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Possibile denuncia Ue sull’AI Mode di Google: cosa ha detto Agcom

Agcom, guidata da Giacomo Lasorella, annuncia l'intenzione di portare all'attenzione della Commissione europea l'impatto dell'AI Mode di Google su informazione e pluralismo

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Agcom ha annunciato l’intenzione di segnalare alla Commissione europea il funzionamento dell’AI Mode di Google, riaprendo il dibattito sul rapporto tra motori di ricerca e giornalismo. La dichiarazione del presidente Giacomo Lasorella è stata pronunciata in un convegno universitario dedicato all’intelligenza artificiale pubblicato il 19/02/. L’azione dell’Autorità riguarda aspetti tecnologici, regolamentari e la sostenibilità economica delle testate.

Timori sul pluralismo informativo e sull’accesso alle fonti

L’Autorità ha espresso preoccupazione per l’effetto della sintesi automatica proposta in cima ai risultati di ricerca. Secondo Agcom, la funzione potrebbe ridurre i clic verso i siti delle testate. Ciò si tradurrebbe in minore visibilità e ricavi per gli editori.

Il nodo centrale è il rischio per il pluralismo informativo, inteso come la capacità dei cittadini di accedere a più fonti di notizie.

I dati di compravendita mostrano come la visibilità online incida sui ricavi editoriali. Nel mercato informativo la location è tutto: la posizione nei risultati di ricerca determina traffico e monetizzazione.

Motivazioni della segnalazione e ruolo del DSA

La segnalazione nasce da «preoccupazioni» ritenute fondate dall’autorità, già espresse da altri regolatori europei e da associazioni di editori. Il punto centrale riguarda la trasformazione del percorso informativo: AI Overviews e AI Mode offrono risposte sintetiche che possono ridurre il ricorso al link verso la fonte originale. Nel mercato informativo la location è tutto: la posizione nei risultati determina traffico e monetizzazione.

Secondo l’autorità, la pratica solleva questioni relative ai principi di libertà di informazione sanciti a livello europeo e al diritto del pubblico di consultare fonti multiple.

Sul piano normativo il DSA introduce obblighi di trasparenza e misure di gestione del rischio per le piattaforme online, che possono risultare pertinenti per la valutazione del fenomeno. I dati di utilizzo e le modalità di generazione dei riassunti saranno elementi chiave per le verifiche successive.

I dati di utilizzo e le modalità di generazione dei riassunti saranno elementi chiave per le verifiche successive. Per questo motivo l’autorità sottolinea l’importanza del Digital Services Act come quadro di riferimento europeo per l’accountability delle piattaforme. Il regolamento facilita il coordinamento tra autorità nazionali e istituzioni comunitarie e introduce obblighi specifici sulle pratiche algoritmiche e la trasparenza.

Nel mercato digitale, come nel mattone, la location normativa determina responsabilità e strumenti di intervento.

In particolare, l’attenzione si concentra sui criteri di trasparenza dei processi di sintesi automatica e sulla tracciabilità delle fonti usate dai sistemi. Tali elementi sono considerati fondamentali per valutare eventuali danni a editori e utenti.

Gli sviluppi attesi riguardano verifiche tecniche sui flussi dati e confronti tra le autorità competenti a livello europeo. Le autorità hanno indicato che saranno esaminate le procedure di controllo interno delle piattaforme e le misure di mitigazione adottate per ridurre i rischi segnalati.

Accuse degli editori e dati sulla perdita di traffico

L’autorità ha indicato che saranno esaminate le procedure di controllo interno delle piattaforme e le misure di mitigazione adottate per ridurre i rischi segnalati. Nel contesto delle verifiche, la Federazione degli editori ha formalizzato un reclamo.

Gli editori sostengono che le risposte automatiche riducono il traffico verso i siti giornalistici.

