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Prova pratica dell’FSD supervised di Tesla: come funziona e perché cambierà la guida

Abbiamo provato a Milano il sistema Full Self‑Driving Supervised di Tesla: dai vincoli normativi europei alle sensazioni in strada, un racconto che spiega cosa cambia per chi guida

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La prospettiva di impiegare sistemi di guida autonoma sulle strade pubbliche italiane è diventata più concreta dopo un test condotto a Milano. Il test ha coinvolto una Model 3 con l’hardware richiesto e il software demo più evoluto attualmente disponibile in Europa. Il pezzo illustra cosa comporti, nella pratica, l’attivazione del pacchetto più avanzato di Tesla, quali vincoli normativi restino ancora da superare e come il sistema si comporti nelle normali condizioni urbane.

Dal punto di vista strategico, il tema interessa produttori, autorità di regolazione e operatori della mobilità urbana. I dati mostrano un trend chiaro: le sperimentazioni sul campo si stanno moltiplicando, ma l’autorizzazione nazionale richiede valutazioni tecniche e giuridiche approfondite. Questo articolo passa dall’esperienza diretta alla cornice europea, indicando gli interlocutori che stanno valutando eventuali procedure di autorizzazione e i vincoli che potranno influire sull’adozione su larga scala.

Il quadro normativo e la strada verso l’autorizzazione

Il dialogo tra autorità e costruttori prosegue, con interlocutori che valutano procedure di autorizzazione e i vincoli per l’adozione su larga scala.

In Europa la diffusione dell’FSD è una questione tecnica e giuridica. Nei Paesi Bassi l’autorità di omologazione RDW sta negoziando con Tesla una possibile autorizzazione nazionale. Fonti informate indicano che un via libera olandese potrebbe arrivare nel primo trimestre del 2026. Dopo una notifica alla Commissione europea, tuttavia, ogni Stato membro manterrebbe la competenza per l’uso effettivo del sistema.

Le questioni aperte riguardano responsabilità civile, criteri di omologazione e interoperabilità con il quadro normativo esistente. Il riconoscimento a livello nazionale non elimina la necessità di adattare norme relative a responsabilità e assicurazioni.

Gli esperti sottolineano inoltre la rilevanza di requisiti tecnici uniformi per garantire sicurezza e responsabilità in caso di incidente.

Cosa manca per far circolare l’FSD in Italia

Per l’attivazione del servizio in Italia sono necessari atti amministrativi specifici e possibili deroghe al Codice della strada. Occorrono inoltre valutazioni tecniche sulla sicurezza e accertamenti sulla responsabilità assicurativa. Un’autorizzazione rilasciata all’estero non produce automaticamente effetti giuridici nazionali: l’abilitazione richiede traduzione normativa e procedure amministrative nazionali. Gli enti preposti dovranno definire criteri omogenei di omologazione, protocolli di collaudo e regole per la documentazione di bordo. In assenza di tali passaggi, l’esercizio commerciale e operativo del servizio resta vincolato a limiti normativi e assicurativi.

Cosa è il Full Self‑Driving supervised

Il termine FSD supervised indica uno stato operativo in cui il veicolo controlla sterzo, acceleratore e freno mentre il conducente mantiene la responsabilità.

Si tratta di un sistema di assistenza avanzata, non di una guida senza sorveglianza: tecnicamente si colloca su un livello 2 evoluto della scala SAE. In questo modello operativo il conducente deve sorvegliare costantemente la marcia e intervenire tempestivamente in caso di evento critico. I requisiti di performance, logging dei dati e modalità di intervento umano saranno parte integrante delle valutazioni regolatorie.

I requisiti di performance, il logging dei dati e le modalità di intervento umano rimangono elementi centrali delle valutazioni regolatorie. Il sistema si appoggia a una telecamera interna per il monitoraggio dello sguardo e della postura del guidatore. Se la vigilanza cala, intervengono avvisi a intensità crescente. In caso di distrazioni ripetute, il dispositivo può disattivarsi temporaneamente anche per giorni.

Il meccanismo ha una funzione giuridica: preservare la responsabilità umana e offrire tracciabilità delle azioni di guida.

Modello commerciale e aggiornamenti

Dal punto di vista strategico, Tesla ha già avviato la transizione verso il modello software as a service. Negli Stati Uniti l’FSD è stato riproposto come abbonamento mensile e la stessa logica potrebbe essere adottata in Europa. Ciò trasformerebbe un acquisto una tantum in un servizio aggiornabile via software e soggetto a revisioni periodiche. Il passaggio comporta implicazioni normative e contrattuali, oltre a richiedere un piano continuo di aggiornamenti e certificazioni per mantenere la conformità.

Comportamento in strada: il test a Milano

Il test prosegue dopo la verifica dei requisiti di conformità e degli aggiornamenti richiesti. La sperimentazione si è svolta su tratti urbani e suburbani della città. L’analisi mira a valutare la prevedibilità del sistema nel traffico reale e le implicazioni operative per la gestione della sicurezza.

Il veicolo ha mostrato frenate anticipate, mantenimento di distanze conservative e un posizionamento più interno rispetto al margine destro. In rotatorie e cambi di corsia la sequenza operativa è: segnalazione, verifica e manovra. Il comportamento appare prudente e orientato a ridurre le situazioni borderline, coerente con l’obiettivo di tradurre dati di campo internazionali in regole di guida prevedibili.

Architettura e apprendimento

In questo contesto Tesla adotta una filosofia basata esclusivamente sulle telecamere, escludendo l’uso del lidar come sensore primario. La motivazione tecnica è che la visione è lo strumento principale per la percezione e che reti neurali combinate a piattaforme di calcolo possono replicare e amplificare tale capacità. Dal punto di vista operativo, la società sfrutta la scala globale della propria flotta per alimentare l’apprendimento continuo con dati aggregati raccolti su milioni di chilometri. Questi dati vengono poi tradotti in aggiornamenti software regolari, volti a migliorare il riconoscimento delle situazioni stradali e la gestione dei casi borderline.

Implicazioni culturali e prospettive

La transizione alla guida assistita comporta effetti oltre l’ambito tecnico e richiede cambiamenti culturali diffusi. I processi di adozione dipendono dalla normalizzazione della supervisione umana e dalla ristrutturazione della fiducia collettiva.

In passato tecnologie sostitutive hanno rimosso ruoli considerati imprescindibili, dai gestori di impianti meccanici a operatori di servizio. Il passaggio alla guida automatizzata seguirà una traiettoria simile, ma condizionata da tre fattori: quadro normativo, evidenze sperimentali e accettazione sociale.

Dal punto di vista strategico, la diffusione richiederà fasi di verifica normativa e prove su larga scala. Le sperimentazioni pubbliche e i programmi pilota contribuiranno a trasformare comportamenti e aspettative degli utenti.

Il framework operativo per favorire l’adozione include formazione degli utenti, trasparenza sui limiti dei sistemi e strumenti di responsabilità tecnica. Azioni concrete implementabili comprendono campagne informative, protocolli di reporting degli incidenti e standard di certificazione software.

Le autorità europee stanno valutando scenari che potrebbero accelerare l’adozione. Rimane centrale il monitoraggio continuo delle prestazioni e l’aggiornamento normativo in base alle evidenze raccolte.

I dati mostrano un trend chiaro: l’adozione tecnologica si intensifica quando normative, test indipendenti e fiducia sociale convergono. Il prossimo sviluppo atteso riguarda l’armonizzazione delle procedure di certificazione e la standardizzazione dei protocolli di supervisione.

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Scritto da Staff

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