Il Public Accounts Committee (PAC) ha pubblicato un rapporto il 27 marzo 2026 che mette sotto accusa la capacità del governo britannico di sfruttare la tecnologia per contrastare le frodi fiscali e gli errori nei pagamenti. Secondo il documento, il contribuente subisce ogni anno una perdita stimata tra £55bn e £81bn, in gran parte concentrata nei sistemi tributari e di welfare, mentre le autorità faticano a trasformare dati grezzi in informazioni utili.
Il PAC sostiene che esista un margine concreto di risparmio: stime governative citate nel rapporto suggeriscono che un uso più efficace della data analytics potrebbe riportare fino a £6bn all’anno. Tuttavia, la mancanza di una strategia chiara, l’uso di sistemi obsoleti e carenze nella leadership digitale impediscono che questi benefici vengano realizzati in modo sistematico.
Problemi tecnici e organizzativi
La diagnosi del comitato individua una combinazione di fattori tecnologici e istituzionali: una vasta quota di infrastrutture informatiche è definita legacy, con sistemi che rendono difficile l’integrazione e l’analisi dei dati. Questo scenario rende più complicato implementare strumenti moderni come il machine learning e altre forme di intelligenza artificiale che potrebbero identificare schemi di frode in modo proattivo invece di limitarsi a recuperare perdite a posteriori.
Eredità tecnologica
La presenza di sistemi datati ostacola l’interoperabilità: molte agenzie mantengono archivi separati e formati incompatibili, impedendo così una vista unificata dei rischi. Il rapporto osserva che senza un piano organico di migrazione verso piattaforme condivise e aperte, ogni tentativo di usare analitica avanzata resterà parziale e inefficace.
Carente leadership digitale
Il PAC lamenta anche l’assenza di figure di comando con competenze digitali a livello di direzione. La mancata nomina di un chief digital officer governativo e la non applicazione della raccomandazione del 2026 di inserire esperti digitali nei consigli di dipartimento sono segnali che, secondo il comitato, indicano scarsa volontà politica di guidare la trasformazione.
Trasparenza, algoritmi e vincoli legislativi
Il rapporto solleva preoccupazioni sulla trasparenza dell’uso degli algoritmi nelle decisioni pubbliche. Il sito istituito per rendere conto dei sistemi algoritmici conta ancora un numero limitato di registrazioni: il PAC sottolinea che poche segnalazioni riguardano applicazioni anti-frode, indebolendo la fiducia pubblica nella tecnologia. Inoltre, la normativa attuale pone limiti concreti: non è permesso profilare singoli individui come sospetti ricorrenti e i dati della National Fraud Initiative possono essere conservati solo per due anni, vincoli che riducono l’efficacia delle indagini a lungo termine.
Raccomandazioni del PAC e azioni richieste
Per affrontare la situazione, il comitato propone sei linee di intervento. Tra queste, il Treasury dovrebbe obbligare gli enti pubblici a includere nei bilanci annuali informazioni dettagliate sulle attività anti-frode e sui target concordati con la Public Sector Fraud Authority (PSFA). Il PAC chiede inoltre un piano coordinato tra GDS, PSFA e Government Finance Function per passare dal modello attuale di individuazione e recupero a un sistema che prevenga le perdite fin dall’origine.
Ruolo di DSIT e formazione digitale
Il comitato raccomanda a DSIT di imporre la presenza di leader con competenze digitali nei consigli di tutti i dipartimenti e di ripensare la nomina di un CDO governativo con rango adeguato per esercitare potere decisionale.
DSIT è inoltre invitato a chiarire come intende raggiungere l’obiettivo del 10% dei funzionari formati digitalmente, elemento chiave per costruire capacità interne sostenibili.
Prospettive e rischi se non si interviene
Il PAC avverte che senza un piano concreto e misurabile le intenzioni rimarranno enunciati: il rischio è che miliardi continuino a defluire verso frodi ed errori evitabili. Tra le proposte finali vi è la creazione di una libreria di controlli anti-frode, una maggiore conformità allo standard di algorithmic transparency e la revisione normativa per facilitare scambi di dati più efficaci senza compromettere i diritti individuali.
In conclusione, il rapporto del PAC del 27 marzo 2026 chiede all’esecutivo non solo di promettere modernizzazione ma di tradurla in passi concreti: dall’aggiornamento delle infrastrutture alla nomina di leader digitali, fino alle modifiche legislative che rendano possible un uso responsabile e incisivo dell’analisi dei dati per proteggere le risorse pubbliche.

