Negli ultimi mesi, l’aeroporto internazionale di Milano Malpensa ha registrato un significativo calo del traffico cargo. Sono stati persi oltre trenta voli in sole tre settimane. Questo cambiamento è stato provocato dall’introduzione di una tassa di due euro sui pacchi provenienti da paesi al di fuori dell’Unione Europea, entrata in vigore il primo gennaio 2026. Secondo fonti ufficiali dell’Agenzia delle dogane, le spedizioni di pacchi dal valore inferiore ai 150 euro sono diminuite del 40% rispetto all’anno precedente.
Motivi del crollo del traffico cargo
La tassa sui pacchi è stata introdotta nell’ambito della Legge di Bilancio, con l’intento di generare entrate e contrastare le piattaforme di e-commerce cinesi come Temu, Shein e AliExpress. Tuttavia, queste piattaforme sono riuscite a eludere la tassa spostando le loro spedizioni verso paesi come Belgio, Germania e Ungheria, dove tale tassa non è in vigore.
Una volta sdoganati in questi paesi, i pacchi vengono poi trasportati in Italia via camion, aggirando di fatto il nuovo tributo.
La normativa europea e le sue implicazioni
Per comprendere le dinamiche in atto, è fondamentale chiarire la differenza tra il dazio europeo e il contributo nazionale. Ogni anno, milioni di pacchi a basso costo arrivano in Europa dalla Cina, approfittando di esenzioni doganali grazie alla normativa comunitaria. Nel 2026, la Commissione europea ha riportato che 4,6 miliardi di pacchi, di cui il 91% provenienti dalla Cina, sono entrati nell’Unione senza pagare dazi. Questo ha creato una situazione di concorrenza sleale per i produttori locali, in particolare nel settore della moda.
Di fronte a questa problematica, l’Unione Europea ha deciso di abolire l’esenzione doganale per i pacchi sotto i 150 euro e di introdurre un dazio di tre euro, che entrerà in vigore dal primo luglio 2026 per tutti i 27 stati membri.
Questo intervento mira a dare tempo ai vari paesi di adattare le loro procedure doganali, evitando disguidi e ritardi.
Le scelte strategiche dell’Italia
La scelta di introdurre anticipatamente la tassa sui pacchi è stata dettata da ragioni economiche e politiche. Durante l’approvazione della Legge di Bilancio del 2026, il governo italiano ha deciso di eliminare la tassa sui dividendi finanziari, generando un buco di bilancio che è stato cercato di colmare proprio con il nuovo contributo sui pacchi. L’obiettivo era duplice: recuperare risorse per il governo e affrontare la concorrenza dei marketplace cinesi, che inviano un volume consistente di pacchi a basso costo in Italia.
Le conseguenze per il mercato e le aziende
Il drastico calo del traffico cargo ha sollevato preoccupazioni tra le aziende locali, che dipendono dai trasporti internazionali per la loro attività.
La difficoltà di ricevere pacchi a costi competitivi potrebbe influenzare negativamente i consumatori, che vedranno aumentare i prezzi dei prodotti a causa delle nuove spese di trasporto.
L’introduzione della tassa sui pacchi ha avuto un impatto immediato e profondo sull’industria del cargo a Malpensa, evidenziando la complessità delle politiche doganali e le sfide della concorrenza globale. Le aziende italiane si trovano ora a dover affrontare un contesto in continua evoluzione, con la speranza che le future decisioni politiche possano riequilibrare il mercato.

