Un giudice federale ha respinto il ricorso di Tesla e ha confermato il verdetto della giuria su un incidente mortale del 2019: il risarcimento complessivo resta di 243 milioni di dollari. La decisione riguarda i sistemi di assistenza alla guida dell’azienda e solleva interrogativi sul confine tra responsabilità del produttore e comportamento del conducente.
Che cosa è successo
Nel 2019 una Tesla Model S guidata da George McGee viaggiava con il sistema Autopilot attivato. Secondo gli atti del processo, McGee si chinò per raccogliere uno smartphone caduto e il veicolo urtò una Chevrolet Tahoe ferma nella corsia di emergenza, dove si trovavano Naibel Benavides Leon e Dillon Angulo. Benavides perse la vita, mentre Angulo riportò ferite gravi. Quel fatto ha dato origine a una causa civile in cui i legali delle vittime hanno sostenuto che il funzionamento e la comunicazione del sistema di assistenza hanno contribuito all’incidente.
La sentenza di primo grado e l’appello
Nel corso del processo, una giuria aveva ritenuto Tesla parzialmente responsabile e aveva quantificato i danni in 243 milioni di dollari, tra compensativi e punitivi. L’azienda ha impugnato il verdetto, sostenendo che né il veicolo né l’Autopilot fossero difettosi e che la responsabilità fosse esclusivamente del conducente. La giudice distrettuale Beth Bloom, però, ha respinto il ricorso: a suo avviso le prove e le testimonianze presentate in primo grado erano sufficienti a sostenere la decisione della giuria. Il procedimento è ora in fase di impugnazione e sono previste udienze in appello.
Perché conta oltre il singolo caso
La sentenza tocca questioni più ampie: fino a che punto un costruttore è responsabile per le prestazioni e la rappresentazione di sistemi di guida assistita di livello 2? Esperti legali osservano che la pronuncia enfatizza la responsabilità del produttore non solo sul piano tecnico, ma anche rispetto alle informazioni fornite agli utenti e al design del sistema.
In pratica, la decisione potrebbe irrigidire i criteri con cui i tribunali valutano l’affidabilità di questi sistemi e la diligenza informativa delle aziende.
Le verifiche federali e la comunicazione al pubblico
Parallelamente al contenzioso civile, la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) ha avviato verifiche sul funzionamento di Autopilot e della suite Full‑Self Driving (FSD). L’agenzia sta esaminando possibili criticità legate alla sicurezza e al modo in cui le capacità dei sistemi vengono comunicate agli utenti. Un punto cruciale è proprio la terminologia commerciale: nomi come Autopilot o Full‑Self Driving possono creare aspettative incongrue rispetto alla reale autonomia del veicolo, e per questo saranno scrutinate sia la pubblicità sia le istruzioni d’uso.
Impatto sul settore
La conferma del risarcimento ha già acceso l’attenzione di legislatori, regolatori e altri potenziali querelanti.
È probabile che i produttori rivedano documentazione, messaggistica e procedure di certificazione per evitare rischi legali simili. Inoltre, il caso potrebbe influenzare richiami, normative e linee guida sulla mobilità assistita: le decisioni d’appello e gli esiti delle indagini federali determineranno quanto questo episodio peserà come precedente giurisprudenziale.
Stato attuale e sviluppi attesi
La vicenda non si è chiusa: Tesla può ancora appellare e le udienze in appello sono imminenti. Nel frattempo, le verifiche della NHTSA proseguono, con l’obiettivo di accertare se esistano rischi sistemici tali da richiedere interventi normativi o richiami. Per il settore, quindi, si profila un periodo di maggiore attenzione su sicurezza, trasparenza comunicativa e responsabilità.

