La vicenda che ha visto contrapposti Amazon e l’autorità di controllo lussemburghese si è riaccesa dopo una sequenza di decisioni giudiziarie che hanno rimesso in discussione una sanzione da 746 milioni di euro. L’episodio riguarda elementi centrali del GDPR, come la base giuridica del trattamento e i diritti degli interessati, e offre lo spunto per valutare anche strumenti civili che riducono lo spam, come Incogni.
Per comprendere l’esito finale è utile seguire le tappe procedurali: la sanzione era stata notificata e poi impugnata dall’azienda, con ricadute sia sul piano giuridico sia sulle prassi operative in tema di pubblicità comportamentale e tutela della privacy.
Iter giudiziario e motivi dell’annullamento
La multa era stata comminata il 15 luglio 2026 dalla CNPD del Lussemburgo e Amazon aveva presentato appello il 29 ottobre 2026.
In una fase successiva il tribunale amministrativo del Lussemburgo aveva confermato la posizione del garante il 18 marzo 2026. Tuttavia la sentenza successiva della corte amministrativa ha evidenziato che l’istruttoria non era stata condotta con la dovuta approfondita analisi, chiedendo quindi di riesaminare il caso. L’autorità aveva inizialmente motivato la sanzione con la mancata osservanza della base giuridica per il trattamento dei dati destinati alle inserzioni personalizzate.
Cosa ha rilevato la corte
I giudici hanno ritenuto che la CNPD non avesse effettuato un’analisi corretta e completa delle circostanze, pertanto la decisione amministrativa è stata annullata e rimandata per una nuova valutazione. È stato inoltre rilevato che Amazon nel frattempo aveva ottemperato alle richieste del garante riguardo al trattamento dei dati, rendendo irrilevante il procedimento su alcuni punti pratici.
La situazione giurisprudenziale è stata influenzata anche da una successiva sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea citata dall’autorità come elemento da considerare nel riesame.
Violazioni contestate e impatto sulle pratiche aziendali
La CNPD aveva individuato più profili di non conformità: l’uso del legittimo interesse come presunta base giuridica per le inserzioni personalizzate (considerato non adeguato), carenze nella trasparenza, nell’informazione agli interessati e violazioni dei diritti di accesso, rettifica, cancellazione e opposizione. Questi aspetti restano centrali nel riesame che dovrà valutare anche l’eventuale negligenza nelle pratiche applicate dall’azienda.
Conseguenze pratiche
Anche se la sanzione è stata annullata a livello procedurale, l’azione della CNPD ha spinto Amazon ad aggiornare le proprie prassi in tema di pubblicità comportamentale.
Ciò significa che, indipendentemente dall’esito finale della vicenda amministrativa, gli utenti potrebbero beneficiare di regole più stringenti e di maggiori tutele sul piano operativo.
Spam, data broker e soluzioni per gli utenti
Parallelamente al dibattito sulle grandi sanzioni si è sviluppata una discussione pratica su come ridurre telefonate pubblicitarie e messaggi indesiderati. Parte del problema deriva dai data broker, soggetti che raccolgono e vendono informazioni personali (nomi, numeri di telefono, indirizzi) a scopo commerciale. Strumenti come Incogni puntano a intervenire proprio su questi archivi, inviando richieste formali per la rimozione dei dati e svolgendo controlli periodici per ridurre la ricomparsa delle informazioni.
Incogni sfrutta le normative come il GDPR in Europa e il CCPA negli Stati Uniti per esercitare i diritti degli interessati e automatizzare un processo che manualmente sarebbe lungo e complesso.
Il servizio propone diversi piani di abbonamento, con opzioni per singoli utenti e famiglie, e in determinate promozioni offre sconti tramite codici come PROTECT26.
In sintesi, la decisione di annullamento non chiude il capitolo sulle responsabilità: apre invece una nuova fase istruttoria e conferma che sia l’azione delle autorità sia le soluzioni private possono incidere sulle pratiche che alimentano lo spam e le insidie per la privacy.

