Il 8 gennaio 2026, l’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom) ha annunciato una sanzione di oltre 14 milioni di euro nei confronti di Cloudflare, un noto fornitore di servizi internet. Questa multa è scaturita dalla violazione delle norme antipirateria, in particolare della legge 93 del 2026, che ha introdotto il sistema Piracy Shield per contrastare la diffusione di contenuti non autorizzati.
La decisione è stata presa durante la riunione del Consiglio dell’Agcom del 29, in cui è stata registrata una votazione con un solo voto contrario, quello della commissaria Elisa Giomi, che ha espresso dubbi sull’efficacia del sistema adottato.
Il contesto della sanzione
La sanzione è il risultato di un lungo procedimento avviato dall’Agcom, che ha riscontrato la mancata ottemperanza da parte di Cloudflare a un ordine precedente.
Nel, l’Autorità aveva emesso una delibera che imponeva al fornitore di servizi di disabilitare l’accesso a vari contenuti pirata, ma Cloudflare non ha adottato alcuna misura efficace, continuando così a permettere la diffusione di contenuti illeciti.
Le disposizioni della legge antipirateria
La legge antipirateria 93 del 2026 richiede che i fornitori di servizi internet collaborino attivamente nella lotta contro la pirateria, adottando misure necessarie per rendere non accessibili i contenuti protetti. In particolare, Cloudflare avrebbe dovuto disabilitare l’accesso a specifici nomi di dominio e indirizzi IP segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield.
Implicazioni della sanzione
La decisione dell’Agcom di multare Cloudflare rappresenta un passo significativo nella lotta contro la pirateria online. Secondo quanto stabilito dalla normativa, è possibile infliggere sanzioni fino al 2% del fatturato annuale dell’azienda.
Nel caso di Cloudflare, è stato applicato un 1% del fatturato globale, che per l’anno fiscale 2026 ammonta a oltre 14 milioni di euro.
L’Agcom ha sottolineato che una parte considerevole dei siti oggetto di blocco per violazione del diritto d’autore utilizzava i servizi di Cloudflare, rendendola un attore chiave nel sistema di controllo e protezione dei contenuti. La sanzione, quindi, non solo punisce l’azienda, ma serve anche da monito per altri fornitori di servizi internet.
Il dibattito sull’efficacia di Piracy Shield
Sebbene Piracy Shield abbia portato alla disabilitazione di oltre 65 mila nomi di dominio e circa 14 mila indirizzi IP associati a contenuti illeciti, ci sono preoccupazioni riguardo all’efficacia del sistema. Critici sostengono che il metodo di blocco possa causare il blocco eccessivo di siti legittimi, colpendo anche risorse innocue.
Questa è una delle ragioni per cui Cloudflare ha contestato l’applicazione delle norme, sostenendo che il suo ruolo dovrebbe essere neutrale.
Il voto contrario della commissaria Giomi evidenzia le divisioni interne all’Agcom riguardo l’efficacia e le modalità di attuazione del sistema antipirateria. La questione rimane aperta e potrebbe influenzare future decisioni e politiche in materia di diritti d’autore nel contesto digitale.


