La Commissione europea ha deciso di avviare una procedura di infrazione, registrata come INFR(2026)2026, nei confronti di 19 Stati membri che non hanno trasmesso la proposta del piano nazionale di ristrutturazione degli edifici (PNRE) entro il termine fissato del 31 dicembre 2026. Tra i Paesi coinvolti figura anche l’Italia, insieme a Belgio, Cechia, Germania, Estonia, Irlanda, Grecia, Francia, Cipro, Lettonia, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovacchia e Svezia.
Questa azione della Commissione non è puramente formale: il PNRE è centrale per tradurre in pratica gli obiettivi della Direttiva UE 2026/1275, nota come direttiva “Case Green“. I governi destinatari delle lettere hanno ora due mesi per fornire risposte o inviare piani che ritengano adeguati; in assenza di una replica convincente, Bruxelles potrà proseguire la procedura con un parere motivato.
Perché i pnre sono così strategici
Il PNRE non è solo un documento amministrativo: serve a tracciare una roadmap a lungo termine per rendere il patrimonio edilizio nazionale efficiente e decarbonizzato entro il 2050. La Commissione considera questi piani strumenti essenziali per assicurare la piena attuazione della Direttiva UE 2026/1275, garantire stabilità agli investimenti nel settore delle costruzioni e ridurre i costi energetici per le famiglie. In pratica, un Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici ben strutturato offre certezze a operatori, investitori e amministrazioni locali, definendo fasi e priorità per interventi su larga scala.
Obiettivi temporali e focus operativo
I piani devono stabilire tappe intermedie al 2030 e al 2040 e una traiettoria che conduca al raggiungimento degli edifici a emissioni zero (ZEB) entro il 2050.
Tra i punti chiave vi è la riqualificazione iniziale dell’insieme degli edifici più energivori: la Commissione indica di concentrare gli sforzi sul 16% del patrimonio non residenziale con le peggiori prestazioni, insieme a misure per ridurre il consumo medio di energia primaria nel settore residenziale.
Cosa mette a disposizione la Commissione
Per facilitare il lavoro degli Stati membri, la Commissione ha predisposto strumenti operativi: un template annotato per la compilazione del testo e un foglio di calcolo per i dati quantitativi. Questi materiali sono stati concepiti per allineare i Piani ai requisiti dell’Allegato II della EPBD (direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia) e per garantire che vengano trattati tutti gli elementi obbligatori, dalle soglie per gli edifici NZEB e ZEB agli standard minimi di prestazione per gli edifici non residenziali.
Contenuti richiesti e indicatori
I documenti guida richiedono una panoramica aggiornata del patrimonio edilizio nazionale, una roadmap dettagliata per le tappe 2030, 2040 e 2050, politiche e misure già in atto o pianificate, nonché una descrizione delle esigenze di investimento con le relative fonti di finanziamento. Inoltre, bisogna specificare la traiettoria di ristrutturazione per l’edilizia residenziale e le tempistiche per l’eliminazione graduale delle caldaie a combustibili fossili, prevista entro il 2040, oltre a misure per promuovere l’integrazione delle energie rinnovabili.
Conseguenze pratiche e prossimi passi
Ricevute le lettere, gli Stati hanno un periodo di riscontro di due mesi: una replica che argomenti il ritardo o la presentazione immediata del PNRE può evitare l’avanzamento della procedura. Se la risposta non sarà soddisfacente, la Commissione potrà emettere un parere motivato e procedere con fasi più incisive della procedura di infrazione.
Sul piano operativo, il mancato invio rallenta l’attivazione di investimenti pubblici e privati necessari per la transizione energetica degli edifici e complica il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Unione.
Per tecnici e professionisti del settore, la direttiva e i relativi Piani aumentano la necessità di strumenti e competenze per valutare, progettare e certificare interventi ad alte prestazioni energetiche: dal calcolo delle prestazioni e della redazione dell’APE fino alle diagnosi energetiche e all’adozione di indicatori come lo SRI. A livello nazionale, la sfida è trasformare gli indirizzi europei in piani concreti e finanziati, capaci di guidare la riqualificazione degli edifici nei prossimi decenni.

