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7 Agosto 2026

Mappe di rischio incendi: open data e indici per pianificare

Una guida operativa per trasformare open data in mappe di rischio incendi utili a decisioni rapide e locali, con indici, strumenti e un flusso replicabile.

Mappe di rischio incendi: open data e indici per pianificare

I fronti di fuoco non aspettano. La combinazione di ondate di calore, siccità e venti intensi rende più probabili incendi rapidi e difficili da gestire. La buona notizia è che open data e modelli semplici consentono di costruire un quadro operativo affidabile, utile a pianificare risorse e priorità sul territorio.

Questo percorso mostra come passare da dataset meteorologici a indici di pericolo e mappe di rischio con un workflow replicabile. L’obiettivo è supportare scelte locali come sorveglianza preventiva, allocazione dei mezzi, protezione di asset critici e comunicazioni tempestive alla popolazione.

Dataset aperti: meteo, combustibile, rilievo e storici

Per stimare il pericolo servono tre pilastri. Primo: meteorologia (temperatura, umidità relativa, vento, precipitazioni). Fonti tipiche includono rianalisi ad alta risoluzione e reti di stazioni regionali, utili per calibrare le serie locali. Secondo: il combustibile (vegetazione) osservato da telerilevamento, con indici come NDVI per vigore della biomassa e NMDI per siccità. Terzo: topografia (quota, pendenza, esposizione) da modelli digitali del terreno, che influenzano la propagazione.

Completano il quadro i cataloghi storici di incendi per validare i modelli: date, perimetri e intensità consentono di testare la capacità predittiva. Integrare risoluzioni diverse richiede una griglia comune: scegliere cella, sistema di riferimento e periodo temporale, poi risamp­lare i layer per garantire coerenza spaziale e temporale.

Indici di pericolo: dalle variabili grezze a indicatori utili

Le variabili meteo diventano operative attraverso indici compositi. Il Fire Weather Index (FWI) combina temperatura, umidità, vento e precipitazioni antecedenti per stimare l’infiammabilità e la potenza del fuoco. Il Vapor Pressure Deficit (VPD) misura la domanda atmosferica di vapore: valori elevati seccano combustibili fini. Indici di siccità del suolo e stress della vegetazione, derivati da NDVI e bande nel vicino/shortwave infrarosso, aggiungono contesto sullo stato del combustibile.

Gli indici vanno calcolati su base oraria o giornaliera e poi aggregati (media, massimo, percentili) per produrre nowcast e orizzonti di breve termine. Standardizzare le scale su 0–1 consente confronti e combinazioni. Laddove mancano dati densamente campionati, è utile fondere rianalisi e stazioni locali tramite correzioni bias mantenendo tracciabilità delle trasformazioni.

Dalle mappe di pericolo alle mappe di rischio

Il pericolo descrive la probabilità che un incendio si attivi e cresca; il rischio nasce quando il pericolo incontra esposizione e vulnerabilità. A parità di condizioni meteo, una valle boscata vicino a linee elettriche, strade e abitazioni comporta impatti attesi diversi rispetto a un’area remota. Servono

Una combinazione semplice e trasparente si basa su overlay pesato pericolo (FWI/VPD), combustibile (NDVI secco), pendenza, distanza da strade e insediamenti, e densità storica di ignizioni. Pesi iniziali possono essere tarati con analisi ROC su incendi passati, poi raffinati con l’esperienza operativa. Il risultato è una mappa di rischio continuo 0–1, traducibile in classi operative tramite soglie.

Workflow replicabile in 7 passi per enti locali

  1. Definire il perimetro area di studio, stagione di riferimento, asset strategici (linee MT/AT, riserve idriche, centri abitati), metriche di performance (tempo di risposta, superficie potenziale impattata).

  2. Raccogliere i dati meteo storico e quasi-realtime, immagini multispettrali per NDVI/NMDI, DEM per pendenza/esposizione, perimetri incendi storici, layers di infrastrutture e uso del suolo. Documentare frequenza, risoluzione, licenza.

  3. Pre-processare pulizia outlier, gap-filling, regridding su una griglia comune, maschere di copertura del suolo per isolare aree combustibili; calcolo di pendenza e aspetti topografici.

  4. Calcolare indici FWI e sotto-componenti, VPD giornaliero, indicatori di secchezza da telerilevamento; derivare feature come distanza da strade/insediamenti e densità di ignizioni.

  5. Combinare e pesare normalizzare 0–1, definire pesi iniziali basati su letteratura e validarli contro eventi storici; produrre mappe di pericolo e di rischio con classi operative (basso, medio, alto, estremo).

  6. Validare sul campo confrontare allerta e pattugliamenti, raccogliere feedback di Vigili del Fuoco e strutture di Protezione Civile; ricalibrare pesi e soglie in base a falsi positivi/negativi.

  7. Automatizzare schedulare aggiornamenti giornalieri; generare report sintetici e servizi web map per sale operative e amministratori.

Strumenti: da QGIS a Python per pipeline ripetibili

Un set minimo, gratuito e robusto include QGIS per analisi e cartografia, e un ecosistema Python con xarray per dati grigliati, rasterio per raster, geopandas per vettoriali. Per il calcolo di indici meteo si sfruttano librerie meteo-climatiche; per immagini satellitari, workflow su stack cloud o piattaforme di elaborazione remota riducono tempi di download.

L’adozione di notebook versionati e file di configurazione (pesi, soglie, URL) rende il processo riproducibile. Un data catalog interno con metadati su origine, aggiornamento e qualità evita ambiguità tra team e turni operativi, facilitando audit e miglioramenti continui.

Dalle mappe alle decisioni: soglie operative e piani d’azione

Le classi di rischio devono attivare azioni chiare: con rischio alto intensificare sorveglianza in corridoi di vento e lungo viabilità; con rischio estremo predisporre mezzi nelle aree prioritarie, sospendere lavori a caldo, inviare messaggi mirati alle frazioni esposte. Le mappe guidano anche la prevenzione stagionale: fasce tagliafuoco in crinali ripidi, manutenzione vegetazione sotto linee elettriche, verifiche di accessi per mezzi antincendio.

Per gli asset pubblici e privati, l’integrazione nel catasto dei rischi consente di quantificare benefici attesi: riduzione dei tempi di primo attacco, minori superfici percorse dal fuoco, protezione di habitat e infrastrutture. Aggiornare periodicamente indici, pesi e soglie mantiene allineato il sistema alle condizioni climatiche emergenti.

Autore

Andrea Innocenti

Andrea Innocenti ha coordinato dall'estero il rientro di una cronista napoletana durante una crisi diplomatica, gestendo contatti con consolati; è corrispondente esteri che definisce linee editoriali sulla geopolitica. Nato a Napoli, parla dialetto locale e mantiene rapporti con ONG partenopee.