FLASH – Nelle ultime ore un sondaggio commissionato dall’Open Cloud Coalition descrive il mercato cloud britannico in fermento: la maggioranza dei fornitori interpellati chiede un’azione regolamentare urgente per prevenire un ulteriore consolidamento dei due hyperscaler più grandi.
Le preoccupazioni emergono mentre la Competition and Markets Authority (CMA) valuta se attribuire lo status strategico di mercato ad AWS e Microsoft Azure, misura che permetterebbe interventi mirati per correggere squilibri competitivi.
Risultati chiave del sondaggio e sensazioni del mercato
FLASH – Il sondaggio commissionato dall’Open Cloud Coalition indica preoccupazione diffusa tra i provider. Il 71,2% ha classificato come urgente o estremamente urgente un intervento regolamentare. Il 74,8% ritiene che le società dominanti potrebbero rafforzare la loro posizione senza misure tempestive.
L’82% dei concorrenti ha segnalato ostacoli operativi e commerciali nel confronto con i grandi operatori del cloud.
Pratiche che ostacolano la competizione
I rispondenti elencano comportamenti percepiti come anti‑competitivi. Tra questi figurano licenze software restrittive, bundle commerciali, limitazioni all’interoperabilità e sconti condizionati a impegni di spesa. Secondo il campione, tali pratiche creano barriere di ingresso che penalizzano le realtà più piccole e riducono la dinamica concorrenziale.
Impatto sui clienti e sul settore pubblico
A valle di tali criticità, il sondaggio rileva effetti concreti per clienti e amministrazioni. Il 68% degli acquirenti prevede un aumento dei costi. Quasi due terzi del campione segnala una riduzione della flessibilità organizzativa, con più vincoli nelle scelte operative e nell’allocazione delle risorse.
Nel settore pubblico la dinamica è più complessa. L’adozione di offerte consolidate ha vincolato numerose amministrazioni ai contratti dei due hyperscaler. Ciò complica le strategie di multi-cloud e le eventuali migrazioni verso fornitori alternativi. Le fonti del sondaggio indicano che la dipendenza contrattuale rappresenta un ostacolo significativo per la concorrenza e per l’innovazione nei servizi pubblici.
Capacità di cambiare fornitore: ostacoli pratici
Secondo Nicky Stewart, consigliere senior dell’Open Cloud Coalition, la sfida supera gli aspetti puramente contrattuali. Le amministrazioni e le aziende affrontano carenze di competenze, tempi di migrazione prolungati e incertezza sui costi di migrazione. Questi fattori aumentano l’onere della transizione verso nuovi fornitori e riducono l’efficacia delle politiche di concorrenza.
Inoltre, osserva Stewart, iniziative pubbliche come G-Cloud 15 sono state criticate perché, pur prevedendo opzioni di aggiudicazione diretta, avrebbero complicato l’accesso alle framework per i provider domestici.
Tale dinamica contribuisce a consolidare le barriere operative già indicate nel sondaggio.
Fattori esterni e pressione internazionale
Tale dinamica contribuisce a consolidare le barriere operative già indicate nel sondaggio. Sul fronte esterno, regolatori e autorità di controllo hanno intensificato le verifiche sulle pratiche dei fornitori cloud. In diverse giurisdizioni le indagini mirano a valutare possibili comportamenti anticoncorrenziali e rischi per la concorrenza.
Segnali dagli stakeholder
La Commissione europea e la Federal Trade Commission negli Stati Uniti hanno avviato accertamenti che interessano le stesse dinamiche di mercato. Queste iniziative hanno aumentato la pressione sul regno unito affinché allinei le proprie contromisure a quelle internazionali.
Gli stakeholder esprimono frustrazione per la lentezza delle risposte regolatorie. Esperti e rappresentanti del settore sostengono che ritardi prolungati rafforzano il potere dei leader di mercato.
Inoltre, l’evoluzione delle applicazioni che sfruttano intelligenza artificiale rende la disponibilità di infrastrutture cloud competitive un fattore strategico per l’innovazione nazionale.
Quali misure può adottare la CMA
In seguito al riconoscimento dello SMS, la CMA potrà imporre interventi mirati per ridurre le barriere alla concorrenza. Le misure previste comprendono obblighi su pratiche di licensing, norme per migliorare l’interoperabilità e vincoli agli schemi di sconto collegati a impegni di spesa. L’obiettivo è ripristinare condizioni che facilitino l’ingresso e la crescita di fornitori alternativi.
Gli interventi potrebbero includere requisiti di trasparenza sui contratti, limiti alle clausole di esclusiva e obblighi di portabilità dei dati. Tali misure mirano a rendere più semplice la scelta di fornitori diversi e a ridurre i costi di switching per le imprese.
Costi per il Regno Unito e urgenza dell’azione
Secondo il rapporto della CMA, la concentrazione nel mercato cloud potrebbe costare al Paese circa £500m l’anno in spese superiori sui servizi cloud. Questo dato è citato dagli stakeholder come argomento a favore di interventi rapidi ed efficaci.
La stima rafforza la tesi che la regolazione non sia solo una questione di correttezza concorrenziale, ma anche di efficienza economica e competitività nazionale. Sul piano operativo, la priorità indicata dagli esperti è limitare pratiche che impediscono la comparabilità delle offerte e ostacolano l’entrata di nuovi operatori.
In attesa della decisione finale, prevista entro la fine di marzo, il confronto resta acceso tra chi sollecita interventi rapidi e chi invoca prudenza. Le imprese e gli investitori chiedono strumenti per riequilibrare il mercato; le autorità privilegiano misure proporzionate e calibrate. Quel che appare certo è che la direzione futura del mercato cloud britannico influenzerà la concorrenza, i costi e lo sviluppo tecnologico. La decisione attesa determinerà interventi concreti e possibili oneri per gli operatori.