I denuncianti riferiscono cali rilevanti nei tassi di clic in mercati dove funzionalità analoghe sono già attive. Secondo gli editori, la conseguenza diretta è una riduzione delle entrate pubblicitarie e di abbonamento. I dati citati alimentano l’ipotesi che l’introduzione delle risposte automatizzate stia alterando l’equilibrio economico dell’ecosistema informativo.

L’istruttoria procede con la raccolta di evidenze quantitative e con richieste di chiarimenti alle piattaforme interessate. Saranno valutate anche possibili misure coordinate a livello europeo per mitigare l’impatto segnalato.

La risposta di Google e il confronto pubblico

A seguito delle preoccupazioni sollevate dagli editori, Google ha respinto l’accusa secondo cui le nuove funzionalità sostituirebbero il ruolo della stampa. Diego Ciulli, responsabile Government Affairs in Italia, ha sostenuto che le novità costituiscono un’evoluzione del motore di ricerca e non una sua sostituzione.

Secondo l’azienda, funzioni come AI Overview e AI Mode offrono sintesi rapide mantenendo i link alle fonti originali, con l’obiettivo di favorire l’approfondimento degli utenti. Google ha inoltre affermato che l’introduzione di tali strumenti ha incrementato l’interesse per le ricerche e, in alcuni casi, il tempo dedicato all’analisi delle fonti, contraddicendo le preoccupazioni degli editori.

Ciulli ha concluso dichiarando la disponibilità dell’azienda a collaborare con autorità ed editori per affrontare le criticità segnalate e a fornire dati sulle modalità di utilizzo delle nuove funzioni.

Il confronto tra Agcom e Google resta articolato. Alcuni membri dell’autorità hanno espresso preoccupazione per la compresenza delle fonti e per il rischio che la posizione zero assorba l’attenzione dell’utente. Altre voci, invece, hanno difeso l’innovazione come strumento per migliorare l’accesso all’informazione e l’efficienza nella fruizione dei contenuti. Secondo fonti interne, l’istruttoria è ancora in corso e non sono state adottate decisioni formali, con richieste di ulteriori dati e chiarimenti rivolti sia a Google sia agli editori.

Questioni procedurali e trasparenza

Il confronto istituzionale è ancora in corso e i commissari hanno rilevato carenze nel percorso decisionale. Alcuni membri hanno criticato l’annuncio pubblico privo di un passaggio completo in Consiglio. Hanno richiamato la necessità di una istruttoria documentata che sostenga azioni così rilevanti. Per i critici, la legittimità dell’intervento dipende dalla qualità delle valutazioni interne e dalla tracciabilità delle scelte. Sono state inoltre richieste copie dei pareri tecnici e dei verbali che hanno motivato l’annuncio, oltre a ulteriori dati a Google e agli editori coinvolti.

Prospettive e possibili sviluppi

Dal punto di vista procedurale, una segnalazione formale di Agcom alla Commissione europea aprirebbe una valutazione a livello comunitario. Il processo coinvolgerebbe i coordinatori nazionali dei servizi digitali e potrebbe tradursi in un’istruttoria congiunta. Tra gli esiti possibili figurano raccomandazioni per modifiche operative alle piattaforme o prescrizioni specifiche per la trasparenza degli algoritmi. Parallelamente, il confronto istituzionale potrebbe stimolare negoziazioni tra piattaforme e editori per soluzioni commerciali o tecniche finalizzate a tutelare la visibilità delle testate senza ostacolare l’innovazione.

Il dibattito solleva una questione sistemica: come bilanciare innovazione tecnologica e tutela del pluralismo informativo in un ecosistema digitale in rapida trasformazione. I dati di compravendita mostrano che la monetizzazione dell’attenzione online incide direttamente sulla sostenibilità economica del giornalismo. Per questo motivo sono già state richieste copie dei pareri tecnici e dei verbali che hanno motivato l’annuncio, oltre a ulteriori dati a Google e agli editori coinvolti. È attesa una decisione sulle prossime fasi procedurali, con il possibile avvio di un procedimento comunitario o l’intensificarsi di tavoli negoziali tra le parti.

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Scritto da Staff

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