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Portafoglio digitale: oltre 10 milioni di attivazioni per IT-Wallet e 17,3 milioni di documenti

IT-Wallet è diventato un'opzione diffusa per conservare documenti pubblici sullo smartphone: adozione, attori coinvolti, modalità di attivazione e piani futuri spiegati in modo chiaro

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IT-Wallet, il portafoglio digitale pubblico per i Documenti su IO, ha superato quota 10 milioni di attivazioni: un traguardo che fotografa sia l’aumento di fiducia dei cittadini nei servizi digitali della Pubblica Amministrazione sia la domanda crescente di strumenti che semplificano la gestione dei documenti personali. Dietro questo successo ci sono scelte tecniche, regole e responsabilità che vanno monitorate con attenzione, a partire dalla protezione dei dati e dalla conformità al GDPR.

Adozione e numeri
L’adozione continua a crescere: sono oltre 17,3 milioni i documenti caricati nella sezione “portafoglio” dell’app IO. Tra i documenti più diffusi spiccano la patente di guida e la tessera sanitaria (la Tessera Europea di Assicurazione Malattia), ciascuna con circa 8,5 milioni di attivazioni.

La carta europea della disabilità conta invece circa 200 mila inserimenti. Questi numeri mostrano non solo ampiezza ma anche profondità d’uso: lo strumento viene impiegato in contesti diversi e da fasce di popolazione ampie.

Perché il dato conta
Raggiungere le dieci milioni di attivazioni significa che molti cittadini trovano il servizio utile e pratico: quando una soluzione digitale è semplice da usare, la sua diffusione accelera. Al tempo stesso, però, la scelta di digitalizzare documenti personali porta con sé vincoli e responsabilità: il sistema è pensato come opzionale e non sostituisce automaticamente il documento cartaceo. L’utente mantiene il controllo — i file vengono inseriti nel portafoglio solo dopo una sua esplicita richiesta e previa autenticazione forte (SPID o CIE).

Chi gestisce il servizio
La governance del progetto coinvolge più attori.

Il Dipartimento per la trasformazione digitale coordina la politica e la titolarità amministrativa; l’emissione dei file con valore digitale è affidata all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; PagoPA SpA gestisce l’app IO e il servizio IT-Wallet. Questo modello suddivide responsabilità e riduce i rischi legati a singoli punti di errore, ma richiede contratti chiari, audit regolari e procedure di disaster recovery aggiornate.

Sicurezza, interoperabilità e responsabilità operative
Sul piano tecnico-amministrativo, l’imperativo è garantire autenticità, integrità e disponibilità dei documenti. Le amministrazioni titolari dei dati — come il MIT per le patenti, il MEF tramite la Ragioneria Generale e l’INPS per i dati previdenziali — devono assicurare flussi informativi controllati e verifiche prima dell’emissione. Ciò implica test di integrazione, audit dei log, aggiornamenti software costanti e controlli di accesso stringenti.

Alle imprese partner viene richiesto di armonizzare le proprie procedure di data protection con gli standard pubblici.

Limiti e garanzie per i cittadini
Il modello si basa su tre pilastri: scelta, trasparenza e sicurezza. L’utente può sempre preferire il cartaceo; il digitale affianca il formato tradizionale senza sostituirlo automaticamente. L’inserimento dei documenti avviene solo tramite richiesta esplicita e autenticazione forte, mentre le misure di protezione devono rispettare le indicazioni del Garante per la protezione dei dati. L’accessibilità resta un punto chiave: bisogna evitare che chi è meno digitalizzato venga escluso dall’uso dei servizi.

Sviluppi attesi
L’architettura della piattaforma è pensata per crescere: tra le prossime tappe c’è l’introduzione della tessera elettorale in formato digitale e l’allargamento della gamma di documenti disponibili. Ogni nuova estensione richiederà verifiche tecniche, aggiornamenti normativi e garanzie operative per mantenere interoperabilità e sicurezza.

Cosa cambia per le PA e per il pubblico
Per le amministrazioni pubbliche il rollout comporta obblighi operativi: aggiornare processi di emissione, rafforzare sistemi di audit e pianificare attività di compliance al GDPR. Serve anche formazione del personale e canali di supporto per i cittadini. Per gli utenti, il risultato concreto è una burocrazia più snella: controlli più rapidi, meno carta e pratiche che possono essere accelerate, pur mantenendo la libertà di scelta. Il cammino però non si esaurisce qui: la sfida ora è consolidare la sicurezza, garantire trasparenza nelle responsabilità tra enti e fornitori, e sviluppare l’ecosistema in modo inclusivo e sostenibile.

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Scritto da Staff

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