La capsula Orion, componente principale della missione Artemis II, è pronta per il rientro: l’ammaraggio è previsto per le ore 20:07 locali, corrispondenti alle 2:07 di domani in Italia. A bordo ci sono Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen, l’equipaggio che ha stabilito nuovi primati di distanza dalla Terra durante il volo.
Negli ultimi giorni una prova di pilotaggio manuale programmata per le 22:55 dell’8 aprile è stata annullata: la ragione è una piccola perdita di elio individuata all’interno di alcune valvole del modulo di servizio europeo. Il problema è stato gestito con misure conservative e, secondo la missione, non compromette il rientro né la sicurezza degli astronauti.
Perdita di elio: natura e implicazioni tecniche
La fuga riguarda il gas elio, impiegato per pressurizzare i serbatoi e spingere il propellente verso i motori attraverso tubazioni e valvole. In questo caso la fuga è interna e localizzata in corrispondenza di alcune valvole del modulo di servizio europeo, che verrà separato prima dell’ingresso nell’atmosfera. Poiché il modulo di servizio sarà distrutto durante la rientrata, le valvole non potranno essere ispezionate direttamente dopo l’ammaraggio: i dati telemetrici raccolti in queste ore serviranno a stabilire se si tratti di un guasto isolato o di un difetto che richiederà una riprogettazione.
Che cosa ha cambiato nella sequenza di prove
La dimostrazione di pilotaggio manuale, pensata per verificare i sistemi di guida, navigazione e controllo con la coda rivolta verso il Sole, è stata sostituita da una prova sul sistema di propulsione.
Le correzioni di traiettoria già eseguite e la terza manovra prevista per la serata sono state effettuate usando piccoli propulsori del modulo di servizio che non necessitano di elio; il motore principale non verrà impiegato per queste correzioni. In sintesi, le procedure sono state adattate in modo da non esporre l’equipaggio a rischi aggiuntivi.
Il rientro atmosferico: fasi critiche e salvataggio
Il passaggio finale nell’atmosfera terrestre è la fase più delicata: a circa 120 chilometri di quota la capsula entrerà ad una velocità stimata di 38.367 km/h, e seguiranno circa otto minuti di intensa decelerazione termica durante i quali si prevede un blackout nelle comunicazioni. Per limitare lo stress termico sullo scudo, il profilo di rientro è stato reso più ripido rispetto ai piani originali, una scelta derivata dalle lezioni apprese durante Artemis I in cui lo scudo termico aveva subito danni significativi.
Sequenza dei paracadute e recupero
Superati gli strati meno densi, una serie di dispositivi pirotecnici rilascerà prima i piccoli paracadute di copertura (circa 2 metri di diametro), poi due paracadute di guida da 7 metri, e infine i tre paracadute principali con diametro di 35 metri a circa 3.000 metri sopra l’oceano. La capsula dovrebbe toccare l’acqua a una velocità di circa 32 km/h e galleggiare grazie a dispositivi di galleggiamento integrati; le operazioni di recupero saranno coordinate da unità della Marina statunitense, con elicotteri partenti dalla USS John P. Murtha.
Conseguenze per le missioni future
I dati raccolti durante le ultime ore di Artemis II saranno fondamentali per le prossime tappe del programma: Artemis III, prevista come missione di docking in orbita nel 2027, e Artemis IV, programmata per il 2028, che richiederà la risoluzione definitiva del problema delle valvole.
Se l’analisi dimostrerà un difetto di progetto, sarà necessario intervenire sulle valvole prima di autorizzare missioni con obiettivi lunari più ambiziosi.
In chiusura, l’equipaggio è impegnato negli ultimi preparativi prima dell’ammaraggio e le autorità della missione ribadiscono che la perdita è stata contenuta e non costituisce un pericolo per gli astronauti. Per chi volesse seguire il rientro, la diretta sarà trasmessa su NASA TV e su più piattaforme di streaming internazionali.

