Al centro di Rosebush Pruning c’è la disgregazione di una famiglia ricca: lusso, segreti e dinamiche morbose che lentamente si trasformano in violenza. Diretto dal brasiliano Karim Aïnouz e presentato in concorso, il film prende lo spunto dal classico di Marco Bellocchio I pugni in tasca ma ne cambia contesto e registro, trasferendo la vicenda in una villa sotto il sole della Catalogna abitata da un nucleo famigliare americano altoborghese.
Il cast riunisce nomi noti come Jamie Bell, Elle Fanning, Pamela Anderson e Callum Turner, e la sceneggiatura è firmata dallo stesso Aïnouz insieme a Efthimis Filippou, il cui stile richiama quel distacco glaciale già visto in certi lavori di Yorgos Lanthimos. L’opera vuole essere un affresco delle derive possibili in un contesto di ricchezza e abuso di potere.
Un’impostazione diversa dal modello originale
Nella riscrittura operata da Aïnouz, il fulcro patologico non è più la madre ma il padre: un patriarca cieco la cui autorità opprime i figli. Questo spostamento di prospettiva modifica radicalmente il significato simbolico della trama, trasformando il conflitto familiare in una critica della struttura patriarcale e delle dinamiche di potere interne a un ambiente di privilegi. La decisione registica di sostituire la figura materna con quella paterna è centrale per comprendere il tono del film.
Il setting e i personaggi
La casa dove si svolge la vicenda è una villa isolata, elegante e sartoriale: una scenografia che enfatizza l’ozio e la noia dei protagonisti. I fratelli—Jack, Ed, Anna e Robert—vivono quasi come in un laboratorio di tensioni emotive, tra abiti di marca, cene formali e atteggiamenti sprezzanti.
Questa rappresentazione dell’alto-borghese diventa specchio di decadenza morale e sociale.
Dinamiche familiari e rottura
Il film esplora come piccoli gesti e rivelazioni possano accelerare la rovina di legami già fragili. Jack, il fratello maggiore, sogna una vita lontana dagli abusi domestici e prova ad abbandonare il nucleo familiare insieme alla sua compagna; questo tentativo innesca una catena di confronti che porterà a conseguenze estreme. La scoperta di verità nascoste sulla presunta morte della madre amplifica i conflitti e scatena una spirale di violenza.
Tonalità, erotismo e provocazione
Stilisticamente il film non risparmia scene provocatorie e immagini forti: momenti di erotismo esplicito, atti disturbanti e scelte visive che puntano a scuotere lo spettatore. L’intento dichiarato del regista è mostrare «il peggio» che può manifestarsi all’interno di una famiglia privilegiata; il risultato è un’opera che alterna kitsch, eccesso e una fotografia curata, pur risultando per alcuni critica poco sostanziale rispetto alla potenza delle immagini.
Riferimenti e confronti cinematografici
Pur riconoscendo la parentela tematica con I pugni in tasca, Rosebush Pruning dialoga anche con film contemporanei che indagano la decadenza borghese, ricordando titoli come Saltburn ed elementi del cinema di Lanthimos. La presenza di Filippou alla sceneggiatura contribuisce a una sensazione di freddezza narrativa e a una costruzione dei personaggi che privilegia l’irrazionale e il grottesco.
Critici e osservatori hanno sottolineato come la pellicola sia al contempo elegante nella forma—grazie anche alla fotografia di Hélène Louvart—e discutibile nella sostanza: immagini potenti ma una profondità tematica che alcuni giudicano insufficiente rispetto alle ambizioni del progetto.
Conclusione: un’opera divisiva
Rosebush Pruning si presenta come un esperimento provocatorio: rielabora un classico della cinematografia italiana per offrirne una versione più patinata e agghiacciante, in cui il lusso diventa cornice di sofferenze personali.
Per alcuni spettatori è un film che sfida e colpisce, per altri resta un esercizio estetico carico di eccessi. In ogni caso, la pellicola apre una conversazione su come il contesto sociale e la distribuzione del potere all’interno della famiglia possano degenerare in comportamenti distruttivi, rendendo evidente come il patrimonio e l’apparenza non siano garanzia di salute emotiva.

