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Protesi da montagna: come Salomon ha trasformato scarti di Airbus in attrezzatura per il para-sport

Un progetto che unisce innovazione tecnologica, sostenibilità e performance per ampliare l'accesso agli sport di montagna

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Il progetto Adaptive nasce dall’incontro fra un’idea personale e la capacità industriale di trasformare materiali di scarto in soluzioni ad alte prestazioni. L’intuizione di utilizzare il carbonio recuperato dalla produzione dell’Airbus A350 per costruire protesi sportive è partita da Jérôme Bernard, atleta triplice amputato, e ha trovato terreno fertile grazie a partnership tecnico-scientifiche e all’ingresso di marchi leader del settore. Il programma ha assunto rapidamente una dimensione più ampia, abbracciando ricerca, design e accessibilità.

La versione più completa di Adaptive è stata mostrata al pubblico il 10 marzo 2026 a Cortina d’Ampezzo, in un evento ospitato al Grand Hotel Savoia nell’ambito dell’iniziativa “Shaping New Futures“. Quel momento ha sancito la transizione da prototipo sperimentale a piattaforma di prodotti pensata per discipline diverse: dal trail running agli sport invernali.

Dietro la scena, team di ingegneri, studenti e atleti hanno lavorato per oltre un anno sulla messa a punto dei componenti e delle suole.

Da un’intuizione alla filiera di sviluppo

Il percorso iniziale ha coinvolto più attori: Bernard ha contattato Airbus proponendo l’uso di scarti di produzione; dieci studenti dell’IMT Mines Albi hanno quindi dedicato dodici mesi alla progettazione del primo prototipo. Quando si è reso necessario trovare una suola in grado di reggere condizioni estreme, è intervenuta Salomon. Questo passaggio ha ampliato l’obiettivo iniziale, trasformando un singolo esperimento in un progetto interdisciplinare tra ricerca accademica, industrie del carbonio e brand sportivi.

Dalla running blade al laboratorio pratico

La prima idea si è concretizzata in una running blade, ovvero una lama da corsa pensata per convertire energia e stabilità in spinta.

Proprio su questi prototipi sono stati condotti test sul campo: nel 2026 sei amputati hanno usato versioni iniziali per salire su una vetta di 3.000 metri nelle Alpi francesi. I feedback raccolti da quegli esperimenti hanno guidato l’integrazione con le suole Salomon e l’adozione del sistema proprietario ContaGrip, un approccio alle mescole e al battistrada studiato per terreni tecnici.

Un ecosistema di protesi per più discipline

Adaptive non è rimasto confinato al running: la ricerca ha dato vita a una gamma di soluzioni progettate secondo standard di performance elevati. Tra i prodotti presentati figurano Blade per running e trail, Pioneer per sci alpino e sci alpinismo, Vanguard per snowboard e Outsider, un prototipo ibrido che anticipa possibili evoluzioni.

Ogni soluzione combina strutture in carbonio riciclato e componenti Salomon per garantire aderenza, controllo e adattabilità ai diversi terreni.

La sfida dello sci: riprodurre il movimento della caviglia

Per lo sci alpino la difficoltà principale è stata replicare il rollio della caviglia: questo movimento è fondamentale per trasferire il peso, anticipare le curve e assorbire le asperità. I prototipi sviluppati sono stati testati in varie stazioni alpine e gli atleti hanno valutato i risultati come molto promettenti, evidenziando miglioramenti nella precisione e nella sensazione di controllo rispetto a soluzioni più tradizionali.

Design, team e impatto sociale

La visione estetica e funzionale del progetto è guidata da Sylvain Merlin, Lead Exploration Designer per l’attrezzatura invernale, nell’ambito del programma “Change Our Tomorrow“. Un team di circa cinquanta figure tra ingegneri, designer e specialisti biomeccanici ha lavorato sul concetto che la cura progettuale cambia la percezione: non più un oggetto limitativo, ma uno strumento di movimento e performance.

Adaptive ha anche ispirato capi tecnici e accessori creati attorno alle esigenze del para-team, affermando l’importanza dell’estetica per l’inclusione.

Dal punto di vista sportivo, Salomon ha formato un para-team nel 2026 composto inizialmente da atleti come Jérôme Bernard, Boris Ghirardi, Fabrice Baudet, Sarah Legrand, Lucas Liens, Fayçal Toumi e Julien Veysseyre. Il team ha già preso parte a competizioni internazionali come la MaXiRace ad Annecy e la Sierre-Zinal in Svizzera. Oggi il programma coinvolge oltre venti para-atleti attivi in cinque discipline, molti dei quali si sono qualificati per i Giochi Paralimpici di Milano Cortina 2026.

Accessibilità e sostenibilità economica

Oltre all’innovazione tecnica, Salomon esplora la dimensione sociale dell’accesso allo sport: la Salomon Foundation sostiene associazioni come Level’Up per facilitare il ritorno all’attività fisica delle persone amputate. L’approccio combina sviluppo di prodotto, supporto organizzativo e iniziative economiche per ridurre le barriere di ingresso, dimostrando come tecnologie nate per la performance possano diventare strumenti di inclusione.

Adaptive è quindi il risultato di una filiera che va dalla materia prima riciclata all’atleta, passando per università, laboratori e brand. Il progetto mostra come innovazione, design e impegno sociale possano convivere per ridefinire l’esperienza degli sport di montagna, rendendola più accessibile e sostenibile senza rinunciare alla performance.

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Scritto da Staff

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