Il 13 febbraio a Roma il governo ha svelato il nuovo piano nazionale per la sostenibilità urbana, un pacchetto di misure pensato per trasformare città e periferie con interventi mirati e risorse dedicate. L’iniziativa mette insieme investimenti pubblici, fondi europei e incentivi fiscali, e si rivolge a comuni, città metropolitane e aree periurbane con azioni che vanno dalla riqualificazione energetica degli edifici alla mobilità a basse emissioni, fino all’ampliamento del verde cittadino.
Un approccio che guarda al territorio Ogni scelta progettuale del piano assume il territorio e le filiere locali come punti di partenza: non si tratta soltanto di cantieri o tecnologie, ma di valorizzare competenze, materiali e reti produttive presenti sui luoghi. Il documento punta a creare sinergie tra interventi, sostenendo proposte che integrino sviluppo urbano e qualità delle forniture locali.
Obiettivi principali L’obiettivo dichiarato è duplice: ridurre le emissioni prodotte nelle aree urbane e rendere le città più resilienti ai rischi climatici. Per farlo si intrecciano misure di mitigazione — come l’efficientamento energetico degli immobili — e azioni di adattamento, ad esempio attraverso il potenziamento delle aree verdi che aiutano a combattere le isole di calore e a migliorare la gestione delle acque.
Linee d’intervento e risorse Il piano si struttura intorno a tre direttrici: interventi sull’involucro e sugli impianti degli edifici pubblici e privati, potenziamento del trasporto collettivo e sviluppo di progetti di riforestazione e corridoi verdi urbani. Le risorse messe in campo sono nazionali, integrate da contributi europei e da meccanismi di cofinanziamento: i comuni che presenteranno progetti conformi ai criteri riceveranno supporto economico pluriennale.
L’accesso ai fondi sarà subordinato alla presentazione di piani tecnico-finanziari, e l’assistenza tecnica sarà garantita attraverso sportelli regionali.
Edilizia ed efficienza energetica Sul fronte degli edifici il piano dettaglia interventi volti a ridurre i consumi, sostituire impianti obsoleti e favorire l’integrazione di fonti rinnovabili. Sono previsti incentivi per chi raggiunge elevati standard di efficienza e sportelli tecnici regionali per accompagnare amministrazioni e privati nella progettazione e nell’accesso alle risorse. Un capitolo specifico è dedicato ai piccoli comuni, che riceveranno supporto per la progettazione e la rendicontazione, riconoscendo le difficoltà operative degli enti con minori capacità amministrative.
Mobilità e infrastrutture verdi Per decongestionare i centri e migliorare la qualità dell’aria, il piano include l’ampliamento di corsie preferenziali, il rinnovo delle flotte del trasporto pubblico con mezzi a basse emissioni e misure di sostegno alla micromobilità: piste ciclabili, percorsi pedonali e soluzioni logistiche a basso impatto.
Sul versante ambientale, si promuovono progetti di riforestazione urbana e la creazione di corridoi verdi che aumentano la permeabilità del suolo, favoriscono la biodiversità e mitigano gli effetti del caldo estivo.
Ruolo degli enti locali e criteri di selezione L’attuazione sul territorio sarà demandata agli enti locali, che dovranno candidare proposte rispettando criteri volti a massimizzare l’impatto sulla riduzione delle emissioni, i benefici per la salute pubblica e l’inclusione sociale. I progetti dovranno rispettare requisiti tecnici minimi e prevedere piani di monitoraggio: lo Stato e le Regioni utilizzeranno indicatori condivisi per valutare i progressi, richiedendo report periodici e controlli tecnici per assicurare trasparenza e corretto impiego delle risorse.
Monitoraggio, trasparenza e partenariati Per rendere il processo tracciabile, il piano prevede piattaforme digitali di rendicontazione e la pubblicazione di report accessibili.
Sono inoltre previsti partenariati pubblico-privati e accordi con il terzo settore: i contratti con operatori esterni conterranno clausole per tutelare l’ambiente, la protezione dei dati e l’accesso alle informazioni. Tra gli indicatori che verranno monitorati figurano consumo energetico, qualità dell’aria e superficie di verde urbano, utili per valutare l’efficacia degli interventi e correggere la rotta quando necessario.
Prossime tappe Nei prossimi mesi saranno aperti i bandi, con priorità per i comuni che dispongono già di piani di intervento approvati. Sono previste sessioni informative per gli enti locali e l’attivazione di un protocollo operativo per accelerare le istruttorie. Entro il primo anno è atteso un report intermedio che valuterà l’avanzamento delle opere e confronterà i risultati con gli indicatori stabiliti, offrendo così elementi concreti per eventuali aggiustamenti.
Il valore della filiera locale Elena Marchetti, food writer e esperta di filiere, ha richiamato l’attenzione sull’importanza di legare le scelte progettuali alla valorizzazione delle risorse locali: una filiera corta e di qualità non è solo un vantaggio economico, ma aumenta la sostenibilità complessiva degli interventi. Anche per questo il piano privilegia proposte capaci di attivare cofinanziamenti e collaborazioni con partner privati e organizzazioni del terzo settore.
Un approccio che guarda al territorio Ogni scelta progettuale del piano assume il territorio e le filiere locali come punti di partenza: non si tratta soltanto di cantieri o tecnologie, ma di valorizzare competenze, materiali e reti produttive presenti sui luoghi. Il documento punta a creare sinergie tra interventi, sostenendo proposte che integrino sviluppo urbano e qualità delle forniture locali.0

