Il coaching strategico sta diventando una leva sempre più rilevante per chi deve guidare team, prendere decisioni complesse e migliorare le performance in mercati che cambiano velocemente.
Ne abbiamo parlato con Davide Guglielminotti, Business Coach con oltre venticinque anni di esperienza aziendale e finanziaria, maturata fino a ricoprire il ruolo di CFO, e ideatore del metodo Data Driven Business Coaching, che integra dati e KPI, esperienza manageriale, Coaching e Mental Coaching, collegando la performance alla dimensione umana e relazionale.
Intervista a Davide Guglielminotti: perché il coaching strategico è diventato essenziale per le PMI
D: Davide, partiamo dal contesto: quali sono oggi le principali difficoltà delle PMI italiane?
Molte PMI vivono una complessità che è cresciuta più velocemente della loro struttura interna. Gli imprenditori lavorano molto ma non sempre hanno una percezione chiara dei risultati, spesso prendono decisioni basate sull’urgenza o sull’intuizione, faticano a delegare e in molti casi sono l’unica figura con una visione d’insieme. I team continuano così a dipendere dal vertice, mentre ruoli, responsabilità e priorità non sono sufficientemente chiari. Questo può generare sovraccarico decisionale, ridotta autonomia e difficoltà nel sostenere la crescita nel tempo.
D: In questo scenario, che ruolo ha il coaching strategico?
Il Coaching strategico supporta imprenditori e manager nel portare maggiore chiarezza nel modo in cui affrontano obiettivi, decisioni, priorità e gestione delle persone. Il percorso aiuta il cliente a osservare la situazione da prospettive differenti, valutare le alternative e trasformare le decisioni in azioni concrete.
Nel mio metodo Data Driven, questo lavoro viene integrato con dati, KPI e indicatori di performance. La cultura del numero è infatti un elemento specifico del mio approccio: i dati vengono collegati agli obiettivi e utilizzati per sostenere le decisioni, verificare i progressi e correggere la rotta. Il Coaching strategico aiuta a sviluppare consapevolezza, autonomia e capacità di agire con maggiore lucidità.
D: Il tuo metodo è Data Driven. Cosa significa nella pratica?
Significa partire dalla situazione reale e integrare numeri, percezioni, comportamenti e risultati. Analizziamo insieme KPI, metriche e indicatori di performance per capire cosa funziona, cosa va migliorato e quali decisioni possono essere più efficaci.
Quando sono utili, il percorso può avvalersi di dashboard, report sintetici e piani d’azione che rendono più visibili obiettivi, responsabilità e progressi.
I numeri, però, non sostituiscono l’esperienza, l’intuizione o la dimensione umana: le completano e aiutano a leggere la situazione con maggiore lucidità.
D: Quali sono gli errori più frequenti che incontri nelle aziende?
Tre in particolare:
- Decisioni guidate prevalentemente dalle urgenze, anziché dalle priorità strategiche.
- Team poco autonomi, che dipendono dall’imprenditore o da poche figure chiave.
- Ruoli, responsabilità e processi non sufficientemente chiari, che rendono l’azienda poco scalabile.
A questo si aggiunge anche la mancanza di una cultura del numero: molte aziende dispongono già di dati e informazioni, ma non li utilizzano con continuità per prendere decisioni, orientare comportamenti e misurare le performance.
D: E quali risultati si ottengono quando si introduce un percorso di coaching strategico strutturato?
I risultati dipendono dalla situazione di partenza e dagli obiettivi concordati.
Tra i cambiamenti osservabili ci sono maggiore chiarezza nelle decisioni, una delega più efficace, ruoli e responsabilità definiti, team più autonomi, una comunicazione interna più fluida e una produttività più alta.
Le persone iniziano a lavorare con obiettivi misurabili e strumenti che permettono di monitorare ciò che conta davvero. Questo spesso porta anche un miglioramento del clima aziendale e del livello di engagement del personale.
D: Quali sono le obiezioni più comuni che ricevi?
La prima è: “Il coaching è motivazionale”. Il Coaching lavora anche su motivazione e consapevolezza, ma non si limita a questo. Nel mio approccio il percorso viene collegato a obiettivi, azioni, KPI e risultati osservabili.
La seconda: “Non è misurabile”. Ogni mio percorso è costruito su obiettivi chiari e indicatori di performance quantitativi e qualitativi utili a misurare i progressi nel tempo.
Poi c’è chi osserva: “Ho già un CFO, un consulente o il commercialista”. Sono professionalità diverse e complementari. Il CFO, il controller o il consulente presidiano specifiche competenze tecniche; il Coach supporta la persona nel modo in cui utilizza le informazioni, prende decisioni, guida le persone e trasforma gli obiettivi in azioni.
Infine: “Non ho tempo”. Spesso il sovraccarico è proprio uno dei temi su cui lavorare. Il Coach può aiutare la persona a riesaminare priorità, attività e modalità di delega, così da recuperare progressivamente spazio per le responsabilità realmente strategiche.
D: In che modo il coaching strategico si differenzia dalla consulenza?
La consulenza mette a disposizione una competenza specialistica, analizza un problema e propone possibili soluzioni. Il Coaching accompagna invece il cliente in un processo di analisi, consapevolezza e azione, aiutandolo a sviluppare la capacità di affrontare le proprie sfide in modo autonomo, sostenibile e replicabile nel tempo.
D: Una frase che sintetizza il tuo approccio?
“Numeri e persone non sono mondi separati: quando li integri, le informazioni diventano decisioni, le decisioni si trasformano in azioni e le azioni producono risultati che fanno crescere l’azienda”



