Negli ultimi mesi Google ha aggiornato le sue regole per scoraggiare pratiche che peggiorano l’esperienza di navigazione. In particolare, la novità riguarda il dirottamento del pulsante Indietro, un artificio tecnico che impedisce agli utenti di tornare facilmente alla pagina precedente. Questo tipo di intervento viene spesso realizzato con script nascosti e può rimandare l’utente su pagine non previste, con l’obiettivo di aumentare le visualizzazioni di annunci o trattenere il traffico. La misura è stata inserita tra le norme sullo spam per tutelare la qualità dei risultati di ricerca e la fruizione del web.
La scadenza per adeguarsi è fissata al 15 giugno. I siti che non rimuoveranno il codice responsabile del fenomeno rischiano una penalizzazione che può arrivare fino alla rimozione dai risultati di ricerca o a interventi manuali da parte del team di Google.
In caso di azione, il proprietario riceverà una notifica e potrà richiedere una revisione quando il problema sarà risolto. Queste disposizioni interessano tanto i gestori diretti dei siti quanto le piattaforme pubblicitarie che, talvolta, inseriscono componenti responsabili della manipolazione della cronologia.
Cosa si intende per dirottamento del pulsante Indietro
Per capire la portata del divieto è utile una definizione pratica: il dirottamento del pulsante Indietro è una tecnica che modifica la normale azione del pulsante indietro del browser, spesso mediante JavaScript che intercetta gli eventi di navigazione. Quando un utente preme il tasto indietro si aspetta di tornare alla pagina precedente, ma il codice malevolo o ingannevole può aggiungere voci alla cronologia o reindirizzare il visitatore a contenuti non desiderati. Questa manovra non è solo irritante per l’utente, ma viola anche il principio di navigazione prevedibile richiesto per una buona esperienza online.
Meccanismi tecnici e cause
Il meccanismo tipico si basa sull’inserimento di URL fittizi nella history del browser o sulla cattura dell’evento di ritorno per eseguire un reindirizzamento. In molti casi la responsabilità può ricadere su script inclusi da terze parti, come reti pubblicitarie o widget, che introducono comportamenti non voluti. Anche quando non è intenzionale, il risultato è lo stesso: l’utente non riesce a usare il pulsante indietro come previsto. Google specifica che, indipendentemente dalla fonte, il gestore del sito deve garantire l’assenza di tali interventi.
Perché Google lo considera una pratica dannosa
Google ha classificato la tecnica come pratica dannosa perché compromette la fiducia e la qualità dell’esperienza di navigazione. Il motore di ricerca mira a promuovere pagine che rispettano le aspettative dell’utente e penalizza chi cerca di manipolare il comportamento dei visitatori a vantaggio di metriche artificiali o profitti pubblicitari.
L’inserimento nella policy antispam significa che i siti colpevoli possono subire un downgrade nel ranking o essere esclusi dai risultati di ricerca finché il problema non viene corretto.
Chi deve intervenire
I responsabili principali sono i proprietari dei siti, ma anche gli sviluppatori e le piattaforme di terze parti che forniscono script e annunci. Google indica espressamente che spetta al proprietario del dominio verificare e rimuovere eventuali componenti che alterano la navigazione. Un controllo accurato delle librerie esterne e dei tag pubblicitari è quindi essenziale per evitare penalizzazioni e per assicurare che la user experience resti coerente e prevedibile.
Come adeguarsi e cosa fare in caso di segnalazione
Per mettersi in regola è consigliabile eseguire una scansione del sito alla ricerca di script che modificano la history o intercettano eventi del browser.
Rimuovere o aggiornare tali componenti, disattivare plugin sospetti e collaborare con le reti pubblicitarie per eliminare tag problemativi sono passi necessari. Dopo la pulizia, se è stata ricevuta una notifica di penalizzazione, il proprietario può inviare una richiesta di revisione a Google per verificare il ripristino nei risultati di ricerca.

