L’Italia ha presentato a Roma l’11 febbraio il Sistema integrato di monitoraggio e previsione (Sim), uno strumento volto a trasformare l’ampia frammentazione dei dati territoriali in una risorsa operativa. La piattaforma intende combinare dati pubblici e privati, sensori a terra, droni e immagini satellitari. L’obiettivo è fornire una fotografia dinamica dei Rischi ambientali e climatici sul territorio nazionale.
Il progetto nasce da partnership tra istituzioni, centri di ricerca e imprese tecnologiche. I promotori dichiarano l’intento di rendere più tempestiva la risposta alle crisi e più efficace la pianificazione preventiva davanti al deterioramento idrogeologico e agli eventi meteorologici di maggiore intensità.
Che cos’è e a che serve il Sim
Il Sim è una piattaforma digitale rivolta principalmente a ministeri, Regioni, amministrazioni locali, forze dell’ordine e alla Protezione Civile.
Prevede inoltre forme di accesso per operatori privati qualificati. Il sistema integra dati territoriali eterogenei per rendere più rapida la gestione delle emergenze e la pianificazione preventiva.
Oltre al monitoraggio, il Sim supporta la gestione delle crisi, l’agricoltura di precisione e il controllo degli incendi boschivi. Consente anche il monitoraggio dell’inquinamento marino e l’individuazione di illeciti ambientali. Attraverso un’interfaccia visuale basata su una mappa interattiva, i decisori possono visualizzare eventi in tempo reale e scenari previsionali.
Verticali funzionali
La piattaforma è articolata in sei aree prioritarie: instabilità idrogeologica, siccità e risorse idriche, inquinamento costiero, incendi, emergenze ambientali e illecito smaltimento rifiuti. Ciascuna verticale funzionale si fonda su dataset e modelli dedicati. L’obiettivo è trasformare informazioni eterogenee in indicatori operativi per interventi sul campo.
Le elaborazioni sostengono la valutazione del rischio e la pianificazione delle emergenze.
La tecnologia alla base
La capacità predittiva del sistema poggia su un mix di intelligenza artificiale, supercalcolo e una rete di acquisizione dati. Le sorgenti includono sensori IoT, rilievi lidar e gravimetrici, ecoscans da drone e osservazioni satellitari. L’integrazione e l’elaborazione di queste informazioni convertono segnalazioni isolate in modelli quantitativi di rischio. Ciò contribuisce a ridurre i tempi di reazione e a migliorare la programmazione degli interventi di mitigazione.
Ruolo dell’AI e della governance
L’AI non è solo uno strumento analitico: automatizza l’armonizzazione dei dataset, assicura la qualità della base informativa e genera scenari previsionali. Nel progetto sono previsti tavoli tecnici e accordi di cooperazione interistituzionale per garantire interoperabilità e una governance partecipata.
Queste misure servono a mantenere aggiornato e sicuro l’ecosistema dati, riducendo tempi di reazione e migliorando la programmazione degli interventi di mitigazione.
Investimenti e distribuzione delle risorse
Il finanziamento iniziale del progetto proviene dal PNRR ed è pari a 500 milioni di euro. Circa 250 milioni sono destinati al potenziamento delle reti di monitoraggio e delle dotazioni sul territorio. Trenta-cinque milioni sono previsti per i rilievi lidar e gravimetrici e altri 35 milioni per la lotta attiva agli incendi. La restante quota, 180 milioni, finanzia progettazione, sviluppo applicativo e infrastrutture digitali.
Le risorse destinate al Sim si aggiungono a stanziamenti già rivolti al dissesto idrogeologico e a fondi di coesione europei e nazionali. La sfida operativa consiste nel tradurre gli stanziamenti in progetti cantierabili, evitando ritardi nella spesa che possano ridurre l’impatto degli interventi.
Per garantire l’efficacia nel tempo la piattaforma richiederà investimenti continui e programmi di manutenzione e aggiornamento dell’ecosistema dati.
Perché era necessaria una piattaforma unificata
La necessità di una piattaforma nazionale emerge dalla frammentazione delle reti locali e dalla difficoltà di coordinare interventi tempestivi sul territorio. Recenti eventi, come la frana di Niscemi, hanno reso evidenti lacune operative e informazionali che ostacolano la gestione delle emergenze.
Studi di istituti tecnici e centri di ricerca indicano che oltre il 94% dei comuni presenta almeno una zona a elevata o molto elevata pericolosità da frana. Questa diffusione del rischio rende indispensabile un quadro informativo nazionale condiviso per orientare le priorità di intervento e allocare le risorse in modo razionale.
Con il Sim si punta a due obiettivi complementari. Il primo è migliorare la capacità preventiva delle istituzioni attraverso dati integrati e analisi geospaziali. Il secondo è creare un patrimonio digitale che faciliti ricerca, adattamento climatico e pianificazione infrastrutturale.
La piattaforma dovrà essere progettata per garantire aggiornamenti continui, interoperabilità tra banche dati e accesso controllato agli utenti autorizzati. Solo così gli investimenti in infrastrutture e manutenzione produrranno benefici duraturi a scala nazionale.
Attori e prospettive
La realizzazione tecnica del progetto è stata affidata a raggruppamenti di imprese guidati da Leonardo e DXC Technology Italia. Hanno partecipato oltre trenta aziende specializzate. Il modello è progettato per essere scalabile e potenzialmente esportabile in contesti internazionali. Gli interlocutori sperano che l’approccio italiano diventi una best practice europea nel campo della sicurezza ambientale.
Secondo i responsabili politici coinvolti, la piattaforma può migliorare la protezione delle comunità se affiancata da investimenti continui. Serve una gestione che valorizzi formazione, aggiornamento tecnologico e cooperazione istituzionale. In pratica, il Sim è uno strumento di sistema: produce valore solo se alimentato costantemente con dati nuovi e integrato nelle strategie operative delle amministrazioni locali e nazionali. Le fasi successive saranno valutate dalle autorità competenti per verificarne efficacia e sostenibilità.

