Negli ultimi mesi numerosi clienti di Azure nel Regno Unito hanno riferito difficoltà ad ottenere risorse nella regione UK South. Diverse segnalazioni pubbliche e thread online descrivono richieste di quota respinte e migrazioni interrotte a causa dell’indisponibilità di VM, in particolare per istanze AMD, workload HPC e macchine dotate di GPU. Queste esperienze mettono in luce un problema operativo che alcuni osservatori collegano alla forte domanda di capacità per servizi di intelligenza artificiale.
Fonti anonime e commenti su forum riferiscono che molte aziende hanno dovuto fermare progetti di migrazione: un caso citato descrive il trasferimento del 75% del personale, con circa 40 vCPU in uso, bloccato perché tutte le richieste aggiuntive sono state negate. I clienti sottolineano la necessità di latenza bassa e vincoli sul mantenimento dei dati nel territorio nazionale, ragioni per cui non possono spostare carichi su regioni estere.
Allo stesso tempo circola la percezione che alcune risorse siano state riallocate per sostenere l’espansione di servizi AI interni.
Che cosa sta causando la scarsità
Le spiegazioni variano: per alcuni la causa principale è la priorità data all’installazione di server con GPU necessari per Copilot AI e altri servizi simili, che consumano molta potenza elettrica e spazio rack. L’ambiente datacentre è vincolato da fattori fisici come limiti di alimentazione, raffreddamento e disponibilità hardware, e poche decine o centinaia di acceleratori possono ridurre significativamente la capacità disponibile per istanze tradizionali. Un consulente indipendente ha osservato che in UK South sono offerte molte più varianti di GPU rispetto a UK West, amplificando l’ancoraggio delle nuove istanze nella regione meridionale.
Impatto su istanze specifiche
I clienti riferiscono scarsità particolarmente acuta per VM basate su AMD e per famiglie pensate per calcoli intensivi (HPC), oltre a problemi su istanze grafiche. Questo crea un paradosso operativo: le aziende che hanno bisogno di risorse locali per motivi di conformità o performance si trovano costrette ad attendere o a riprogettare le proprie architetture. Alcuni segnalano che una zona di disponibilità sembra più colpita delle altre, mettendo in discussione la resilienza che le Availability Zone dovrebbero garantire.
Architettura regionale e possibili soluzioni
La configurazione delle regioni nel Regno Unito è un elemento chiave: UK South offre Availability Zones distribuite su tre datacentre, mentre UK West è basata su un singolo sito in Galles meridionale. Molte organizzazioni usano UK South come sede primaria e UK West come failover per il disaster recovery.
Il problema di capacità in UK South ha quindi conseguenze operative immediate per chi non può spostare workload tra regioni per vincoli di latenza o compliance.
Nuova capacità in arrivo
Secondo dati di settore citati, circa 121MW di nuova capacità datacentre sono previsti per il completamento nel 2026 in aree rilevanti per UK South e UK West. I maggiori sviluppi comprendono progetti di Virtus a High Wycombe (Bucks), Kao a Harlow (Essex) e Vantage a Newport (South Wales). Questi ampliamenti potrebbero offrire margine per riallocare risorse, ma richiedono tempo per entrare in servizio e per essere assorbiti dal mercato.
Reazioni e prospettive
Microsoft ha risposto alle preoccupazioni ricordando che Azure è erogato tramite una rete globale di regioni e che l’allocazione delle risorse è monitorata per supportare i clienti; l’azienda afferma di adattare continuamente l’uso delle risorse per mantenere disponibilità e performance.
I clienti però chiedono maggiore trasparenza sulle priorità di assegnazione e sui tempi previsti per la disponibilità di nuove istanze. Nel frattempo molte organizzazioni valutano strategie alternative come multi-cloud, ridimensionamento architetturale o attese coordinate con i fornitori per completare le migrazioni.
In sintesi, la situazione in UK South mette in evidenza il conflitto tra domanda crescente di capacità per l’AI e le necessità operative consolidate delle imprese. L’evoluzione dei progetti datacentre annunciati per il 2026 e l’allocazione interna delle risorse cloud saranno determinanti per stabilizzare l’offerta e permettere alle aziende di completare migrazioni e scalare applicazioni mission-critical.

