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Perché il Regno Unito e l’Europa cercano la sovranità digitale nel cloud

Analisi delle pressioni politiche e del mercato per aumentare la sovranità digitale, con numeri, iniziative europee e campagna per favorire fornitori locali

Perché il Regno Unito e l'Europa cercano la sovranità digitale nel cloud

Negli ultimi mesi si è intensificato il dibattito pubblico su cosa significhi davvero sovranità digitale per governi e servizi essenziali. In gennaio 2026, 45 deputati del Regno Unito hanno presentato una mozione parlamentare denominata “UK digital sovereignty strategy” per segnalare la dipendenza di servizi pubblici, processi democratici e infrastrutture critiche da pochi grandi fornitori digitali. Questo fenomeno, spesso sintetizzato con il termine hyperscaler, solleva interrogativi su resilienza, controllo e valore economico per l’economia nazionale.

La questione non è limitata al Regno Unito: ad ottobre 2026 il gruppo del Partito Popolare Europeo ha chiesto la creazione di un forum tecnologico permanente per guidare la Strategia digitale dell’UE e sviluppare infrastrutture cloud, AI e dati “libere dal controllo esterno”. A novembre si è poi svolto un grande summit a Berlino che ha radunato centinaia di decisori e operatori del settore, ribadendo l’urgenza di strumenti e fornitori europei capaci di competere a pari condizioni con i giganti statunitensi.

Quanto è radicata la dipendenza del settore pubblico

I numeri tracciano un quadro netto: nel 2026/2026 il 95% delle organizzazioni pubbliche centrali e locali del Regno Unito ha sostenuto spese per servizi di cloud hyperscaler, e la quota sale al 99% se si considerano i servizi SaaS basati su queste piattaforme. L’indagine condotta da Tussell e Computer Weekly su oltre 1.100 enti mostra che 21 dei 22 ministeri presi in esame hanno speso per hyperscaler, e che 13 di questi hanno destinato oltre il 50% del budget tecnologico a tali soluzioni. I principali investimenti pubblici includono Ministero della Difesa (£1,09bn), HM Revenue & Customs (£1,01bn), Home Office (£775m), Department for Work and Pensions (£622m) e NHS England (£442m).

Conseguenze operative e di politica pubblica

Questa concentrazione crea problemi pratici: benché il cloud offra scalabilità e velocità, l’elevato ricorso a pochi fornitori comporta rischi di lock-in, costi elevati e difficoltà di uscita. Gli accordi di spesa impegnata e le aggiudicazioni dirette, secondo critici come Nicky Stewart dell’Open Cloud Coalition, hanno favorito l’entrata profonda di AWS e Microsoft nel mercato pubblico, limitando l’accesso dei fornitori nazionali e aumentando il prezzo pagato dal contribuente fino a cifre stimate intorno a £500m l’anno.

La risposta normativa e le incertezze del governo

A livello istituzionale il quadro è in evoluzione: il Department for Science, Innovation and Technology ha dichiarato che il tema è complesso e che non esiste una definizione globale concordata di sovranità digitale.

La posizione riflette un approccio prudente, ma per alcuni parlamentari come Tim Clement-Jones la mancanza di definizioni può tradursi in una reale riluttanza a regolamentare. Sul piano della concorrenza, la Competition and Markets Authority ha già osservato un mercato fortemente concentrato e ha pubblicato un rapporto a luglio 2026 che evidenzia effetti negativi sulla competizione; inoltre l’authority era prevista per un nuovo esame entro la fine di marzo su possibili misure mirate.

Strumenti potenziali: SMS e regole d’ingaggio

Tra gli strumenti discussi figura lo status strategico di mercato (SMS), che permetterebbe di imporre interventi su misura nei confronti dei grandi operatori cloud. Allo stesso tempo, politiche di procurement pubblico, standard di sicurezza e certificazioni potrebbero essere ripensate per favorire alternative sovrane; senza segnali chiari però i fornitori locali faticano a crescere e a essere competitivi sul lungo termine.

Iniziative europee e crescita di capacità native

L’Europa ha avviato diversi progetti per arginare la dipendenza: il programma Gaia-X per un’infrastruttura dati europea, le certificazioni di sicurezza francesi come SecNumCloud e l’iniziativa Cloud de confiance, oltre all’IPCEI-CIS industriale che riunisce aziende e istituti di vari Paesi. Figura politica come Axel Voss spinge per ridurre la burocrazia e creare condizioni favorevoli a fornitori europei, proponendo piloti che combinino risorse di calcolo e spazi dati, strumenti “EU-by-default” e meccanismi di finanziamento per aumentare scala e competitività.

Secondo sostenitori della sovranità, la scelta è netta: o si sostengono politiche che consentano a fornitori locali di crescere, oppure si rischia di perdere competenze e capacità industriali strategiche. Come sottolinea Nicky Stewart, esistono molti operatori UK in grado di offrire soluzioni sicure e di valore, adatte a carichi di lavoro che non richiedono la scala degli hyperscaler ma che necessitano di maggiore controllo, personalizzazione e conformità sovrana. La domanda politica è dunque: che segnali vogliamo inviare per far fiorire un ecosistema cloud nazionale ed europeo sostenibile?

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Scritto da Social Sophia

Cresciuta con lo smartphone in mano, ha costruito una community autentica prima ancora di diventare giornalista. Parla ai lettori come parlerebbe agli amici: diretto, senza formalità inutili, ma sempre con qualcosa di utile da dire. Il giornalismo per lei è conversazione, non lezione. Se un articolo non genera commenti, ha fallito.

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