A oltre un mese dall’inizio delle operazioni militari nel Golfo Persico, la componente terrestre dei sistemi d’arma è tornata al centro delle strategie statunitensi. In una fase in cui portaerei, aerei stealth, droni e navi lanciamissili sono impegnati in sequenze operative complesse, è stato l’uso dell’artiglieria terrestre a guadagnare rilievo per la capacità di colpire in profondità senza ricorrere immediatamente a un grande spiegamento di truppe di terra. Questo approccio ha permesso ai comandi di ritardare, per ora, uno sbarco su larga scala e di esercitare pressione su punti logistici e infrastrutturali chiave.
Il quadro operativo ha visto la partecipazione di unità speciali, forze anfibie e reparti aviotrasportati, mentre i vertici militari hanno enfatizzato i risultati ottenuti con sistemi di lancio mobili.
L’isola di Kharg, nodo nevralgico per l’esportazione petrolifera iraniana, è stata puntata come obiettivo sensibile, e la possibilità di un’operazione terrestre per controllarne il terminal è rimasta tra le opzioni valutate. Nel contesto politico, prese di posizione pubbliche e dichiarazioni di leader hanno contribuito a rendere più visibile il dibattito su costi, obiettivi e limiti operativi.
I sistemi impiegati e le loro caratteristiche
Al centro delle operazioni ci sono i lanciatori mobili come il HIMARS, concepiti per trasportare diversi pacchetti di munizioni. L’High Mobility Artillery Rocket System è progettato per essere rapidamente ridispiegabile, anche via aerea su velivoli C-130, e per utilizzare sia i razzi a salve MLRS sia missili tattici come gli ATACMS. Gli ATACMS raggiungono una gittata fino a circa 300 chilometri e portano testate pesanti, mentre il più recente PrSM (Precision Strike Missile) offre prestazioni estese con una testata e sistemi anti-jamming volti a resistere alla guerra elettronica.
Prime impieghi e produzione
Il PrSM è stato impiegato in combattimento per la prima volta il 4 marzo, segnando un salto operativo per le capacità land-based. A fronte dei risultati dichiarati, il Pentagono ha accelerato gli ordini: il 25 marzo è stato firmato un accordo per incrementare significativamente la produzione, con l’obiettivo di quadruplicare le linee produttive. Parallelamente, è in sviluppo una versione Increment 4 che potrebbe estendere la gittata fino a 800–1.000 chilometri, mutando ulteriormente l’equilibrio operativo regionale.
Logistica, interoperabilità e limiti
I lanciatori come l’HIMARS sono pensati per l’interoperabilità: piattaforme modulabili che possono utilizzare munizionamenti diversi e operare dagli aeroporti tattici o da basi avanzate degli alleati. Paesi partner hanno acquistato esemplari per integrarsi nelle campagne congiunte, facilitando il trasporto e la manutenzione.
Tuttavia, l’efficacia pratica dipende dalla capacità di localizzare i bersagli, dalla protezione delle linee di tiro e dal supporto aereo e navale che consenta la sopravvivenza dei sistemi sul campo.
Costi e ruolo tattico
Dal punto di vista economico la scelta non è banale: un singolo colpo di ATACMS può costare tra il milione e il milione e mezzo di dollari, mentre il PrSM può arrivare a costare fino a due milioni di dollari per lancio. Per questo i pianificatori tendono a impiegare queste munizioni per azioni decisive, ad esempio per neutralizzare difese aeree mobili o per aprire corridoi operativi che consentano l’uso di munizioni più economiche come droni kamikaze o missili da crociera.
Effetti sul campo e scenari strategici
Le capacità land-based esercitano una pressione psicologica e tattica: mantenere obiettivi sotto minaccia può limitare le attività nemiche e indurle a cambiare comportamento. I video pubblicati dallo U.S. Central Command hanno mostrato l’efficacia di lanci in profondità, ma resta il fatto che colpi di precisione non equivalgono a una presenza permanente sul territorio. Per il pieno controllo sono necessarie forze a terra o elementi proxy in grado di occupare, sorvegliare e gestire infrastrutture critiche.
Nel breve-medio termine la combinazione di HIMARS, PrSM e capacità aeree rimane uno strumento cruciale per gli Stati Uniti, capace di ritardare o mitigare operazioni di terra più estese. Tuttavia, ogni uso massiccio di sistemi costosi impone scelte politiche e operative complesse: dal rischio di escalation alle difficoltà di garantire controllo territoriale duraturo, fino al bisogno, spesso inevitabile, di inserire truppe per consolidare i guadagni ottenuti con il fuoco di precisione.


