Negli ultimi giorni Ericsson e la Marina Militare hanno portato in mare aperto una sperimentazione completa su una rete 5G Standalone, con l’obiettivo di verificare comunicazioni a lungo raggio e la trasmissione sicura di dati sensibili tra piattaforme navali. L’esercitazione ha messo alla prova l’intera catena — dall’accesso radio al core — simulando scenari operativi realistici.
L’esperimento ha coinvolto due unità dalle funzioni distinte: una nave anfibia ha fatto da hub, ospitando il core della rete e le principali antenne radio, mentre una seconda imbarcazione è stata attrezzata come nodo remoto con terminali CPE per collegamenti punto‑punto. Da entrambe sono stati trasmessi flussi diversi, fra cui dati dal Combat Management System e video provenienti da 12 sistemi unmanned, che poi sono stati processati su una piattaforma di intelligenza artificiale fornita da Leonardo.
Il test conferma che il 5G Standalone può funzionare in ambiente marittimo, offrendo indicazioni pratiche su prestazioni, sicurezza e gestione dello spettro. Queste informazioni sono cruciali sia per impieghi militari che per applicazioni dual‑use: i risultati hanno permesso di individuare limiti operativi e requisiti tecnici da affinare prima di un eventuale impiego su scala operativa.
A bordo della nave capofila è stata montata una rete 5G SA autonoma basata su Ericsson Ultra Compact Core e su un layer Massive MIMO. Questa combinazione ha ricreato un deployment navale credibile, capace di adattarsi a condizioni di movimento e visibilità variabili. Sulla seconda unità, i CPE hanno stabilito il link con la piattaforma principale; le misurazioni si sono concentrate su latenza, throughput e copertura, effettuate sia nelle ore diurne sia in quelle notturne per cogliere le variazioni ambientali e dinamiche.
L’uso del Massive MIMO ha mostrato vantaggi concreti: migliore efficienza spettrale e maggiore resilienza alle interferenze. Tuttavia sono emerse criticità legate alla mobilità delle antenne e alla sincronizzazione tra il core e i sistemi di bordo — punti sui quali serviranno ulteriori interventi tecnici e procedure operative più robuste.
Dal punto di vista hardware e software, la configurazione ha integrato componenti studiati per il dispiegamento su piattaforme mobili. I terminali CPE si sono comportati come nodi mission‑critical, mentre la piattaforma di gestione ha orchestrato il traffico e monitorato le prestazioni in tempo reale, facilitando l’individuazione di colli di bottiglia e aree da migliorare.
Un capitolo centrale della sperimentazione ha riguardato la tutela dei flussi informativi. Leonardo ha fornito soluzioni di cifratura per proteggere sia i dati classificati sia quelli non classificati: i video dagli unmanned e le informazioni di situational awareness generate dal Combat Management System sono stati criptati prima della trasmissione.
Successivamente i flussi cifrati sono stati analizzati su una piattaforma AI che esegue elaborazioni automatiche senza esporre i raw data a soggetti non autorizzati. Sono state altresì testate procedure di segregazione dei dati e controlli di accesso per limitare la diffusione delle informazioni ai soli nodi autorizzati.
Rimangono però questioni aperte: la resilienza delle chiavi crittografiche in scenari di interferenza intensa e la gestione sicura dei log operativi richiedono ulteriori verifiche, che saranno oggetto delle prossime campagne di test.
Infine, dalla gestione dello spettro è emerso che un’architettura 5G SA unificata può sfruttare le risorse radio in modo più efficiente rispetto a soluzioni frammentate, riducendo al contempo la superficie d’attacco e migliorando la continuità operativa in contesti mission‑critical. Per ottenere questi vantaggi però è necessario disporre di regole di coordinamento chiare e di strumenti di controllo adeguati, soprattutto quando si convive con segnali non licenziati sovrapposti.
In termini operativi, portare capacità 5G avanzate in ambito navale significa rendere più fluido il coordinamento tra unità, integrare sensori eterogenei e sfruttare meglio asset unmanned: tutto ciò si traduce in decisioni più rapide e informate nelle fasi critiche. I test appena svolti rappresentano un passo significativo in quella direzione, pur lasciando sul tavolo alcune sfide tecniche e procedurali da risolvere.

