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Net Working: per attraversare le crisi e le discontinuità serve il catamarano

La società bolognese guidata da Carlo Romanelli punta su valori come il teambuilding, coinvolgendo personaggi sportivi e adesso anche lo sport paralimpico

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Net Working: per attraversare le crisi e le discontinuità serve il catamarano

“Nel 1997, quando siamo nati, la parola networking era ancora di nicchia, ma noi in effetti non eravamo interessati a crescere dimensionalmente, ma puntavamo a un modello a rete, professionale e commerciale”.

Nasce così, con un esplicito calco linguistico, Net Working, la società di consulenza guidata oggi da Carlo Romanelli, l’unico rimasto dei tre soci fondatori (gli altri sono Marco Berti e Cristina Palmieri), che Think ha intervistato. Con il suo team di consulenti e sede a Bologna, ma da sempre con clienti in tutto il territorio nazionale, la società è al fianco di aziende private e pubbliche come partner per lo sviluppo, la crescita e la valorizzazione dell’organizzazione, del business e delle persone.

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Incontrando Romanelli, una delle parole che più spesso emerge è «diversità»: dai competitor, dalle metodologie e prassi aziendali e manageriali correnti, dallo “spirito del tempo” a cui Romanelli si è spesso opposto perché le esperienze e conoscenze maturate nei mondi aziendali in oltre trent’anni lo hanno portato a vedere le cose un po’ prima degli altri e a mostrarlo ai suoi clienti: chi prima vede, fa saltare il banco.

“Quando abbiamo iniziato, le grandi organizzazioni erano ancora come navi da crociera: una navigazione lenta ma stabile. Poi, tra gli anni ’80 e ’90 è cambiata l’idea del business ed è iniziata la rincorsa alla massimizzazione del profitto e subito. Quindi, velocità, specializzazione, non più quel lento navigare, ma catamarani veloci in grado di evitare gli iceberg della complessità e della crescente competitività. Oggi le organizzazioni navigano a velocità pazzesca e hanno quindi bisogno di personale iper-specializzato a guidarle, se no il catamarano si ribalta. Il nostro logo è un boomerang: significa che il cliente riceve sempre da noi un feedback. Ma, attenzione, il boomerang, così come il catamarano, devi saperlo usare, altrimenti ti piomba addosso e ti fai male. Noi siamo a fianco del management per evitare che accada. In questi anni abbiamo aiutato decine di aziende a ristrutturarsi, a ripensare alla loro visione strategica, alla loro organizzazione aziendale e, soprattutto, alla loro cultura organizzativa, contribuendo a rafforzare la loro capacità di adattamento ai rispettivi mercati e all’ambiente in generale”.

La società ha due anime: la prima spinge sull’organizzazione, cioè sul saper progettare gli assetti più efficaci per un’azienda, la seconda sulle dinamiche psico-sociali, che si avvalgono di metodologie e approcci basati sulla psicologia del lavoro.

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“Io vengo dall’università di Bologna, dove si era formata AROC (Associazione Ricerca Organizzazione Complessa), una bella palestra per poi affrontare il mondo del lavoro. Si trattava di capire quella complessità verso cui il mondo del business si stava incanalando e importare anche in Italia studi e contributi su questo tema di studiosi mondiali”.

L’importanza della resilienza

Un’altra parola che Romanelli e il suo team ha avuto la lungimiranza e il coraggio di usare prima degli altri, già dagli anni ’90, è «resilienza».

“Allora era un tabù, – ricorda Romanelli – ma noi a metà anni 2000 abbiamo avuto l’intuizione di diventare partner esclusivi di The Hardiness Institute a Irvine California, fondato e guidato da Salvatore Maddi, un grande socio-psicologo americano di origini italiane. E oggi il progetto è stato preso in carico da Net Working che l’ha portato in Europa trasformandolo in The European Hardiness Institute e la sede è da noi in Italia. Questa metodologia parte da un assunto: le persone con determinate caratteristiche, ad esempio un alto grado di commitment, il senso della sfida, la capacità di controllo, sono più resilienti. Da qui l’individuazione di strumenti diagnostici per accertare queste attitudini. Perché sono le persone resilienti che creano organizzazioni resilienti e non viceversa. Non a caso il nostro progetto «L’organizzazione resiliente» è stato insignito nel 2020 del Costantinus International Award come miglior italiano e tra i primi tre al mondo”.

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L’approccio di Net Working individua quattro pilastri alla base di una organizzazione efficiente: la resilienza (hardiness), appunto, l’engagement, lo spirito positivo (combattere le negatività), e la disponibilità a scoprire le potenzialità personali con le relative trappole. “Anche qui il nostro approccio è distintivo. Siamo convinti che non serva tanto combattere i propri punti di debolezza ma valorizzare quelli di forza. E in questo è un aiuto la Mindfulness, una pratica meditativa, di cui io sono anche istruttore e che proponiamo alle aziende, che aiuta non solo a gestire meglio lo stress ma anche a cambiare la mentalità, il proprio setting culturale”.

La promozione dei valori attraverso forma creativi

A ben vedere resilienza, spirito di squadra, impegno sono gli stessi valori dello sport e non a caso Romanelli è stato tra i primi in Italia a portarlo in azienda, oltre 20 anni fa.

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Oggi lo propone attraverso vari format creativi, tra gli altri Sportytelling e Olympic Sportytelling, l’Accademia Sport & Management, e con attività sportive ludico-formative sul campo, ad esempio rugby canoa, basket.

Ogni disciplina ha dei valori e contenuti specifici per le esigenze di un team. Coinvolgiamo campioni e volti noti dello sport che portiamo in azienda, ma non per raccontare la loro storia e andare via. Noi realizziamo interviste mirate e trasformiamo l’esperienza dei nostri testimonial sportivi in messaggi chiave, slogan utili per l’azienda. E oggi ci avviciniamo al mondo paralimpico, che pensiamo avrà tra non molti anni una copertura mediatica analoga alle Olimpiadi e forse verranno organizzati insieme. Un primo progetto importante lo stiamo portando avanti con Federico Morlacchi, nuotatore paralimpico, che sarà con noi il 12 ottobre in Microstrategy, azienda leader nell’offerta di analytics e software in mobilità, per parlare di inclusione e diversity management. Vogliamo far capire come grazie alla voglia di scoprirsi e non mollare mai, si possano superare ostacoli e limiti anche fisici. Crediamo fermamente nel motto paralimpico: «Spirito in movimento». Come ripete spesso Morlacchi: non avessi il femore più corto di 20 cm non avrei mai vinto una medaglia olimpica.

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Scritto da Antonio Buozzi