e smaltimento. In Francia, la stessa azienda è stata colpita da sanzioni ben più severe: quaranta milioni di euro dalla DGCCRF e centocinquanta milioni dalla CNIL per un uso improprio dei cookie.

Questi casi dimostrano come il greenwashing non sia solo un problema di etica aziendale, ma anche di conformità normativa. Le autorità stanno diventando sempre più rigorose nel verificare le affermazioni ambientali delle aziende, e le sanzioni possono essere molto pesanti.

Le nuove regole europee

Dal 27 settembre 2026, entrerà in vigore un nuovo impianto normativo europeo che renderà più stringenti i requisiti per le affermazioni ambientali. Le aziende dovranno fornire prove documentali che dimostrino la corrispondenza tra le affermazioni e i fatti. Questo significa che non sarà più sufficiente utilizzare termini generici come sostenibile o ecologico senza specificare a cosa si riferiscono.

Le nuove regole si applicano anche alle insegne e ai marchi delle aziende. Ad esempio, una lavanderia che utilizza il termine ecologica nella sua insegna dovrà dimostrare che l’intera attività presenta prestazioni ambientali superiori. Questo potrebbe richiedere modifiche alle insegne o ai modi in cui le denominazioni vengono presentate al pubblico.

Le sanzioni per le violazioni

Le sanzioni per le pratiche commerciali scorrette possono arrivare fino a dieci milioni di euro, a seconda della gravità e della durata della violazione. Le piccole attività potrebbero essere soggette a sanzioni minime di cinquemila euro, ma anche questo importo può essere significativo per un’azienda di piccole dimensioni.

Le autorità di controllo potranno intervenire d’ufficio o dopo una segnalazione, chiedere le prove a supporto del claim, vietarne la prosecuzione e imporre la pubblicazione di una rettifica. Questo significa che le aziende dovranno essere pronte a dimostrare le loro affermazioni ambientali in qualsiasi momento.

Il Public Procurement Act e la sostenibilità negli appalti pubblici

La Commissione europea ha presentato una proposta di regolamento destinata a modificare profondamente la disciplina degli appalti pubblici nell’Unione. Denominato Public Procurement Act il progetto punta a rendere gli acquisti delle amministrazioni più semplici, digitali e strategici.

Uno dei cambiamenti più importanti riguarda il superamento della logica basata prevalentemente sul prezzo più basso. La proposta indica come criterio ordinario il miglior rapporto tra prezzo e qualità, prevedendo per la componente qualitativa un peso minimo del 30%, che salirebbe al 50% nei contratti ad alta intensità di lavoro.

La qualità potrebbe comprendere elementi ambientali, sociali, innovativi, di sicurezza e di resilienza. In questo modo, la spesa pubblica diventerebbe uno strumento per premiare soluzioni capaci di creare valore nel lungo periodo, anziché limitarsi a individuare l’offerta inizialmente meno costosa.

Il progetto dedica un capitolo specifico al Green Public Procurement. Le amministrazioni potrebbero inserire considerazioni ambientali e climatiche nelle specifiche tecniche, nei criteri di selezione e aggiudicazione e nelle condizioni di esecuzione dei contratti. Gli obiettivi comprendono la riduzione delle emissioni, la mitigazione e l’adattamento climatico, la protezione delle risorse idriche, la prevenzione dell’inquinamento, la tutela della biodiversità e la transizione verso un’economia circolare.

Il Public Procurement Act resta però una proposta e non tutti i criteri ambientali avrebbero la stessa forza vincolante. Alcune disposizioni attribuiscono una facoltà alle amministrazioni, mentre altre introducono obblighi più precisi. Sarà il negoziato europeo a stabilire l’equilibrio definitivo tra sostenibilità, concorrenza, costi e semplificazione.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.