Milano sta vivendo una rinascita dei bar sport quei locali un tempo cuore pulsante dei quartieri, dove le discussioni sul calcio si intrecciavano con la vita quotidiana. In un’epoca di locali sempre più trendy e costosi, alcuni giovani imprenditori stanno riportando in vita l’essenza di questi luoghi, dove l’importante non è l’estetica, ma le storie che si creano.
Bar Sport: il ritorno di un’istituzione milanese
In via Antonio Stoppani 22 nel quartiere di Porta Venezia, è nato un nuovo Bar Sport che sembra uscito direttamente dagli anni del dopoguerra. Il locale, aperto da cinque amici universitari, vuole essere un omaggio ai vecchi bar dove ci si conosceva per nome e le discussioni sul calcio erano solo un pretesto per stare insieme. “Volevamo riportare una normalizzazione dei bar”, spiega Filippo Tortorici, uno dei soci, conosciuto in città come Milangeles.
L’idea è nata da un progetto scritto l’estate scorsa, che ha preso vita quando si è presentata l’occasione di rilevare un bar. Il gruppo di amici, accomunati dalla stessa visione, ha deciso di creare un luogo dove la qualità e i prezzi giusti fossero più importanti dell’estetica. “Ho visto nascere tanti locali uguali, molto costosi, con un’accoglienza spesso poco spontanea”, racconta Tortorici. “Mi sono detto: proviamo a fare un posto dove i prezzi siano giusti e la qualità resti”.
Un locale che respira sport e tradizione
Il nuovo Bar Sport è un tripudio di elementi che richiamano l’estetica popolare dei vecchi locali: il bancone in legno, il flipper, il biliardino, il telefono a gettoni, gli arredi in formica, le luci al neon e una libreria dedicata allo sport. “L’obiettivo non è aprire un posto dove tutti vadano una volta perché è di moda, ma costruire una comunità di clienti abituali”, spiega Tortorici.
Anche il menu segue la stessa filosofia, con piatti semplici e tradizionali come il toast, il pane burro e alici, il cocktail di gamberi, la caprese, l’hummus e il tagliere. La carta drink alterna grandi classici a cocktail ribattezzati con i nomi di campioni come Roberto Baggio, George Weah, David Beckham, Ronaldo o Gabriel Batistuta. “Il toast, apparentemente il più semplice dei piatti, diventa quasi un manifesto”, dice Tortorici. “Ci sono solo pane, prosciutto e formaggio, ma a Milano esistono cento modi diversi per prepararlo. Noi abbiamo fatto tante prove prima di trovare quello giusto”.
Eventi e incontri per creare comunità
Al centro di tutto resta lo sport, raccontato, discusso e ricordato. Durante i Mondiali per Club, il locale è diventato un punto di ritrovo per seguire le partite insieme. “Quello che vorremmo fare è fare cultura dello sport”, spiega Tortorici. “In occasione di Wimbledon, ad esempio, il Bar Sport ha ospitato una diretta con la community tennistica Wimby e il podcast Stesso Tennis, che hanno commentato live le partite davanti al pubblico”.
L’idea è organizzare incontri con ex campioni dello sport che oggi hanno cambiato vita. “Vorrei invitare personaggi che non sono più sportivi ma lo sono stati”, dice Tortorici. “Farli sedere a tavola con noi, conoscerli davvero e presentarli ai clienti. Persone di cui magari da bambini si collezionavano le figurine e che oggi hanno un’altra vita da raccontare”.
La soddisfazione più grande, racconta Tortorici, arriva però dal quartiere. “Abbiamo conosciuto tantissime persone che abitano qui da anni”, dice. “Volevamo che non fosse il classico bar frequentato soltanto dai ragazzi, ma un posto capace di mettere allo stesso tavolo ventenni e persone che vivono nel quartiere da una vita. È forse la cosa che ci rende più orgogliosi”.

