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Transporter-16 da Vandenberg: 119 payload in orbita e otto Eaglet II per IRIDE

SpaceX ha portato in orbita 119 payload con Transporter-16: missione rideshare che abbassa i costi e ospita anche i satelliti Eaglet II del programma IRIDE

Transporter-16 da Vandenberg: 119 payload in orbita e otto Eaglet II per IRIDE

Il 30 marzo alle 13:02 CEST un razzo Falcon 9 di SpaceX è decollato dal pad SLC-4E presso la Vandenberg Space Force Base in California portando in orbita ben 119 carichi utili per la missione denominata Transporter-16. Si tratta della sedicesima missione del programma rideshare di SpaceX, pensata per mettere in orbita numerosi CubeSat e microsat a costi condivisi. L’evento segna il primo volo della serie Transporter del 2026, dopo una precedente edizione di fine novembre 2026 che aveva imbarcato 140 carichi utili.

Il veicolo ha inserito i payload in un’orbita solare-sincrona (SSO) e lo stadio superiore ha completato le operazioni di separazione entro circa due ore e mezza dal lancio, come comunicato da SpaceX a valle della ricezione dei dati telemetrici.

Tra i benefici principali del modello rideshare c’è la possibilità per università, startup e agenzie con budget limitati di accedere allo spazio condividendo il costo del lancio, favorendo così una diffusione più ampia di progetti scientifici e dimostratori tecnologici.

Il razzo e il recupero del booster

Il primo stadio impiegato era il booster identificato B1093, che ha affrontato il suo dodicesimo volo dopo precedenti missioni tra cui SDA T1TL-B, SDA T1TL-C e nove lanci per la costellazione Starlink. Secondo il resoconto ufficiale di SpaceX, il booster ha eseguito con successo il suo rientro e il recupero dopo il compito primario di spinta. È importante notare che alcune fonti riportano un atterraggio RTLS (return-to-launch-site) su LZ-4 a Vandenberg, mentre il comunicato di SpaceX indica il recupero sulla droneship Of Course I Still Love You (OCISLY) nell’Oceano Pacifico; la presenza di versioni diverse emerge spesso nelle prime fasi di notifica degli eventi di volo.

Dettagli tecnici del volo

Lo stadio superiore ha svolto la sequenza di rilascio dei payload programmata, con tutte le separazioni confermate entro circa 2,5 ore dal decollo. Il profilo di missione verso SSO ha implicato manovre di inserimento precise per collocare CubeSat e microsat alle giuste inclinazioni. Per alcuni payload sono stati impiegati OTV (orbital transfer vehicle) che trasporteranno successivamente otto satelliti su traiettorie diverse, aumentando la flessibilità del dispiegamento e permettendo missioni con requisiti orbitali differenziati.

Payload, operatori e obiettivi

La carica utile della missione spazia da esperimenti di produzione in orbita a satelliti per osservazione della Terra, comunicazioni IoT, sistemi di navigazione autonoma e dimostratori di rientro. Tra gli operatori coinvolti figura la tedesca Exolaunch, che ha gestito 26 microsatelliti e 31 CubeSat per oltre 25 clienti internazionali, mentre SEOPS ha integrato 19 carichi utili provenienti da 13 paesi, inclusi progetti educativi e di monitoraggio ambientale.

Presenze degne di nota comprendono anche payload legati a progetti NASA e dimostratori finanziati dalla Space Force.

Esempi di piattaforme a bordo

Tra i satelliti presenti si segnalano i primi due elementi della costellazione VIREON di AAC Clyde Space per l’osservazione terrestre, tre unità del progetto ERMIS di costruzione greca e il dimostratore tecnologico Gravitas di K2 Space. Inoltre, la missione ha imbarcato esperimenti come una piattaforma per comunicazione quantistica basata su CubeSat e progetti governativi come MagQuest, destinati a misurare i campi magnetici terrestri per aggiornare modelli di riferimento usati per la navigazione globale.

Il contributo italiano: IRIDE e i satelliti Eaglet II

La missione include anche un importante tassello italiano: l’immissione in orbita di otto satelliti Eaglet II facenti parte del programma IRIDE, iniziativa promossa dal governo italiano con il coordinamento dell’ESA e il supporto dell’ASI.

I sistemi sono stati sviluppati, integrati e sono operati da OHB Italia, che ospita il centro di controllo missione. Ogni Eaglet II pesa circa 25 kg e monta sensori ottici RGB per l’osservazione della Terra, con capacità di monitoraggio navale e sorveglianza del territorio.

Il programma IRIDE prevede una costellazione modulare: oltre ai 16 satelliti già in orbita si aggiungeranno altri 8 entro la fine del 2026, portando la rete a una capacità di monitoraggio più fitta. Come sottolineato dalla direzione programmi di osservazione terrestre dell’ESA, il dispiegamento dei nuovi Eaglet II rappresenta un passo rilevante per il rafforzamento delle capacità operative italiane e europee in orbita.

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Scritto da Social Sophia

Cresciuta con lo smartphone in mano, ha costruito una community autentica prima ancora di diventare giornalista. Parla ai lettori come parlerebbe agli amici: diretto, senza formalità inutili, ma sempre con qualcosa di utile da dire. Il giornalismo per lei è conversazione, non lezione. Se un articolo non genera commenti, ha fallito.

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