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Ritardo di Artemis 2: perché la NASA ha riportato il SLS al VAB

Artemis 2 è stata spostata da marzo ad aprile: un problema nel sistema dell'elio dell'ICPS costringe la NASA a riparare il razzo nel VAB prima di confermare la nuova finestra di lancio

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La NASA ha annunciato un nuovo slittamento di Artemis 2, la missione che dovrebbe riportare esseri umani oltre l’orbita terrestre bassa per la prima volta dai tempi di Apollo. Il lancio, previsto inizialmente per il 6 marzo, è stato posticipato ad aprile dopo che, durante le operazioni successive ai test, si è manifestata un’anomalia nel sistema dell’elio dello stadio superiore.

Per riparare il guasto lo Space Launch System (SLS) tornerà dalla rampa al Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center. Il VAB offre piattaforme a più livelli e accessi specializzati che permettono interventi più approfonditi rispetto alla rampa: è lì, infatti, che gli ingegneri possono smontare componenti, effettuare test dettagliati e sostituire parti critiche prima di stabilire una nuova data di lancio.

Al momento non è stata comunicata una data precisa per le finestre di aprile.

Cosa è successo: l’anomalia dell’elio
Durante le fasi successive alla wet dress rehearsal i team hanno riscontrato un’interruzione del flusso di elio nell’ICPS (Interim Cryogenic Propulsion Stage). L’elio è usato per pressurizzare i serbatoi di idrogeno e ossigeno liquidi e per le operazioni di spurgo: senza una pressione corretta aumentano i rischi di formazione di vapori e si compromette la sequenza di accensione dei motori. In parole semplici, se la pressurizzazione non è affidabile non si possono rispettare le condizioni di sicurezza necessarie per un volo con equipaggio.

Gli ingegneri hanno avviato indagini diagnostiche per capire se la causa sia un filtro ostruito, una valvola difettosa, una piastra di collegamento oppure altro; le verifiche sono ancora in corso.

Qualunque sia l’origine del problema, però, le riparazioni richiedono strumenti e punti di accesso disponibili solo nel VAB, ragione per cui il rientro in hangar è considerato indispensabile.

Il cammino dei test e i precedenti intoppi
Il problema dell’elio si inserisce in una serie di controlli e prove recenti. Tra il 6 e l’11 febbraio, durante la wet dress rehearsal, furono rilevate piccole perdite di idrogeno che portarono allo stop precauzionale delle attività: la cautela era giustificata dall’esigenza di tutelare sia l’equipaggio sia l’integrità del lanciatore. Un secondo tentativo, il 19 febbraio, vide il caricamento di circa 700.000 galloni di propellente senza perdite significative, ma i dati ottenuti hanno comunque richiesto analisi supplementari per confermare la piena affidabilità dei sistemi di alimentazione.

Non si tratta del primo episodio collegato all’elio: un problema simile era emerso anche nelle fasi finali di Artemis 1, suggerendo che il sistema di pressurizzazione dell’ICPS rappresenti un punto critico da analizzare con attenzione.

Impatto operativo e calendario provvisorio
Il ritorno del veicolo al Vehicle Assembly Building chiude la finestra di marzo e sposta l’attenzione su possibili slot in aprile. La riapertura delle finestre dipenderà strettamente dall’esito delle ispezioni e dei test eseguiti nel VAB: solo dopo aver isolato la causa dell’anomalia e verificato le riparazioni la NASA comunicherà la nuova sequenza operativa. La rapidità con cui si completeranno gli interventi potrà favorire un lancio entro aprile, ma al momento non ci sono certezze.

Gli astronauti assegnati ad Artemis 2 sono stati tolti dalla quarantena e riprenderanno le procedure operative non appena verrà fissata la nuova data.

La scelta di posticipare l’avvio è coerente con la priorità assoluta che viene data alla sicurezza del personale e all’affidabilità del sistema di lancio. I dati tecnici e telemetrici raccolti nelle prossime settimane saranno fondamentali per valutare i rischi residui e decidere le mitigazioni necessarie.

Perché Artemis 2 conta
Anche senza un allunaggio, Artemis 2 è una tappa cruciale nella risalita verso la Luna. La capsula Orion effettuerà un volo lunare di circa dieci giorni durante il quale verranno messi alla prova i sistemi di supporto vitale, navigazione e comunicazione in condizioni reali. Al sesto giorno di missione la navicella dovrebbe superare il record di distanza dalla Terra stabilito da Apollo 13, fornendo dati essenziali sulle capacità necessarie per future missioni di lunga durata, compresa Artemis 3, che ha come obiettivo l’allunaggio.

Il successo di Artemis 2 non soltanto dimostrerà la prontezza tecnica della NASA e dei partner industriali, ma permetterà anche di validare procedure e componenti critici per operazioni sostenibili sulla superficie lunare. Le analisi telemetriche determineranno le priorità tecniche e guideranno le scelte operative per le fasi successive del programma.

Per riparare il guasto lo Space Launch System (SLS) tornerà dalla rampa al Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center. Il VAB offre piattaforme a più livelli e accessi specializzati che permettono interventi più approfonditi rispetto alla rampa: è lì, infatti, che gli ingegneri possono smontare componenti, effettuare test dettagliati e sostituire parti critiche prima di stabilire una nuova data di lancio. Al momento non è stata comunicata una data precisa per le finestre di aprile.0

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Scritto da Staff

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