Negli ultimi aggiornamenti l’agenzia spaziale russa Roscosmos ha delineato una roadmap rinnovata per la stazione spaziale ROS, con tappe che vanno dall’installazione dei primi elementi fino al completamento dell’architettura prevista per il 2034. Queste novità arrivano nel contesto di un programma spaziale segnato da ritardi nelle missioni robotiche verso la Luna e da recenti problemi tecnici che hanno rimesso in discussione scadenze e priorità. L’obiettivo principale rimane però quello di assicurare all’industria russa un’infrastruttura orbitale autonoma dopo la fine della ISS.
I piani per la creazione della stazione ROS
Secondo quanto riportato da esponenti di RSC Energia, la costruzione della stazione ROS in orbita terrestre bassa potrebbe concludersi nel 2034, mentre il direttore generale di Roscosmos ha indicato che il primo modulo sarà operativo a partire dal 2028.
Il progetto prevede una prima fase caratterizzata dalla sostituzione del modulo Prichal, attualmente agganciato alla ISS, con una nuova unità denominata UUM. Questa scelta mira a usare risorse esistenti per creare una base che possa poi separarsi dalla ISS e proseguire come nucleo della nuova struttura.
Tempistiche e moduli chiave
Il piano stabilisce che il Prichal, collegato alla stazione dal 2026, sarà sganciato nel 2028 e portato a rientro atmosferico insieme a una navicella cargo Progress per permettere il posizionamento dell’UUM. In seguito il modulo NEM verrà collegato all’UUM e, poco prima della prevista dismissione della ISS intorno al 2030, NEM e UUM si separeranno per costituire il cuore operativo della ROS. A questo nucleo si aggiungerà il modulo ShM, pensato come airlock, e successivamente altri tre moduli che completeranno la stazione entro il 2034.
Logistica dei lanci e vincoli operativi
Le missioni di trasferimento e rifornimento della futura ROS dovrebbero avvenire inizialmente con i vettori consolidati Soyuz e Progress, poiché lo sviluppo di nuovi mezzi non sarebbe previsto nelle prime fasi. I lanci avranno come base il cosmodromo di Baikonur, scelto anche in ragione dell’inclinazione orbitale simile a quella della ISS, mentre il cosmodromo di Vostochny non dovrebbe essere coinvolto nelle operazioni iniziali. Questa strategia limita la necessità di nuovi sistemi di lancio ma riflette anche una preferenza per soluzioni già operative.
Connessioni con progetti lunari
Parallelamente a ROS, la Russia starebbe valutando la realizzazione di una stazione orbitale lunare che potrebbe essere assemblata e testata in collegamento con la ROS prima di essere trasferita verso l’orbita lunare.
L’idea è di adottare come base tecnica elementi progettuali comuni, in particolare il NEM e la navicella Orel, per contenere i costi di sviluppo. Il peso stimato per questa piattaforma sarebbe di circa 22 tonnellate, sfruttando economie di scala nella produzione e nella progettazione.
Ritardi nelle missioni lunari e problemi tecnici
I piani per ROS arrivano mentre il programma lunare robotico russo registra slittamenti significativi: dopo il fallimento di Luna-25 nella seconda metà del 2026, molte missioni sono state riprogrammate. A oggi il lancio di Luna-26 è previsto per la fine del 2028 ma potrebbe spostarsi al 2029; le future missioni di superficie, compresi i lander gemelli Luna-27A e Luna-27B, dovrebbero invece partire a distanza di un anno l’una dall’altra.
Altre date indicate parlano di Luna-29 nel 2032, Luna-30 nel 2034 e Luna-28 nel 2036, quest’ultima posticipata dopo le altre per la sua maggiore complessità operativa.
Vincoli industriali e sviluppi dei vettori
Le difficoltà economiche e tecniche hanno portato a rinvii anche nello sviluppo di nuovi lanciatori: il razzo riutilizzabile Amur non è atteso prima del 2030, il veicolo Soyuz-5 non ha ancora una data certa per il debutto operativo, e il lanciatore Start-1M è stato rimandato al 2027. Nel frattempo il ritmo dei lanci militari continua grazie alla robustezza dei vettori Soyuz-2, ma il quadro complessivo mostra una necessità di riorganizzazione delle priorità per mantenere la sovranità tecnologica nello spazio.
In conclusione, il progetto della stazione ROS rappresenta una risposta strategica alla fine della ISS e un tentativo di preservare capacità nazionali nell’orbita terrestre bassa. Tuttavia, la realizzazione dipenderà dall’abilità di Roscosmos di rispettare tempi e budget, dalla disponibilità dei lanciatori e dalla gestione dei ritardi nei programmi lunari che potrebbero influire sulle risorse e sulle tempistiche complessive.

