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10 Giugno 2026

Come il Digital Omnibus mette alla prova il GDPR e l’AI Act

La spinta a snellire regole consolidate come il GDPR e l'AI Act apre questioni cruciali su responsabilità, rimedi e indipendenza tecnologica

Come il Digital Omnibus mette alla prova il GDPR e l'AI Act

L’Unione Europea è spesso presentata come pioniera nella protezione dei diritti digitali: il GDPR è operativo dal 2018 e l’AI Act è in vigore dal 2026. Eppure sul piano pratico emerge un paradosso europeo: mentre Bruxelles scrive regole avanzate, l’applicazione concreta e la coerenza tra strumenti restano fragili, esposte a pressioni politiche e industriali.

Negli ultimi anni è emerso il tentativo di semplificazione con il cosiddetto Digital Omnibus, presentato alla fine del 2026. L’obiettivo dichiarato è ridurre gli oneri amministrativi e favorire gli investimenti, ma le modifiche proposte hanno sollevato dubbi: qualcuno teme che l’enfasi sulla competitività possa marginalizzare la tutela dei diritti digitali e lasciare spazi di incertezza giuridica sfruttabili dalle grandi piattaforme.

Un equilibrio fragile tra industria e garanzie

La riforma cerca di conciliare la spinta industriale con la necessità di controllo: la Commissione ha promosso iniziative infrastrutturali e finanziarie per rafforzare la capacità europea nel campo dell’intelligenza artificiale, mentre il pacchetto normativo tenta di armonizzare regole come il GDPR, il Data Act e l’AI Act. Tuttavia, molte associazioni sottolineano che la ridefinizione di alcuni concetti di base, come la nozione di dati personali, potrebbe erodere tutele consolidate e ridurre i diritti di accesso degli interessati.

Il calendario legislativo e i rischi di frammentazione

Secondo il percorso indicato, il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale il 26 marzo 2026 e i negoziati legislativi sono entrati nella fase finale: il calendario prevedeva tappe tecniche e politiche ravvicinate per arrivare a una versione operativa prima dell’entrata in vigore di alcune disposizioni dell’AI Act. Questo accelera le decisioni ma può anche risultare in compromessi che introducono ambiguità, aprendo spazio a interpretazioni divergenti tra Stati membri e settori industriali.

Questioni aperte: responsabilità, rimedi e accesso

Un nodo cruciale è la mancanza di una disciplina univoca sul risarcimento del danno causato da sistemi di intelligenza artificiale. L’AI Act non definisce una regolazione completa del tema e la proposta di AI Liability Directive è stata ritirata, lasciando spazio a normative complementari come la Product Liability Directive 2026/2853, che deve essere recepita entro il 9 dicembre 2026. Nel frattempo restano dubbi su chi debba rispondere quando un algoritmo sbaglia e sui tempi e le procedure per ottenere il rimedio.

Diritti di spiegazione e reclamo

La mancata attuazione degli articoli 85 e 86 dell’AI Act è particolarmente problematica: il primo riguarda il diritto di presentare un reclamo, il secondo l’accesso alle motivazioni delle decisioni prese da un sistema di AI. Senza misure pratiche e strumenti accessibili, i cittadini rischiano di trovarsi privi di mezzi efficaci per contestare decisioni automatizzate su prestiti, assunzioni o valutazioni professionali.

Il ruolo dell’Italia e la governance istituzionale

In Italia la legge 132/2026 ha creato nuove autorità nazionali per l’intelligenza artificiale, ma il quadro resta incompleto: sono necessari i decreti attuativi delegati al Governo, da emanare entro dodici mesi dall’entrata in vigore della norma, per definire poteri e procedure operative. Inoltre, proposte che prevedono il coinvolgimento di più enti, tra cui Agid, l’Agenzia nazionale per la cybersicurezza e il Garante privacy, rischiano di generare sovrapposizioni e conflitti di competenza se non si stabiliscono meccanismi di coordinamento chiari.

Le pressioni delle grandi imprese tecnologiche e le raccomandazioni dei think tank e delle ONG evidenziano un bivio: o si costruisce un ecosistema regolamentare che tuteli efficacemente i diritti pur sostenendo l’innovazione, oppure si favorisce una logica che mette al centro il profitto e indebolisce le garanzie per i cittadini. La sfida resta trovare strumenti pratici di responsabilità, trasparenza e accesso che rendano effettive le norme scritte.

Autore

Ilaria Galli

Ilaria Galli ha firmato il desk che ha svelato un caso amministrativo triestino dopo accessi agli atti al Municipio, sostenendo la linea editoriale di rigore documentale. Editor di redazione, ha un tratto unico: colleziona verbali storici del Porto Vecchio.