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Oracle, bare metal e agenti AI: controllo dei dati e prestazioni

Oracle riorienta la sua cloud verso server nudi e agenti AI per offrire prestazioni superiori e maggiore tutela dei dati

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Nel panorama cloud moderno Oracle sta scegliendo una via riconoscibile: privilegiare l’infrastruttura pura e l’accesso diretto all’hardware. Secondo i dati aziendali, Oracle Cloud Infrastructure (OCI) ha registrato ricavi per $4,9bn, in crescita dell’84% su base annua, e ha annunciato un impegno di spesa pari a $533bn per soddisfare i contratti di capacità dei clienti. Questa strategia è stata discussa pubblicamente in occasione degli eventi di marzo 2026, dove i dirigenti hanno spiegato perché preferiscono una piattaforma che ricorda più l’hosting datacenter che una tradizionale offerta IaaS generalista.

Un posizionamento focalizzato sull’infrastruttura

Oracle ha costruito OCI intorno a un nucleo di servizi infrastrutturali e oggi dichiara circa 150 web service disponibili in modalità pubblica e privata, con una copertura globale che arriva a 200 regioni.

Questa architettura è pensata per offrire performance elevate e costi contenuti evitando di proliferare servizi di nicchia poco redditizi. La scelta strategica è di mantenere solide basi di calcolo, rete e storage altamente configurabili, invece di aggiungere funzionalità non core che potrebbero appesantire l’offerta.

Approccio ingegneristico e differenziazione

L’orientamento ingegneristico di Oracle è quotidianamente rivolto al supporto del bare metal, invece che alla virtualizzazione come prima istanza. L’azienda sostiene che molti fornitori cloud iniziano dalla virtualizzazione e poi cercano di aggiungere il bare metal, mentre Oracle pensa al contrario: progettare per l’accesso diretto all’hardware e ottimizzare capacità e disponibilità attorno a questo presupposto. Il risultato, dicono i tecnici, è una piattaforma più prevedibile e con una superficie d’attacco più gestibile.

Perché i clienti ad alte prestazioni scelgono il bare metal

Le organizzazioni che richiedono il massimo della capacità di calcolo – in particolare per carichi AI e data-intensive – preferiscono il bare metal per evitare il cosiddetto “tax” della virtualizzazione. Questo sovraccarico può impattare sia l’efficienza dell’hardware sia alcuni aspetti della sicurezza. Offrendo accesso diretto all’hardware, Oracle consente a clienti avanzati di installare i propri livelli di orchestrazione, monitoraggio e sicurezza, ottenendo throughput e latenza che sarebbero più difficili da raggiungere in ambienti virtualizzati condivisi.

Conseguenze operative per i clienti

Una caratteristica distintiva è che l’offerta bare metal di Oracle è realmente “nuda”: non c’è una virtualizzazione sottostante che mascheri storage o networking. Ciò significa che spetta al cliente montare l’intero stack operativo, ma in cambio ha pieno controllo.

Per mitigare i rischi, Oracle investe pesantemente in processi di validazione e nel concetto di root of trust, con convalide hardware e firmware finalizzate a garantire che i server siano sicuri prima di essere consegnati al cliente.

Agentic AI, sicurezza e gestione dei dati

Accanto all’infrastruttura fisica, Oracle ha introdotto evoluzioni significative nell’ambito AI pensate per le aziende che non vogliono trasferire dati sensibili a provider esterni. Il lancio del Private Agent Factory e di funzionalità come Deep Data Security mira a far funzionare agenti AI direttamente nel perimetro del cliente, sia in cloud privato che on-premises. La piattaforma Oracle AI Database 26ai integra componenti come un Unified Memory Core per mantenere contesto multi-modale e opzioni come Vectors on Ice per gestire vettori in tabelle Apache Iceberg.

Strumenti e vantaggi concreti

Tra le funzionalità annunciate ci sono anche il Private AI Services Container per eseguire modelli senza uscire dal firewall aziendale, e integrazioni con Exadata per accelerare ricerche agentiche ad alto volume. Oracle propone inoltre un percorso che parte da un livello gratuito di Autonomous AI Vector Database e può essere ampliato con un clic verso capacità enterprise, riducendo la complessità delle integrazioni tra sistemi specializzati.

Infine, casi d’uso reali sottolineano l’impatto pratico di questa strategia: progetti sanitari come HeartSight del Victor Chang Cardiac Research Institute, costruiti con Oracle AI Database 26ai e OCI Data Science, hanno mostrato in fase pilota riduzioni dei tempi di diagnosi oltre l’80% e una compressione dei volumi di immagini intorno al 95%. Questi esempi illustrano come il mix di bare metal, controllo dati e agenti AI possa tradursi in miglioramenti di efficienza clinica e in un percorso di validazione rigorosa per applicazioni sensibili.

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Scritto da Staff

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