Il dibattito sull’impiego di tecnologie per la gestione dei dati sanitari è tornato al centro dell’attenzione dopo i rilievi pubblicati da Medact. La questione ruota attorno al ruolo di Palantir nella costruzione della Federated Data Platform (FDP) per NHS England, un progetto nato per integrare informazioni cliniche frammentate in un’unica infrastruttura. I detrattori segnalano rischi concreti per la privacy e per la fiducia pubblica, mentre i sostenitori sottolineano i benefici organizzativi e clinici. È necessario capire come funziona la tecnologia, chi ha accesso ai dati e quali garanzie normative e tecniche sono in campo per tutelare i pazienti.
Nel novembre 2026 il consorzio guidato da Palantir ha ottenuto un contratto pluriennale per sviluppare la piattaforma federata dei dati, con l’obiettivo di collegare ospedali, laboratori e servizi territoriali.
Medact, supportata da medici, avvocati e organizzazioni per i diritti umani, ha però evidenziato come la centralizzazione e l’interoperabilità possano facilitare accessi incrociati da parte di altri enti governativi, minando il diritto alla riservatezza. Di fatto, già durante la pandemia un’indagine di Patients not Passports ha mostrato che circa il 57% dei migranti evitò di rivolgersi alle cure per timore di segnalazioni, un elemento che amplifica le preoccupazioni legate all’adozione di questa tecnologia.
Pericoli per la privacy e possibili usi incrociati
Il nucleo delle critiche è la possibilità che dati sanitari sensibili possano diventare accessibili o sfruttabili da uffici diversi da quelli che li raccolgono: Home Office, forze di polizia o altri dipartimenti. Medact sostiene che la natura della FDP — una piattaforma pensata per aggregare dataset disparati — aumenti la probabilità che informazioni raccolte per fini clinici vengano riutilizzate per finalità di controllo o applicazione della legge.
Il timore non è solo teorico: report e contratti internazionali mostrano l’interesse di alcuni governi a condividere dati tra agenzie, e documenti politici come quello di Reform UK dell’agosto 2026 evidenziano piani espliciti di condivisione automatizzata tra organi come Home Office, HMRC e NHS.
Esempi internazionali e precedenti
Per contestualizzare il rischio, Medact richiama la storia dei rapporti di Palantir con agenzie come ICE negli Stati Uniti e con istituzioni militari e di polizia in più paesi. L’azienda è stata criticata per strumenti di predictive policing e per il supporto a operazioni militari, episodi che hanno spinto investitori come Storebrand ad uscire dalle partecipazioni a ottobre 2026. Nel giugno 2026 il rapporto della UN Special Rapporteur ha inoltre evidenziato come tecnologie avanzate possano essere impiegate in contesti di violazione dei diritti umani.
Tali precedenti alimentano la diffidenza verso l’uso di piattaforme centralizzate per dati sanitari sensibili.
Impatto sulle organizzazioni sanitarie e governance
Oltre alla questione etica, esistono rischi pratici per trust ospedalieri e Integrated Care Boards. Medact segnala che contratti vincolanti con un unico fornitore possono generare vendor lock-in, limitando la possibilità di cambiare soluzione o di mantenere pieno controllo sul codice e sui processi di gestione dei dati. Nel febbraio 2026 la rete dei chief data officers del NHS (CDAON) ha espresso pubblicamente preoccupazioni simili, indicando che alternative già disponibili potrebbero offrire funzionalità sovrapponibili senza introdurre i medesimi rischi reputazionali e di governance.
Risposte dell’azienda e misure richieste
Di fronte alle critiche, Palantir ha difeso il proprio ruolo sostenendo che il software ha contribuito a migliorare servizi clinici, citando risultati come la facilitazione di 100.000 operazioni aggiuntive, una riduzione del 12% dei ritardi nelle dimissioni e la rimozione di 675.000 pazienti dalle liste d’attesa; l’azienda afferma inoltre che l’accesso ai dati è regolato da controlli di accesso granulari e auditabili e che gli ingegneri possono operare solo su istruzioni dei data controller.
Medact però raccomanda che le autorità sanitarie rifiutino l’implementazione della FDP gestita da Palantir a livello locale, verifichino i contratti in essere e valutino soluzioni open source o sviluppi interni per garantire autonomia e trasparenza.
Scelte future e tutela della fiducia pubblica
La decisione su come procedere con la FDP avrà conseguenze non solo operative ma anche politiche e sociali: la fiducia della popolazione nel sistema sanitario è un bene difficile da ricostruire. Medact chiede che le scelte siano basate su valutazioni di impatto sui diritti, su audit indipendenti e su opzioni tecniche che privilegino la minima esposizione possibile dei dati sensibili. Per le autorità sanitarie la sfida è bilanciare i vantaggi organizzativi promessi da tecnologie avanzate con la necessità di proteggere il diritto alla cura e alla riservatezza di ogni paziente.

