Negli ultimi mesi si sono intensificate le attività attorno ai due fronti principali dell’impero Musk: da un lato i collaudi dello Starship alla base di prova di Starbase, Texas; dall’altro la presentazione del Terafab, l’ambiziosa fabbrica di semiconduttori annunciata il 21 marzo 2026 ad Austin. Queste iniziative procedono su binari diversi ma con punti di contatto evidenti: motori di nuova generazione, infrastrutture di lancio aggiornate e una strategia verticale che lega produzione di chip, lanci spaziali e data center.
Il quadro che emerge è di una transizione tecnologica e industriale: la fase di test dei prototipi aerospaziali convive con la pianificazione di una catena produttiva che mira a fornire capacità di calcolo massiccia per applicazioni terrestri e spaziali.
Capire i passaggi tecnici e temporali è essenziale per valutare quanto queste mosse possano alterare il panorama dell’AI, del lancio satellitare e delle missioni lunari.
Lo stato dei test a Starbase
Negli ultimi giorni il Super Heavy Booster 19 ha eseguito uno static fire parziale impiegando dieci motori Raptor 3, dopo aver riscontrato problematiche ai sistemi di terra. La scelta di avviare un test con un sottoinsieme dei 33 motori previsti per la versione definitiva è stata dettata dalla necessità di procedere con cautela: si tratta infatti della prima applicazione dei Raptor 3 su un booster, motori che sono stati riprogettati per essere più semplici ma con performance superiori rispetto alle iterazioni precedenti. Il collaudo ha mostrato l’avviamento dei motori installati, anche se l’accensione è terminata prematuramente per ragioni esterne al veicolo.
Pad, mega bay e sequenza verso il lancio
I test si sono svolti anche sul nuovo Pad 2 di Starbase mentre il Pad 1 è sottoposto ad aggiornamenti: le differenze riguardano soprattutto il basamento e il deflettore di fiamma, con scelte progettuali più tradizionali sul nuovo sito. Attualmente il Booster 19 è in Mega Bay 1 per le fasi finali di assemblaggio, mentre lo Ship 39 è nella Mega Bay 2 per l’installazione dei motori atmosferici e vacuo. Lo ship dovrebbe eseguire uno static fire al sito di Masseys nei prossimi giorni o settimane, dopodiché è prevista l’integrazione e probabilmente un Wet Dress Rehearsal prima del lancio previsto entro la fine di aprile.
Cosa prevedono le missioni di prova
Il profilo della prossima missione rimane sostanzialmente suborbitale: il lancio dovrebbe partire dal Texas con lo Ship 39 che amerreggerà nell’Oceano Indiano al largo dell’Australia.
Per il Super Heavy Booster 19 la strategia di recupero è meno certa: la società potrebbe decidere di non tentare il recupero e lasciare che il booster amerreggi nel Golfo del Messico. Elon Musk ha sottolineato che prima di provare a catturare uno ship con la torre Mechazilla saranno necessarie almeno due missioni completate con successo, un passo considerato fondamentale per la maturazione del sistema.
Ostacoli successivi e obiettivi a lungo termine
Oltre alle dimostrazioni suborbitali, Starship dovrà superare traguardi come il rilascio di payload in orbita e l’scambio di propellente criogenico tra due ship, previsto tra la fine del 2026 e il 2027. Inoltre la versione modificata di Starship è stata selezionata come lander per la missione Artemis IV, collegando direttamente i test correnti alle future operazioni lunari.
Terafab: la fabbrica che unisce auto, AI e spazio
Il progetto Terafab, annunciato ufficialmente il 21 marzo 2026 nella ex centrale Seaholm di Austin, mira a creare un polo produttivo per chip destinati a guida autonoma, robotica e calcolo spaziale. Con un investimento stimato tra i 20 e i 25 miliardi di dollari, lo stabilimento sorgerà nel North Campus della Giga Texas e integrerà tutte le fasi dalla progettazione alla litografia, al packaging e ai test. L’obiettivo dichiarato è produrre l’equivalente di un terawatt di calcolo annuo, una scala che rivoluzionerebbe la disponibilità di processori per l’AI.
Linee di prodotto e timeline
Terafab includerà due linee distinte: la prima per i chip AI5, destinati a sistemi come la guida autonoma di Tesla e i robot umanoidi Optimus, la seconda per il processore D3, progettato per condizioni spaziali e resistente alle radiazioni. La roadmap indicata prevede la produzione di piccoli lotti dei primi AI5 entro la fine del 2026 e la scalabilità produttiva per il 2027, con processo a 2 nanometri come riferimento tecnologico.
Data center orbitali e altre scommesse
Un elemento distintivo del piano è la costruzione di data center orbitali supportati da una costellazione massiccia di satelliti (la richiesta alla FCC parla di un milione di unità) e pannelli solari di grandi dimensioni in grado di alimentare il calcolo in orbita. SpaceX prevede che, entro pochi anni, il lancio di satelliti per il calcolo orbitale possa diventare più conveniente della costruzione di data center terrestri grazie alla maggiore efficienza della radiazione solare nello spazio. A corollario di queste idee c’è anche la proposta di un acceleratore elettromagnetico sulla Luna per lanciare payload sfruttando la bassa gravità.
Nel complesso, le attività di prova a Starbase e la pianificazione industriale del Terafab mostrano come produzione di semiconduttori, capacità di lancio e infrastrutture energetiche siano sempre più interconnesse. Gli sviluppi dei prossimi mesi saranno decisivi per capire se le ambizioni di Musk si tradurranno in risultati concreti e in quale misura modificheranno il mercato dei chip, dei lanci spaziali e dell’AI.

