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L’industria bresciana del settore automotive: attesa per le nuove normative e opportunità di sviluppo

L'industria bresciana si sta preparando a una potenziale revisione delle normative nel settore automotive, il che potrebbe avere impatti notevoli sul futuro dell'economia locale.

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In un periodo di grande attesa e incertezza, l’industria bresciana, in particolare quella legata all’automotive, si prepara a ricevere novità normative che potrebbero ridefinire il suo futuro. Con la prossima presentazione di un nuovo pacchetto di sostegno per il settore, le aziende locali riflettono sulle implicazioni del Fit for 55, un insieme di regole parte del più ampio Green Deal europeo. Questo pacchetto prevede, tra le altre cose, il bando della produzione di motori a combustione interna entro il 2035. Tuttavia, recenti sviluppi suggeriscono che la normativa potrebbe essere rivista, consentendo l’uso di motori a combustione di nuova generazione per raggiungere una riduzione delle emissioni inquinanti del 90% anziché del 100%.

Il dibattito normativo

Il tema è stato al centro della discussione durante il tradizionale pranzo di fine anno organizzato da Confindustria Brescia per i rappresentanti della stampa.

Paolo Streparava, presidente di Confindustria Brescia, ha commentato che, qualora la Commissione europea decidesse di rivedere il bando sui motori endotermici, si tratterebbe di una vittoria per entrambe le parti: sia tedesca che italiana. Tuttavia, ha anche sottolineato che il ritorno ai livelli produttivi pre-pandemia appare improbabile, un dato che non può essere ignorato.

Il ruolo delle istituzioni locali

Streparava ha messo in evidenza l’importante lavoro svolto dall’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Guido Guidesi, il quale guida il cluster europeo per il settore automobilistico in questo periodo cruciale. La revisione del Fit for 55 è di vitale importanza per la competitività della filiera industriale bresciana, attualmente fortemente dipendente dalle forniture per l’industria automobilistica tedesca.

Le sfide del settore automotive

Streparava ha avvertito che non solo il settore della componentistica è sotto pressione, ma anche gran parte dell’industria dei beni strumentali, in particolare le macchine utensili. Queste realtà produttive devono affrontare un futuro incerto, in cui il ReArm Europe, il piano di difesa militare europeo proposto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, non sembra rappresentare un’opzione praticabile per la riconversione industriale.

Il rischio della riconversione

Secondo il presidente di Confindustria Brescia, è illusorio pensare che la filiera automotive possa essere rapidamente riconvertita per accogliere nuove commesse militari europee. Inoltre, è irrealistico tentare di sviluppare una catena di approvvigionamento per il settore aerospaziale in una regione dove già esiste un distretto specializzato nelle tecnologie spaziali, come quello vicino a Varese.

La questione energetica

Un altro tema cruciale toccato da Streparava è quello dell’energia. La sperimentazione di nuovi reattori nucleari è vista come un’opportunità per sviluppare una nuova filiera industriale. Tuttavia, il presidente ha avvertito che ci vorranno anni, se non decenni, prima che questi impianti possano avere un impatto significativo sul mix energetico necessario per le fabbriche bresciane. La sfida attuale consiste nel ridurre i costi energetici, che attualmente sono superiori del 44% rispetto alla media europea e addirittura dell’80% rispetto alla Francia.

Le ripercussioni delle politiche commerciali

Infine, Streparava ha analizzato le conseguenze delle politiche protezionistiche adottate dagli Stati Uniti sull’economia bresciana. Ha evidenziato che il mercato americano riconosce i costi aggiuntivi derivanti dai dazi, dimostrando così quanto sia importante il made in Brescia anche per gli USA.

Questa situazione evidenzia la necessità di rimanere competitivi e di adattarsi rapidamente a un contesto economico in continua evoluzione.

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Scritto da Staff

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