Il commercio UE-Cina ha raggiunto un punto di svolta dopo mesi di tensione. Il 10 ottobre 2026 il commissario al commercio dell’Unione, Maroš Šefčovič ha annunciato che le esportazioni cinesi di auto ibride verso i paesi europei saranno ridotte di oltre il cinquanta per cento, distribuendo il taglio su un periodo di quattro anni. Si tratta della prima volta in cui Pechino accetta, in via volontaria, di moderare le proprie vendite prima che Bruxelles ricorra a misure più punitive.
Il boom delle ibride cinesi dopo i dazi sulle elettriche
Il fenomeno nasce dalle misure doganali introdotte da Bruxelles nell’ottobre 2024. L’Unione ha imposto dazi straordinari fino al 35,3% alle auto 100% elettriche provenienti dalla Cina per contrastare i consistenti sussidi statali dei produttori cinesi. Le veicoli plug-in hybrid (PHEV) e hybrid electric vehicle (HEV) non erano soggetti a tali oneri, pagando solo l’importo standard del 10%. Questa disparità ha spinto marchi come BYD e MG Motor a puntare sui modelli ibridi, facendo balzare le importazioni da 3.800 unità nell’ottobre 2024 a 50.000 unità a luglio 2026. Tra i più venduti, la BYD Seal U DM-i ha registrato 11.291 immatricolazioni in Germania nei primi nove mesi del 2026.
Rischi ambientali e commerciali
Le ibride, pur riducendo le emissioni rispetto alle auto tradizionali, mantengono un motore a combustione interna e, quindi, generano CO₂ aggiuntivo. Un incremento incontrollato di questi veicoli avrebbe potuto compromettere gli obiettivi climatici europei, facendo emergere la necessità di uno strumento di salvaguardia per limitare le importazioni.
Le trattative a Pechino e la formula dell’accordo
Nel corso degli incontri del 8-9 ottobre 2026 tra Šefčovič e il ministro del commercio cinese Wang Wentao l’Unione ha richiesto una riduzione volontaria delle esportazioni di ibride. Pechino aveva inizialmente respinto la proposta, invocando le norme della World Trade Organization e il principio di libera concorrenza. Per evitare un’escalation, la Commissione europea ha predisposto una clausola di salvaguardia che avrebbe consentito l’ingresso di una quota prefissata di veicoli con la tariffa normale del 10%, imponendo una sovrattassa sulle unità eccedenti. Dopo un’intensa pressione, le parti hanno concordato di halvere le esportazioni di HEV e PHEV e di facilitare l’accesso reciproco ai mercati, includendo anche semplificazioni nelle licenze per le terre rare.
Obiettivi industriali europei
Il presidente della Commissione commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange ha sottolineato che l’intento è “appiattire la curva delle importazioni per dare all’industria europea il tempo di fare i compiti a casa”. Il modello richiama il patto stipulato quarant’anni fa tra l’Europa e il Giappone, quando Tokyo limitò le esportazioni ma investì in impianti produttivi sul territorio europeo. Oggi la Cina segue la stessa logica: BYD avvierà la produzione in serie a Szeged (Ungheria), Chery collaborerà con Ebro a Barcellona, mentre XPeng assemblerà veicoli in Austria presso Magna Steyr di Graz.
Le ripercussioni sul mercato e le prossime tappe
Il riequilibrio previsto dal nuovo accordo dovrebbe ridurre di diversi milioni le unità ibride cinesi circolanti in Europa entro il 2030, alleviando la pressione sui produttori locali e contribuendo al rispetto degli impegni climatici. Le autorità europee discuteranno gli ultimi dettagli al Consiglio dell’Unione europea previsto per il 15-16 ottobre, valutando anche eventuali misure di tetto unilaterale nel caso in cui le importazioni superassero le soglie concordate. Nel frattempo, il deficit commerciale UE-Cina, pari a 359,8 miliardi di euro nel 2025, rimane un tema sensibile, ma l’accordo dimostra che è possibile trovare soluzioni condivise senza ricorrere a dazi più gravosi.



