Negli ultimi mesi il Regno Unito e i suoi partner hanno rilevato attività sottomarine russe in prossimità di infrastrutture critiche sul fondale. La mobilitazione ha coinvolto pattugliamenti aerei, unità di superficie e un dispiegamento coordinato che ha portato alla fuga delle unità russe. In questo contesto la Royal Navy ha descritto le imbarcazioni osservate come un mix di un Akula da attacco e dei mezzi specialistici del gruppo noto come Gugi, progettati per operazioni a grandi profondità e per studiare o interferire con i sistemi installati sui fondali.
L’episodio mette in luce la centralità dei cavi sottomarini per le comunicazioni globali: oltre il 99% del traffico internazionale di dati transita attraverso questi collegamenti in fibra ottica. Per questo motivo il monitoraggio e la protezione di quelle rotte sono stati qualificati dalle autorità come priorità nazionale.
Alla luce delle osservazioni, il governo ha anche confermato investimenti e accordi con Paesi alleati per aumentare la sorveglianza e la resilienza delle reti sottomarine.
Cosa è emerso dall’operazione
Le forze britanniche hanno identificato un piano di attività che si è protratto per diverse settimane: un sottomarino d’attacco ha agito da diversivo mentre due mezzi del programma Gugi effettuavano rilievi in zone dove sono concentrati cavi e condotte. Le autorità hanno impiegato un frigato di classe Type 23, elicotteri Merlin e velivoli da pattugliamento marittimo P8 per tracciare i movimenti, insieme al supporto di nazioni alleate come la Norvegia. I mezzi russi, dopo essere stati individuati e seguiti, sono rientrati nei loro porti senza aver provocato danni conosciuti alle infrastrutture monitorate.
Le unità coinvolte e le loro capacità
Il gruppo osservato includeva un’unità Akula e sottomarini del programma Gugi, quest’ultimo spesso descritto come l'”underwater spetsnaz” per la sua dotazione specialistica. Queste piattaforme possono trasportare minisommergibili e bracci manipolatori in grado di operare a grandi profondità: strumenti che, in tempo di pace, servono per rilievi ma che in conflitto potrebbero essere impiegati per danneggiare cavi sottomarini o installazioni sul fondale. Anche la nave-spia Yantar è stata menzionata in precedenti avvistamenti, inclusi episodi di monitoraggio vicino alle rotte di comunicazione del Regno Unito.
Perché i cavi sottomarini sono critici
I cavi in fibra ottica collegano il Regno Unito al resto del mondo: il Paese dispone di circa 62 cavi sottomarini, di cui circa 50 sono attivi, che convergono in punti di approdo sul litorale.
Questa rete sostiene non solo l’accesso a internet ma anche i sistemi finanziari, le comunicazioni istituzionali e la continuità commerciale. La vulnerabilità è doppia: da un lato l’impossibilità di sorvegliare ogni tratto di fondo marino, dall’altro la presenza di “cluster” dove più cavi arrivano a riva, creando punti di potenziale concentrazione di rischio in caso di sabotaggio o guasti accidentali.
Casi e contesto storico
Negli anni recenti ci sono stati episodi che hanno messo in evidenza la natura concreta del rischio: attacchi e interferenze in aree come il Baltico e danni sospetti a condotte e cavi hanno spinto governi e aziende a riesaminare le contromisure. Il precedente attacco ai gasdotti Nord Stream ha mostrato come infrastrutture sottomarine possano essere bersagli strategici; analogamente, guasti o manomissioni dei cavi sottomarini possono avere impatti economici e di sicurezza duraturi.
Contromisure e investimenti
In risposta, il Regno Unito ha annunciato un pacchetto di potenziamenti della sorveglianza: un investimento aggiuntivo di £100 milioni per il supporto ai velivoli P8 dedicati al contrasto sottomarino, l’avvio del programma Atlantic Bastion per sviluppare sensori anti-sommergibile e accordi bilaterali come l’intesa denominata Luna House con la Norvegia per pattugliamenti congiunti. Le autorità sottolineano inoltre che la minaccia di imbarcazioni russe in prossimità delle acque britanniche è aumentata, con un incremento del 30% negli avvistamenti segnalati dalla Difesa.
La strategia punta sia alla deterrenza — rendere visibile il monitoraggio e la capacità di risposta — sia all’aumento della resilienza delle reti attraverso ridondanza dei percorsi e cooperazione internazionale. Mentre gli apparati difensivi si rafforzano, rimane fondamentale un approccio integrato che combini capacità navali, aeree, sorveglianza elettronica e misure civili per proteggere le arterie digitali del Paese.
