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Moratoria sul riconoscimento facciale fino al 2027: cosa cambia per cittadini e aziende

La proroga fino al 31 dicembre 2027 blocca l'uso indiscriminato del riconoscimento facciale nei luoghi accessibili al pubblico, evidenziando il ruolo del Garante e la necessità di normative più chiare

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Il Parlamento italiano ha deciso di estendere la sospensione sull’uso del riconoscimento facciale nei luoghi pubblici fino al 31 dicembre 2027, tramite un emendamento inserito nel decreto Milleproroghe. La misura, promossa dall’onorevole Riccardo Magi e sostenuta dalla Rete diritti umani digitali (che comprende organizzazioni come Amnesty International Italia, Privacy Network e altre), evita che la protezione contro l’adozione non regolamentata di queste tecnologie cada prematuramente. Si tratta di una tregua normativa pensata per dare tempo al legislatore di scrivere regole più stringenti e trasparenti.

È importante chiarire che la moratoria non equivale a un divieto totale: limita l’installazione e l’uso di strumenti di identificazione biometrica a posteriori nei luoghi accessibili al pubblico da parte di soggetti privati e impone condizioni precise per l’uso da parte delle autorità.

Nel contempo, a livello europeo, il AI Act ha stabilito restrizioni sul riconoscimento in tempo reale, entrato in vigore il 2 febbraio scorso, ma con eccezioni che sbloccano l’impiego solo dopo l’adozione di leggi nazionali dedicate, che in Italia mancano ancora.

Cosa prevede concretamente la proroga

La proroga vieta ai gestori di spazi aperti al pubblico — come supermercati, cinema o stadi — di installare sistemi con funzioni di identificazione biometrica. Per le forze dell’ordine l’impiego rimane possibile, ma subordinato al parere favorevole del Garante per la protezione dei dati personali, salvo le indagini della polizia giudiziaria nelle quali il nulla osta non è richiesto. In sostanza la norma intende impedire un uso diffuso e non regolamentato delle telecamere intelligenti, mantenendo però canali di impiego per attività investigative soggette a controllo.

Limiti per i privati

Ai soggetti privati è impedito di dotarsi di strumenti di riconoscimento che identifichino persone su immagini registrate. Questo blocco tutela la privacy e la libertà di movimento degli individui in spazi pubblici o aperti al pubblico. Un caso emblematico riguarda alcuni impianti negli stadi e in altri luoghi d’aggregazione: l’assenza di procedure chiare su tempi di conservazione, accessi ai dati e responsabilità di trattamento ha reso necessario un fermo temporaneo finché non saranno definite regole più dettagliate.

Uso da parte delle forze dell’ordine

Per le forze di polizia l’utilizzo della tecnologia è ammesso ma controllato: serve il parere del Garante per molte attività investigative, e le eccezioni rimangono limitate. La funzione real time di sistemi come Sari era stata bloccata dal Garante per la privacy, a dimostrazione di un approccio prudente.

Tuttavia, la scarsa trasparenza sull’adozione di altri strumenti in tempo reale solleva dubbi: non è chiaro se e quanto siano già operativi sistemi non dichiarati.

I rischi che giustificano la sospensione

Il tema centrale è che i sistemi di riconoscimento facciale non sono infallibili e possono avere impatti discriminatori. Studi e casi concreti dimostrano che gli algoritmi commettono errori in modo non casuale: le probabilità di falso positivo sono spesso maggiori per persone appartenenti a minoranze etniche rispetto a individui bianchi. Oltre al rischio di arresti ingiustificati — come succede in episodi drammatici documentati all’estero — c’è il pericolo che queste tecnologie diventino strumenti di controllo sociale su larga scala.

Errori algoritmici e discriminazioni

Le basi dati di addestramento e i modelli stessi possono riflettere disuguaglianze esistenti, generando bias che trasformano un problema tecnico in una questione di diritti umani.

La Rete diritti umani digitali ha chiesto, senza successo finora, che il Parlamento riceva relazioni periodiche sulle percentuali di errore dei sistemi in uso: una misura di accountability fondamentale per monitorare l’affidabilità delle tecnologie impiegate dalle istituzioni.

Cosa serve per il dopo-2027

La proroga è utile, ma non sufficiente: deve essere sfruttata per scrivere una legge organica che regoli in modo chiaro e restrittivo l’uso della biometria. Tra le priorità ci sono la definizione dei casi ammessi per l’identificazione a posteriori, criteri puntuali per la conservazione e cancellazione dei dati, meccanismi di ricorso per i cittadini e limiti netti alla clausola di sicurezza nazionale, oggi troppo ampia. La Rete continua a chiedere il divieto totale, ma anche chi propugna usi limitati dovrà impegnarsi a dettagliare procedure e tutele.

In conclusione, la moratoria fino al 31 dicembre 2027 rappresenta un’occasione per stabilire regole più rigorose e trasparenti sul riconoscimento facciale. Resta però la sfida di tradurre questa finestra temporale in norme che bilancino sicurezza e diritti fondamentali, evitando che il vuoto regolatorio si trasformi in un lasciapassare per pratiche invasive.

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Scritto da Staff

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