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15 Giugno 2026

Casa di comunità Lainate: servizi attivi e collegamento con la sanità territoriale

La Casa di comunità di Lainate in via Valsesia è operativa e offre servizi di base come accoglienza, prenotazioni, ambulatori medici e infermieristici, punto prelievi e attività diagnostiche; il quadro nazionale rimane però segnato da mancanze di personale nonostante i finanziamenti del Pnrr

Casa di comunità Lainate: servizi attivi e collegamento con la sanità territoriale

La Casa di comunità di Lainate, ubicata in via Valsesia 2è ora operativa come punto di riferimento per l’accesso ai servizi sanitari e sociosanitari del territorio. La struttura è stata pensata per concentrare in un unico luogo funzioni di accoglienza amministrativaassistenza medica di base e supporto infermieristico, riducendo la necessità di ricorrere direttamente agli ospedali per prestazioni di primo livello.

La gestione della nuova sede è affidata all’ASST Rhodenseche la considera parte del piano di rafforzamento della medicina territoriale. All’interno dell’edificio sono già attivi sportelli e ambulatori che permettono ai cittadini di usufruire di percorsi di cura più vicini e organizzati.

Servizi operativi nella Casa di comunità di Lainate

Nel presidio di via Valsesia sono disponibili diversi punti di servizio: il Punto Unico di Accesso (PUA) per l’accoglienza e l’orientamento, il Centro Unico di Prenotazione (CUP) per le prenotazioni di visite ed esami, e lo sportello dedicato alla Scelta e Revoca del medico. Sul piano clinico sono attivi l’Ambulatorio Medico Territoriale (AMT) e l’Ambulatorio infermieristicopensati per le prestazioni di primo contatto e per la gestione delle necessità quotidiane dei pazienti.

La struttura offre inoltre un punto prelievi e servizi di medicina specialistica e diagnostica ambulatorialeutili per evitare accessi ospedalieri non necessari. Tutte le informazioni pratiche su orari e contatti vengono aggiornate dalla direzione sanitaria e rese disponibili sul portale web dell’azienda sanitaria, dove si può consultare anche la carta dei servizi e la brochure informativa della CdC.

Il contesto nazionale: finanziamenti, obiettivi e il nodo del personale

Le Case di comunità sono state uno degli interventi chiave legati al Pnrrcon risorse ingenti destinate alla realizzazione di nuovi presidi territoriali. Tuttavia, il successo operativo di queste strutture dipende in misura decisiva dalla disponibilità di personale qualificato. Secondo le rilevazioni più recenti, molte sedi risultano aperte ma prive di organici sufficiente per garantire la piena presa in carico dei pazienti.

Il piano originario prevedeva la costruzione di 1.350 CdC, poi rimodulata a 1.038; nella programmazione concordata con il Ministero della Salute la quota è salita a 1.715 strutture, con coperture finanziarie integrate da fondi nazionali e regionali. Nonostante gli investimenti, una fotografia aggiornata indica criticità concrete: delle strutture attive, solo una parte rispetta i requisiti di presenza medica e infermieristica stabiliti dalle norme vigenti, creando un deficit di professionisti che rischia di compromettere la presa in carico territoriale.

Dati sulla carenza di personale e impatto operativo

Le analisi raccolte mostrano che, pur con diverse Case della comunità avviate, solo un numero limitato dispone di medici e infermieri secondo gli standard richiesti dal DM 77/2026. La stima parla di migliaia di figure mancanti: l’assenza di oltre 2.500 medici e quasi 7.000 infermieri a tempo pieno rende evidente il rischio che molte sedi restino strutture incompletecon servizi limitati alla sola accoglienza amministrativa o ad attività frammentate senza continuità assistenziale.

Le soluzioni regionali e le sperimentazioni operative

Di fronte alla carenza di personale, le Regioni hanno adottato approcci diversi per rendere operative le CdC. Alcune hanno privilegiato l’integrazione con le reti locali di medici di medicina generale, pediatri e specialisti ambulatoriali, creando reti multiprofessionali che possano garantire attività anche con risorse distribuite su più sedi. Altre hanno puntato su strumenti organizzativi, come le AFT (aggregazioni funzionali territoriali), accordi con cooperative e il ricorso al privato accreditato per attività specifiche.

Regioni con tradizione territoriale consolidata hanno valorizzato modelli di integrazione tra servizi di comunità e ospedali, mentre territori con difficoltà di reclutamento stanno esplorando forme di telemedicina e l’utilizzo temporaneo di professionisti ospedalieri per attività orarie nelle CdC, cercando di non depauperare le strutture ospedaliere. In alcuni casi si sperimentano anche figure infermieristiche con competenze avanzate per la gestione della cronicità e del follow-up.

La Casa di comunità di Lainate entra in questo quadro come esempio locale di come l’investimento infrastrutturale possa tradursi in accesso effettivo ai servizi, a patto che la governance territoriale trovi soluzioni per garantire organici adeguati e continuità assistenziale.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.