Cosa fare dei dispositivi elettronici inutilizzati
In molte abitazioni italiane restano cassetti pieni di dispositivi spenti: vecchi smartphone, power bank, chiavette USB e rasoi elettrici. Questi oggetti rientrano nella categoria dei RAEE (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche) e la normativa prevede modalità precise per il loro smaltimento. Capire come funziona il ritiro nei punti vendita è essenziale per evitare errori che compromettono il riciclo e la sicurezza ambientale.
La legge definisce diritti e obblighi per commercianti e cittadini. Conoscere le regole consente di sfruttare servizi spesso gratuiti e di favorire il recupero di materie prime critiche. Per valutare l’effettiva applicazione delle norme, Legambiente e il consorzio Erion WEEE hanno svolto controlli in incognito in numerosi negozi, confrontando la pratica quotidiana con quanto previsto dalla legge.
Il quadro normativo: che cosa prevede il ritiro
Dai controlli in incognito svolti da associazioni e dal consorzio Erion sono emerse discrepanze tra la pratica commerciale e la disciplina normativa. Secondo l’articolo 11 del decreto legislativo 49/2014, i punti vendita di elettronica con una superficie di vendita pari o superiore a 400 metri quadrati sono tenuti a ritirare gratuitamente i piccoli RAEE di uso domestico.
La norma non distingue in base alla tipologia del prodotto, ma al criterio dimensionale. È previsto il ritiro senza obbligo d’acquisto quando l’apparecchio ha una dimensione lineare inferiore a 25 centimetri. Questo modello è definito «1 contro 0», in contrapposizione al meccanismo applicato agli elettrodomestici di maggiori dimensioni noto come «1 contro 1», in cui il ritiro gratuito è condizionato all’acquisto di un prodotto equivalente.
Perché la distinzione di dimensioni è importante
Dopo il riferimento al ritiro «1 contro 1», la parametrizzazione per dimensione chiarisce ambiti e responsabilità operative. La scelta di parametrizzare il ritiro alle dimensioni semplifica l’applicazione della norma e rende più agevole la logistica di raccolta nei punti vendita e nei centri di raccolta comunali.
Dal punto di vista strategico, la distinzione incentiva la raccolta diffusa di piccoli apparecchi elettronici che contengono componenti e sostanze potenzialmente pericolose. Il corretto conferimento permette inoltre il recupero di materie prime critiche, con ricadute sulla riduzione delle dipendenze commerciali e sulla diminuzione degli impatti ambientali legati all’estrazione e alla gestione dei rifiuti.
La verifica sul campo: risultati delle ispezioni
I rilievi confermano impatti positivi attesi sulla riduzione delle dipendenze commerciali e sulla gestione sostenibile dei rifiuti.
Nell’autunno le ispezioni si sono concentrate su punti vendita di diverse catene per valutare l’efficacia delle procedure di ritiro.
Le volontarie e i volontari di Legambiente hanno visitato in incognito 141 punti vendita appartenenti a 14 catene in otto regioni: Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Sardegna, Toscana e Valle D’Aosta. La ricerca intitolata “Missione Raee: Zero scuse” ha rilevato che in 121 casi (85,8%) è stato possibile consegnare i piccoli Raee. In 119 di questi 121 casi il ritiro non ha presentato ostacoli pratici, indicando una disponibilità operativa diffusa presso i punti vendita ispezionati.
I casi in cui il ritiro non è avvenuto
Nonostante la disponibilità operativa diffusa, in 20 punti vendita obbligati dalla legge il servizio di ritiro non è stato erogato.
Questa discrepanza segue il dato precedente sui 121 casi controllati e richiede una lettura mirata delle cause.
Le motivazioni raccolte indicano che 11 negozi dichiaravano di praticare esclusivamente il ritiro \”1 contro 1\”, due esercizi affermavano di non essere abilitati e sette segnalavano la raccolta limitata a pile e lampadine. Inoltre, nel 16% dei punti vendita ispezionati il personale non conosceva l’esistenza del ritiro \”1 contro 0\”, segnalando un problema di informazione e formazione.
Dal punto di vista operativo, queste evidenze suggeriscono la necessità di interventi mirati sulla comunicazione normativa e sulla formazione del personale. L’azione immediata richiesta riguarda l’aggiornamento delle procedure interne e il monitoraggio delle abilitazioni per ridurre le difformità rilevate.
Organizzazione e informazione: i punti deboli
Il monitoraggio evidenzia criticità nella visibilità del servizio e nella preparazione del personale. Tra i 121 punti vendita in cui è stato possibile consegnare i RAEE, solo 71 (poco meno del 60%) esponevano un contenitore dedicato e visibile al pubblico. In tre casi il contenitore era presente ma nascosto; nei restanti 46 il rifiuto è stato ritirato direttamente dal personale alla cassa.
La carenza di segnaletica e di informazioni specifiche rende meno probabile un uso spontaneo del servizio da parte dei cittadini. Dal punto di vista strategico, l’azione immediata richiesta riguarda l’aggiornamento delle procedure interne e il rafforzamento del monitoraggio delle abilitazioni. Il framework operativo suggerisce formazione obbligatoria per il personale e verifica periodica della segnaletica nei punti vendita, con milestone mensili per ridurre le difformità rilevate.
Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, ha ribadito la necessità di intensificare le campagne informative a livello nazionale e locale. Le azioni devono mirare a commercianti, addetti e cittadini di ogni età. Solo una comunicazione efficace riduce i rischi legati a un conferimento errato e aumenta il tasso di recupero dei materiali preziosi.
Per rendere pienamente efficiente il sistema di ritiro gratuito dei piccoli Raee servono informazione mirata, formazione obbligatoria del personale e segnaletica più chiara nei punti vendita. Le misure indicate prevedono milestone mensili per la verifica delle difformità e il monitoraggio degli esiti, con l’obiettivo di migliorare la tutela ambientale, la salute pubblica e il recupero delle risorse strategiche.

