Salta al contenuto
8 Ottobre 2026

Portsmouth sfida i costi dell’elettricità con la rete shore power

Portsmouth ha acceso la prima shore power ad alta tensione, ma il prezzo dell’elettricità potrebbe impedirne l’uso.

Portsmouth sfida i costi dell’elettricità con la rete shore power

Portsmouth International Port ha compiuto un passo storico: lanciando la prima rete shore power ad alta tensione e con più banchine del Regno Unito. L’infrastruttura consente alle imbarcazioni ormeggiate di collegarsi alla rete elettrica e di spegnere i propri generatori a combustione, con l’obiettivo di ridurre le emissioni locali e contribuire alla decarbonizzazione del trasporto marittimo.

Il progetto, denominato Sea Change, ha richiesto un potenziamento della rete fino a 15 MVA, sufficiente per alimentare contemporaneamente due traghetti e una nave da crociera. L’intervento, realizzato con il supporto di partner come ABB, Balfour Beatty e l’Università di Portsmouth, segna un vero punto di svolta per la capacità operativa del porto e per la sua ambizione di diventare una struttura a net zero.

Una rete shore power ad alta tensione per Portsmouth

Il nuovo impianto è stato concepito per gestire carichi elevati, garantendo una fornitura stabile a più punti di attracco. Grazie alla capacità di 15 MVA, il porto può ora fornire energia a più navi in simultanea, riducendo così la dipendenza da generatori a bordo e migliorando la qualità dell’aria per le comunità limitrofe.

Upgrade della rete a 15 MVA

L’ammodernamento ha comportato l’installazione di trasformatori di nuova generazione, cavi ad alta capacità e sistemi di controllo avanzati. Questi elementi permettono di gestire picchi di domanda senza sovraccaricare la rete nazionale, un requisito fondamentale per mantenere la continuità del servizio anche durante le ore di punta.

Il peso dei costi energetici sulle imbarcazioni

Nonostante i vantaggi ambientali, l’aspetto economico si è rivelato più complesso. Oggi l’energia elettrica rappresenta l’80-85 % del costo totale sostenuto da una nave che utilizza la shore power, mentre le tariffe portuali coprono solo il 15-20 %. Questo squilibrio rende l’alimentazione dalla rete più costosa rispetto all’uso del proprio generatore, soprattutto in un contesto di prezzi energetici in continuo aumento.

Le prospettive non migliorano: il porto prevede un incremento annuo del 10 % dei costi di Transmission Network Use of System (TNUoS) nei prossimi cinque anni. Tale crescita, sommata alle già elevate tariffe elettriche del Regno Unito, potrebbe ridurre ulteriormente la convenienza della shore power per gli armatori.

Il direttore del porto, Mike Sellers ha sottolineato la necessità di un sostegno governativo. In particolare, Portsmouth richiede l’esenzione dall’IVA sull’elettricità fornita alle navi, una misura già annunciata per le utenze domestiche dal Primo Ministro Andy Burnham. L’eliminazione dell’IVA rappresenterebbe un “correttivo immediato” per rendere la shore power economicamente attraente.

Parallelamente, il porto presenterà il nuovo white paper “Plugging in – Portsmouth’s shore power journey and the future of clean ports” al GreenPort Congress, che si terrà dal 7 al 9 ottobre 2026. Il documento, redatto con il British Ports Association e vari partner tecnici, raccoglie le esperienze maturate negli ultimi cinque anni e propone linee d’azione per la diffusione nazionale della tecnologia.

Autore

Susanna Riva

Susanna Riva osserva Bologna dalla finestra dell’Archivio di Stato dove una volta ha passato una settimana a consultare faldoni sulle cooperative cittadine: quel documento segnò la scelta editoriale di approfondire responsabilità istituzionali. Tiene linea critica nella redazione, amante del caffè lungo e del taccuino sempre pieno.