La crescente diffusione della tecnologia di riconoscimento facciale da parte della polizia metropolitana di Londra sta suscitando un acceso dibattito pubblico. La consigliera Zoë Garbett, membro dell’Assemblea di Londra, ha recentemente sollevato interrogativi cruciali riguardo all’uso di questa tecnologia, evidenziando l’assenza di un quadro legale chiaro e di una responsabilità pubblica adeguata.
La richiesta di Garbett si inserisce in un momento in cui il governo sta conducendo una consultazione sulla legalità di tali pratiche. Secondo la consigliera, l’uso del riconoscimento facciale ha effetti sproporzionati sulle comunità nere e marroni e non è supportato da poteri legali specifici che regolino il suo utilizzo. Inoltre, la polizia metropolitana non ha fornito dati chiari sui costi e sull’efficacia di queste tecnologie.
Problemi di sorveglianza e diritti umani
Garbett ha messo in evidenza come la tecnologia di riconoscimento facciale dal vivo possa ledere i diritti fondamentali dei cittadini, trasformando gli spazi pubblici in una sorta di parata di identificazione continua. Ha citato episodi in cui bambini innocenti sono stati erroneamente inclusi in liste di sorveglianza e ha evidenziato il targeting sproporzionato di alcuni gruppi etnici.
Rischi per la privacy
La consigliera ha dichiarato: “Questa tecnologia invade la vita quotidiana dei londinesi senza alcuna regolamentazione.” Nonostante la polizia affermi che il riconoscimento facciale sia efficace, le prove a sostegno di tali affermazioni non sono state rese pubbliche, rendendo difficile la verifica delle loro dichiarazioni.
Richiesta di trasparenza e legislazione
Garbett ha proposto che, per garantire un uso più sicuro della tecnologia, la polizia e il Ministero dell’Interno dovrebbero introdurre una legislazione primaria con controlli rigorosi, limitando l’uso del riconoscimento facciale solo per crimini gravi e vietando il suo utilizzo da parte di enti pubblici non legati all’applicazione della legge.
Costi e responsabilità
È fondamentale che la polizia metropolitana divulghi i costi operativi e finanziari legati all’implementazione del riconoscimento facciale. Garbett ha osservato che, fino a metà, la polizia aveva speso circa 500.000 sterline per questa tecnologia, ma senza dati aggiornati è impossibile valutare la sua reale efficacia nel garantire la sicurezza pubblica.
La mancanza di trasparenza è un problema ricorrente, come evidenziato dalla revisione condotta dalla Baronessa Casey, che ha affermato che la polizia tende a vedere il scrutinio come un’intrusione. Questo atteggiamento mina la fiducia del pubblico e la legittimità delle operazioni della polizia.
Consultazione pubblica e opinioni contrastanti
La consultazione avviata dal governo sulla legalità del riconoscimento facciale ha suscitato diverse reazioni. Garbett ha esortato i cittadini a partecipare alla consultazione, chiedendo una sospensione immediata della tecnologia fino a quando non saranno implementate le dovute salvaguardie.
Il dibattito è acceso, con alcuni che sostengono che il riconoscimento facciale possa avere un ruolo nella sicurezza pubblica, mentre altri evidenziano i rischi di abuso e violazione dei diritti civili. Garbett ha messo in luce che, finora, il riconoscimento facciale non ha portato a arresti per reati di terrorismo, ma è stato utilizzato per crimini minori, il che solleva interrogativi sull’efficacia e sulla necessità di tale tecnologia.
Garbett ha ribadito che l’espansione della tecnologia di riconoscimento facciale dovrebbe essere fermata fino a quando non saranno in atto adeguate salvaguardie per proteggere i diritti dei cittadini. Ha invitato tutti a far sentire la propria voce nella consultazione governativa per garantire che le preoccupazioni siano ascoltate e considerate.
